Tunisia: i cittadini sfidano il presidente e scendono in piazza

Pubblicato il 14 gennaio 2022 alle 16:19 in Africa Tunisia

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Nonostante il divieto di manifestare per la giornata di oggi, venerdì 14 gennaio, gruppi di manifestanti tunisini sono scesi in piazza in occasione dell’anniversario della Rivoluzione dei Gelsomini, termine con cui si fa riferimento alla mobilitazione che, nel 2011, ha provocato la caduta dell’ex presidente Zine el-Abidine Ben Ali.

Uno dei motivi alla base del divieto di manifestare, sia all’aperto sia al chiuso, per un periodo di due settimane, è da collegarsi alla pandemia di Covid-19 e al timore di una risalita della curva dei contagi. Tuttavia, la misura, considerata di natura politica e un ostacolo alla libertà di manifestare, non ha impedito ai “Cittadini contro il colpo di Stato” di radunarsi. La situazione nelle strade della capitale è stata definita tesa. Le forze dell’ordine sono state mobilitate sin dalle prime ore del mattino, erigendo barricate e cordoni di sicurezza nel centro di Tunisi, così da impedire ai cittadini di raggiungere i luoghi dove avevano previsto di radunarsi. Decine di auto della polizia si sono posizionate nei pressi dell’avenue Habib Bourguiba e hanno utilizzato cannoni ad acqua per disperdere la folla. Diverse fonti, poi, hanno riferito che un certo numero di manifestanti è stato arrestato poco prima dei disordini. Alcuni di questi, erano in possesso di “droni”.

Nonostante il forte dispiegamento delle forze di sicurezza, sono decine i tunisini che sono riusciti a raggiungere il centro della capitale. Da parte loro, gli agenti sono stati visti impiegare gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti in via Mohammed V. I tunisini scesi in piazza oggi sono gli esponenti di quel movimento soprannominato “Cittadini contro il colpo di Stato”, i quali si oppongono alle misure “straordinarie” adottate dal presidente tunisino, Kais Saied, dal 25 luglio 2021, e chiedono una sua adesione al percorso di transizione democratica intrapreso a seguito della Rivoluzione del 2011. I manifestanti hanno denunciato una violazione di diritti e libertà, nel quadro di un regime prossimo alla dittatura, e hanno chiesto il rispetto dei diritti umani e della Costituzione. Tra i diversi provvedimenti adottati negli ultimi mesi, il capo di Stato ha altresì deciso, il 2 dicembre 2021, di spostare la data per le celebrazioni dell’anniversario della Rivoluzione dei Gelsomini, dal 14 gennaio del 2011 al 17 dicembre del 2010, giorno in cui le proteste sono iniziate. Tuttavia, per gli oppositori di tale decisione, “il 14 gennaio appartiene ai tunisini e non può essere cancellato”. Per il movimento Ennahda, poi, si tratta di uno dei momenti storici, che ha segnato una conquista del popolo in materia di diritti e libertà, tra cui la libertà di manifestare ed esprimere opinione, “in risposta alla dittatura emergente”.

I provedimenti emanati a luglio 2021 hanno consentito a Kais Saied di rafforzare la presa di potere sulla nazione. Nello specifico, dopo mesi di crisi politica ed economica, il capo di Stato ha licenziato il governo, sospeso il Parlamento e avviato un’ampia pulizia interna degli apparati statali. A settembre, ha ulteriormente rafforzato la sua presa politica concentrando su di sé i poteri esecutivi, annunciando di voler governare per decreto durante un periodo di misure eccezionali e promettendo, in futuro, un dialogo per promuovere ulteriori cambiamenti. Successivamente, il 14 dicembre, Saied ha infine dichiarato che il Parlamento sarebbe rimasto congelato fino a nuove elezioni, previste per il 17 dicembre 2022 e ha annunciato una “consultazione popolare” di 11 settimane per produrre “progetti di riforme costituzionali e di altro tipo”, prima di un referendum su una nuova Costituzione, programmato per il 25 luglio 2022. Nonostante le diverse critiche mosse contro il capo di Stato, quest’ultimo sembra godere ancora di consensi, pari a circa il 72%, stando a quanto emerso dagli ultimi sondaggi.

Uno degli ultimi episodi che ha rischiato di ledere l’immagine del presidente riguarda l’arresto di Noureddine Bhair, uno dei maggiori rappresentanti del partito Ennahda, di orientamento islamico moderato, accusato di favorire le attività di sospetti terroristi fonrendo passaporti e documenti illegali. A tal proposito, anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR), l’11 gennaio, ha espresso preoccupazione per quanto verificatosi il il 31 dicembre, data in cui Ennahda, che attualmente costituisce il partito con il maggior numero di seggi nel Parlamento tunisino, ha affermato che agenti in borghese hanno portato Bhairi e sua cognata, l’avvocato Said al-Akrami, verso una destinazione sconosciuta. Successivamente, dal 2 gennaio, Bhairi, 63enne in condizioni di salute già precarie, è stato trasferito in ospedale, dopo aver intrapreso uno sciopero della fame. Tra gli individui posti agli arresti domiciliari vi è stato anche un funzionario della sicurezza, Fathi al-Baladi, che nel 2011 ha lavorato come consigliere dell’ex ministro degli Interni, Ali Larayedh, anch’egli tra i maggiori esponenti del movimento islamista.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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