Libia: la competizione di Egitto e Turchia in Tripolitania e Cirenaica

Pubblicato il 14 gennaio 2022 alle 12:32 in Egitto Libia Turchia

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Il Cairo ha ospitato un incontro a cui hanno preso parte diversi leader di fazioni militari e tribù della Libia orientale, alla presenza di Saddam Haftar, figlio del generale e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar.

La notizia è stata riportata dal quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, il quale cita “fonti egiziane vicine al comitato egiziano interessato alla questione libica”. Il capo del comitato egiziano, Ayman Badie, ha presieduto l’incontro, a cui hanno partecipato anche il capo dell’intelligence generale egiziana, Abbas Kamel. L’obiettivo del meeting, secondo la fonte, è stato quello di riaffermare le relazioni bilaterali oltre al ruolo egiziano nella Libia orientale.

Come precisato dal quotidiano, le consultazioni egiziane con alcune componenti della regione orientale, guidate dai leader delle fazioni militari, mirano a unificare le posizioni alla luce degli sforzi internazionali per concordare una nuova data per lo svolgimento delle elezioni libiche, precedentemente prevista per il 24 dicembre. In particolare, riporta Al-Araby Al-Jadeed, il Cairo sta rafforzando la propria posizione al fine di garantire il controllo sulla Cirenaica e sui diversi gruppi locali, in cambio del controllo della Turchia sulla Tripolitania, dove l’Egitto sta a lavorando per infiltrarsi.

Tale infiltrazione starebbe avvenendo attraverso l’invio di Libia un gran numero di lavoratori egiziani, in coordinamento con il Governo di Unità Nazionale (GNU) libico. Non a caso, il Ministero del Lavoro egiziano, il 30 dicembre, ha annunciato che, nell’arco dei prossimi due anni, circa 2 milioni di lavoratori egiziani andranno in Libia per aiutare le autorità locali nella ricostruzione del Paese. Secondo il ministro del Lavoro libico, Ali Al-Abed, che i lavoratori egiziani sono iniziati ad arrivare già dal mese di novembre 2021. Un altro obiettivo dell’Egitto, al fine di accrescere la propria influenza in Tripolitania, è quello di accelerare l’impiego di cittadini egiziani nelle agenzie governative libiche.

Di contro, la Turchia sta accrescendo sempre di più i legami economici con la Libia. Il presidente del Libyan-Turkish Business Council, Murtaza Karanfil, l’8 gennaio, ha reso noto che le esportazioni turche in Libia, nel 2021, hanno raggiunto i 2,44 miliardi di dollari, segnando un aumento del 64,9% rispetto al 2020. Karanfil ha spiegato che la Libia rappresentava l’1,06% del totale delle esportazioni turche a livello globale, aggiungendo che c’è stata una rapida accelerazione nelle relazioni bilaterali dopo la firma dell’accordo tra i due paesi per le aree di giurisdizione marittima del 27 novembre 2019. La Turchia risulta altresì essere in prima linea nella gestione dei progetti di ricostruzione libici, in cui mercato ha un valore di circa 111 miliardi di dollari, superando i concorrenti italiani, cinesi e francesi.

Il Cairo teme che Ankara anticipi le mosse egiziane stringendo un accordo con gli Emirati Arabi Uniti nella Libia orientale, per affermare la presenza turca ufficiale proprio al confine con l’Egitto. Lo scorso novembre, l’incontro tra al-Nahyan ed Erdogan ha costituito una svolta nelle relazioni tra Ankara e Abu Dhabi, rivali in Medio Oriente e in Nord Africa da ormai un decennio.

Le tensioni sono legate alle diverse posizioni politiche: mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan sostiene la Fratellanza Musulmana, gli Emirati Arabi Uniti, dal 2014, la considera un’organizzazione terroristica. Per tale ragione, la Turchia e gli Emirati hanno appoggiato fazioni opposte in diversi teatri di conflitto, tra cui in Libia, dove Ankara ha sostenuto l’ex governo di Tripoli, mentre Abu Dhabi ha sostenuto il generale Haftar insieme all’Egitto e all’Arabia Saudita, altri due Stati del blocco “anti-Fratellanza Musulmana”.

L’invito di Saddam Haftar in Egitto è giunto dopo una visita improvvisa di quest’ultimo in Turchia, a metà dicembre, con il coordinamento degli Emirati Arabi Uniti, e dopo che il vice primo ministro del governo libico e affiliato alla regione orientale, Hussein Al-Qatrani, ha invitato l’ambasciatore turco in Libia, Kenan Yilmaz, a visitare la regione orientale del Paese, mentre quest’ultimo ha sottolineato la necessità di riattivare la rappresentanza consolare nella città di Bengasi. Durante l’incontro, l’ambasciatore turco ha sottolineato la volontà del suo Paese di “sostenere gli sforzi politici in Libia, ascoltando tutti i punti di vista di tutti i partiti politici”.

Nel frattempo, 15 membri del Camera dei Rappresentanti di Tobruk hanno chiesto la nomina di un nuovo primo ministro per formare un “governo tecnocratico”, esortando altresì la sospensione dei lavori del premier del GNU, Abdulhamid Dbeibah. La dichiarazione dei 15 parlamentari accusa Dbeibah di “manomissione e corruzione”, e chiede l’avvio di un’indagine da parte del procuratore generale su tutti i reati e trasgressori dell’esecutivo. Nello specifico, i compiti richiesti all’eventuale governo tecnocratico sono le disposizioni di sicurezza per revocare lo stato di forza maggiore, l’unificazione delle istituzioni, la fine delle sofferenze del popolo libico e la lotta contro la corruzione, per preparare la Libia a tenere elezioni il prima possibile.

I deputati che hanno firmato la dichiarazione sono: Jibril Ouhaida, Talal Al-Mihoub, Adel Mouloud Mahfouz, Ahmed Al-Sharif, Adam Boukhra, Asma Al-Khouja, Tariq Al-Jarushi, Salem Guenidi, Ramadan Shanbash, Abdel-Moneim Al- Arfi, Ibtisam Al-Rubai, Jaballah Al-Shaibani, Nasser Al-Naas e Muhammad bin Khalil e Bashir Red.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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