La Siria aderisce alle Nuove Vie della Seta

Pubblicato il 14 gennaio 2022 alle 13:58 in Cina Siria

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L’ambasciatore cinese in Siria, Feng Biao, e il direttore dell’Agenzia per la Pianificazione e la Cooperazione Internazionale siriana, Fadi Khalil, hanno firmato il Memorandum d’intesa sulla cooperazione per le Nuove Vie della Seta, a nome dei rispettivi governi, il 12 gennaio a Damasco.

Durante la cerimonia della firma, Feng si è congratulato con la Siria per essere diventato un nuovo membro della “grande famiglia per la realizzazione congiunta delle Nuove Vie della Seta”. L’ambasciatore cinese ha sottolineato che la firma del memorandum d’intesa contribuirà ad approfondire la cooperazione fattiva tra i due Paesi nel quadro di nuove condizioni storiche. Oltre a questo, l’intesa favorirà la realizzazione dell’iniziativa delle Nuove Vie della Seta e la “strategia verso est” proposta dal presidente siriano, Bashar al-Assad, nonché la futura partecipazione della Cina alla ricostruzione economica della Siria. Khalil ha affermato che le relazioni tra i due Paesi hanno una lunga storia, aggiungendo che Aleppo e Palmira un tempo erano importanti città sull’antica Via della Seta. La partecipazione della Siria all’iniziativa cinese rafforzerà la cooperazione amichevole tra le parti in settori quali le infrastrutture e l’energia elettrica e promuoverà anche la cooperazione tra la Siria e i Paesi limitrofi. La decisione di partecipare al progetto cinese è arrivata in seguito ad un dialogo tra il presidente siriano Assad e il suo omologo cinese Xi del 5 novembre scorso.

L’iniziativa delle Nuove Vie della Seta è stata lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, è uno dei cardini della sua politica estera e ha l’obiettivo di creare connessioni economiche via terra e via mare tra la Cina e il mondo. Nell’ambito dell’iniziativa, aziende e istituzioni finanziarie cinesi finanziano strade, porti, infrastrutture Internet e altro in tutto il mondo. Vari Paesi in Africa, Asia, Europa e America Latina stanno partecipando con vari gradi di coinvolgimento. In Medio Oriente, tra i Paesi che vi hanno aderito vi sono l’Arabia Saudita, l’Iran e la Turchia.

La Siria e la Cina hanno strette relazioni. Tra le ultime visite diplomatiche, il 17 agosto scorso, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si era recato in Siria dove aveva incontrato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, e il suo omologo, Walid al-Mouallem. Wang aveva ribadito il sostegno di Pechino per Assad e aveva avanzato una proposta per risolvere la crisi siriana. Wang è stato il primo rappresentante di un governo estero ad essere accolto da Assad in seguito alla sua rielezione del 26 maggio scorso, vinta con il 95,1% delle preferenze.

 In Siria è tutt’ora in corso un conflitto interno scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano Assad. Ad oggi, le forze governative controllano la maggior parte del territorio nazionale e la regione di Idlib è l’ultima porzione di territorio sotto il controllo dei ribelli. Damasco, appoggiata da Russia, Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah, sta combattendo per ripristinare il proprio controllo anche su tale area. Sul fronte opposto, parte dei ribelli riceve sostegno della Turchia.

Come constatato da The Diplomat, avere accesso a capitali esteri sarebbe vitale per la ricostruzione siriana, poiché è altamente improbabile che le fonti interne siano sufficienti. Nel 2017, la Banca Mondiale aveva calcolato che l’economia siriana si era ridotta di 226 miliardi di dollari tra l’inizio della guerra nel 2011 e il 2016, il doppio del PIL totale del Paese. In tale quadro, le stime più alte calcolano che l’assistenza russa e iraniana si attestino rispettivamente a 7 miliardi e 23 miliardi di dollari, e, anche se tali cifre dovessero essere mantenute nella fase post bellica, potrebbero comunque non essere sufficienti. Per questo motivo, la Cina sarebbe diventata un partner ambito per Damasco, anche alla luce del fatto che altre forme di capitale estero, anche occidentale, potrebbero non pervenire finché Assad rimarrà al potere.  Oltre ad aver da tempo manifestato l’interesse ad unirsi al progetto delle Nuove Vie della Seta, alcuni funzionari siriani hanno cercato di attirare gli investimenti cinesi in una serie di progetti, tra cui la costruzione di un’autostrada Nord-Sud-Est, il riqualificazione dei porti di Latakia e Tartus, e la costruzione di ferrovie, una nella regione di Damasco e l’altra che collegherebbe il porto libanese di Tripoli.

Tuttavia, The Diplomat ha anche sottolineato che, il commercio e gli investimenti tra Cina e Siria sono stati generalmente modesti, anche prima del 2011. Da allora, poi, non sono cresciuti in modo sostanziale. Nel 2015 Huawei ha espresso interesse a ricostruire il sistema di telecomunicazioni siriano e nel 2017 la Cina ha promesso 2 miliardi di dollari per aiutare a sviluppare infrastrutture e parchi industriali. Tali cifre si aggiungono ai 60 milioni di dollari che la Cina ha fornito in varie forme di assistenza umanitaria durante la guerra. Al momento, in Medio Oriente, le attività commerciali cinesi riguardano soprattutto il Golfo, con particolare riferimento ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran.  Dal punto di vista degli investimenti, poi, la guerra siriana non è ancora giunta alla fine, parti del Paese rimangono al di fuori del controllo di Assad e ci sono truppe straniere sul territorio siriano, comprese le forze turche e americane. Per questo, gli investitori cinesi potrebbero diffidare della continua volatilità della situazione. Un altro rischio è l’impatto che potrebbero avere le sanzioni internazionali. La Siria è soggetta ad un’ampia gamma di sanzioni e gli Stati Uniti hanno mostrato la volontà di farle rispettare. Ciò ha incentivato alcune istituzioni finanziarie a evitare il coinvolgimento nel Paese, comprese alcune banche di Hong Kong.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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