Yemen: l’Onu chiede agli Houthi di rilasciare l’imbarcazione emiratina

Pubblicato il 14 gennaio 2022 alle 10:06 in Emirati Arabi Uniti Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato le milizie di ribelli Houthi a rilasciare un’imbarcazione battente bandiera emiratina, soprannominata “Rawabi”, sequestrata dalla sera del 2 gennaio scorso. Secondo quanto specificato da Abu Dhabi, a bordo vi sono 11 membri di diversa nazionalità.

La notizia è stata riportata oggi, venerdì 14 gennaio, dall’emittente al-Arabiya, la quale ha fatto riferimento a una bozza di dichiarazione in cui l’organo onusiano ha, da un lato, condannato gli attacchi perpetrati contro navi al largo delle coste yemenite e, dall’altro lato, ha sottolineato l’importanza di preservare la libertà di navigazione. Particolare condanna è stata poi espressa per la detenzione di “Rawabi”, invitando gli Houhti a rilasciare l’imbarcazione e il suo equipaggio.

La dichiarazione del Consiglio di Sicurezza è giunta dopo che, il 9 gennaio, la rappresentante degli Emirati Arabi Uniti (UAE) alle Nazioni Unite, Lana Nusseibeh, ha confermato che “Rawabi”, una nave cargo civile noleggiata da una società saudita, stava trasportando attrezzatura medica utilizzata in un ospedale da campo allestito sull’isola di Socotra, e stava navigando su rotte internazionali nel momento in cui è stata bloccata. È stata la stessa Nusseibeh a specificare che l’equipaggio, rapito dalle milizie sciite, è composto da 11 individui provenienti da diversi Paesi, tra cui India, Etiopia, Indonesia, Myanmar e Filippine. Nel condannare l’episodio, in una lettera indirizzata al Consiglio di Sicurezza, la rappresentante emiratina ha poi invitato il gruppo sciita a rilasciare immediatamente l’imbarcazione. Parallelamente, il governo di Abu Dhabi ha affermato che il caso “Rawabi” non è il primo e che gli Houthi hanno più volte sequestrato imbarcazioni nelle acque del Mar Rosso. A detta degli UAE, sono state almeno 3 le navi mercantili intercettate e detenute dal gruppo sciita, mentre altre 13 sono state prese di mira con mine e barchini esplosivi. Tali atti “di pirateria”, per il Paese del Golfo, contraddicono le norme del Diritto internazionale e mettono a repentaglio la libertà e la sicurezza della navigazione e del commercio marittimo internazionale nel Mar Rosso.

Le dichiarazioni di Abu Dhabi sono giunte circa una settimana dopo l’annuncio del sequestro di Rawabi, dato dal portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, il quale, il 3 gennaio, ha dichiarare che l’imbarcazione era partita dall’isola di Socotra ed era diretta al porto saudita di Jizan, a Nord dello Yemen, quando è stata attaccata alle 23:57 tra il 2 e il 3 gennaio. “Le milizie Houthi devono rilasciare immediatamente l’imbarcazione, o le forze della coalizione adotteranno tutte le misure necessarie a rispondere a tale violazione” ha affermato al-Maliki, minacciando altresì l’uso della forza. È stato lo stesso portavoce a riferire che l’imbarcazione trasportava ambulanze, forniture mediche, tende, dispositivi per la comunicazione e una cucina da campo, oltre ad altri accessori volti al funzionamento dell’ospedale da campo precedentemente allestito sull’isola di Socotra. Per il portavoce, quanto accaduto, definito un “atto di pirateria”, costituisce una minaccia alla libertà di navigazione e al commercio marittimo internazionale nel Sud del Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandeb, oltre che una violazione del Diritto internazionale umanitario e di altre convenzioni internazionali. Pertanto, gli Houthi verranno ritenuti responsabili dei crimini commessi.

Da parte loro, gli Houthi, tramite un proprio portavoce militare, Yahya Sarea, hanno giustificato la mossa dichiarando che l’imbarcazione sequestrata, in realtà, trasportava attrezzatura di tipo militare ed è entrata nelle acque yemenite senza autorizzazione, commettendo una flagrante violazione. Come affermato dal portavoce su proprio account Twitter, la nave, il cui equipaggio sarebbe formato da individui di diversa nazionalità, avrebbe compiuto “azioni ostili”, minando la sicurezza e la stabilità del popolo yemenita. Alla luce di ciò, la coalizione è stata esortata a non rispondere con la forza o attraverso azioni “folli”. Parallelamente, un altro portavoce del gruppo sciita, Abdusalam Salah, ha parlato di un sequestro avvenuto “con successo”, il quale rappresenterebbe una risposta legittima al perdurante assedio della coalizione in Yemen.

In tale quadro, anche l’India si è detta profondamente preoccupata per la detenzione di Rawabi, con a bordo 7 individui provenienti dal proprio Paese. “Esortiamo gli Houthi a rilasciare immediatamente i membri dell’equipaggio e la nave” ha affermato l’inviato indiano alle Nazioni Unite, T S Tirumurti, il 12 gennaio, evidenziando anch’egli il timore che episodi di tal tipo possano compromettere la sicurezza marittima della zona interessata e aggravare le tensioni tuttora in corso in Yemen e nella regione. Il Ministro degli Esteri indiano ha poi riferito di essere in contatto con la compagnia di navigazione che gestisce Rawabi e di aver avuto notizie positive sullo stato dei propri connazionali.

Quanto accaduto al largo di Hodeidah rappresenta il primo episodio di tal tipo commesso dai ribelli dallo scoppio del conflitto civile in Yemen, il cui inizio si fa risalire al 21 settembre 2014, data del colpo di Stato e della presa di Sanaa. Nel corso degli anni, gli Houthi si sono limitati ad attaccare le imbarcazioni militari straniere, perlopiù legate alla coalizione guidata da Riad, senza, però, sequestrarle. A tal proposito, anche nel corso del 2021, l’alleanza internazionale, di cui fanno parte anche gli UAE, ha più volte dichiarato di aver monitorato movimenti e attività “ostili” condotte dai ribelli Houthi nel Mar Rosso meridionale, per mezzo di imbarcazioni cariche di trappole esplosive. Non da ultimo, la dichiarazione di al-Maliki del 3 gennaio è giunta poche ore dopo la notizia diffusa dallo United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), servizio della marina militare britannica che si occupa di informazioni relative alla sicurezza della navigazione, circa un possibile attacco contro un’imbarcazione nei pressi del porto di Ras Isa, anch’esso situato sulla costa occidentale yemenita.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.