Arabia Saudita: il principe per la prima volta in Qatar dalla fine del blocco

Pubblicato il 9 dicembre 2021 alle 10:23 in Arabia Saudita Qatar

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La terza tappa del tour nel Golfo del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, è stata rappresentata dal Qatar. Quella a Doha è stata la prima visita per l’erede al trono dalla fine della cosiddetta “crisi del Golfo”.

Il tour di bin Salman ha avuto inizio il 6 dicembre. Dopo essersi recato nel Sultanato dell’Oman e negli Emirati Arabi Uniti (UAE), il principe ereditario è giunto a Doha, l’8 dicembre. La prossima tappa, invece, sarà il Bahrein. Ad accogliere bin Salman è stato l’emiro qatariota, Tamim bin Hamad al-Thani, il quale ha affermato che i rapporti di cooperazione e fratellanza che uniscono il proprio Paese all’Arabia Saudita si basano su “basi solide”, oltre che su una storia e un destino comuni. Tali parole, riportate sul proprio account Twitter, sono state pronunciate a margine della sesta riunione del Consiglio di coordinamento tra i due Paesi del Golfo e di un incontro bilaterale, svoltosi l’8 dicembre stesso.

In tale ultima occasione, i due interlocutori hanno discusso di relazioni bilaterali tra Doha e Riad e delle modalità per rafforzarle ulteriormente. Inoltre, particolare attenzione è stata rivolta alla necessità di incoraggiare una “azione araba congiunta” tra i Paesi del Golfo, con l’obiettivo di garantire sicurezza e stabilità nella regione. Si tratta di una questione discussa anche durante i colloqui tra Riad e Abu Dhabi, durante i quali è stato sottolineato che la stabilità regionale rappresenta uno dei pilastri per lo sviluppo e il progresso degli Stati del Golfo.

Il tour di Bin Salman si sta svolgendo a poche settimane dal vertice dei leader dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), nella sua quarantaduesima sessione, previsto per dicembre a Riad. Alla luce di ciò, alcuni analisti credono che il viaggio del principe ereditario miri a sanare le divergenze e a rafforzare i legami di cooperazione tra i sei Paesi membri dell’organizzazione. Il meeting dell’8 dicembre, poi, si è svolto a circa undici mesi di distanza dalla dichiarazione di al-Ula. Quest’ultima, il 5 gennaio scorso, ha messo fine alla cosiddetta crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, data in cui Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain hanno imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, a seguito delle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Da quel momento, i quattro Paesi avevano chiuso i loro confini marittimi, terrestri e aerei con il Qatar. Doha, da parte sua, ha ripetutamente negato le accuse nei suoi confronti e ha più volte affermato che non vi era “alcuna giustificazione legittima” per la rottura dei rapporti.

La dichiarazione di al-Ula ha dato nuovo slancio ai rapporti tra i membri del GCC. In tale quadro, Riad ha svolto un ruolo rilevante nella distensione delle tensioni tra il Qatar e i Paesi fautori dell’embargo. Già a dicembre 2020, il Regno aveva ribadito il suo impegno all’unità del Consiglio di Cooperazione del Golfo, aprendo la possibilità ad un atteggiamento distensivo nei confronti del Qatar. Il 27 dicembre, durante un incontro virtuale, i ministri degli Esteri dei Paesi del GCC avevano affermato di voler rafforzare la cooperazione e superare le divergenze con Doha. Poco prima, il 23 dicembre, il ministro degli Esteri qatariota aveva dichiarato che non vi era più alcun ostacolo alla risoluzione della crisi e che si era arrivati ad “una svolta” nel processo di riconciliazione.

A seguito dell’incontro di al-Ula, l’11 gennaio, Riad ha accolto il primo aereo proveniente dal Qatar, mentre nella stessa giornata ha avuto luogo il decollo di un aereo della Saudi Airlines in direzione Doha. Il quadro del riavvicinamento tra Doha e Riad comprende anche la visita dell’emiro del Qatar, al-Thani, del 10 maggio scorso, oltre che l’arrivo dell’ambasciatore saudita a Doha, il principe Mansour bin Khalid bin Farhan, il 21 giugno.

Secondo alcuni, il cambiamento mostrato dal Regno saudita nell’ultimo anno è dovuto, da un lato, a un’apparente mancanza di entusiasmo da parte dell’amministrazione statunitense di Joe Biden nel voler preservare un rapporto privilegiato con Riad. Dall’altro lato, il Paese del Golfo desidererebbe creare alleanze che le consentano di partecipare a qualsiasi dialogo riguardante l’Iran e colmare il vuoto lasciato dagli USA, i quali sembrano essere sempre più lontani dai dossier della regione mediorientale. Non da ultimo, alcuni ritengono che sia anche la crisi yemenita ad aver spinto Riad a rimodellare le proprie relazioni estere. In tal caso, risulta essere essenziale aprire canali di dialogo con Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione