Mar Arabico: gli USA sequestrano armi iraniane destinate agli Houthi

Pubblicato il 8 dicembre 2021 alle 15:54 in Iran USA e Canada

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In quella che è stata definita la maggiore confisca di tal tipo, gli Stati Uniti hanno riferito di aver sequestrato armi iraniane, presumibilmente destinate ai ribelli sciiti Houthi in Yemen, nel corso di operazioni di sicurezza di routine svolte nel Mar Arabico.

La notizia è stata diffusa, il 7 dicembre, dal Dipartimento della Giustizia degli USA, il quale ha specificato che la Marina statunitense ha sequestrato carichi di armi posti a bordo di imbarcazioni appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). I nascondigli scovati, è stato specificato, contenevano 71 missili terra-aria e otto missili anticarro, oltre a circa 1.1 milioni di barili di prodotti petroliferi iraniani. Le petroliere, ha aggiunto il Dipartimento statunitense, battevano bandiera straniera e si pensa fossero dirette verso il Venezuela, quando sono state bloccate dentro e intorno al Mar Arabico.

Per Washington, si è trattato del maggiore sequestro di armi e carburante iraniano mai effettuato, oltre che di azioni che colpiscono il governo di Teheran e le reti criminali legate all’IRGC. Come affermato dal viceprocuratore generale Matthew G. Olsen, della divisione di sicurezza nazionale del Dipartimento di giustizia, tali operazioni danno prova della capacità degli USA di ostacolare le capacità delle Guardie iraniane di armare i propri alleati e alimentare il terrorismo. I prodotti petroliferi sequestrati sono stati poi rivenduti per un costo complessivo di 26,7 milioni di dollari, e i ricavi saranno destinati al “Fondo statunitense per le vittime del terrorismo finanziato dallo Stato”.

Da parte sua, l’Iran ha esortato la comunità internazionale a condannare gli “atti di pirateria” perpetrati da Washington. Nello specifico, è stata la missione iraniana alle Nazioni Unite ad accusare gli USA di “rubare petrolio in acque internazionali”, oltre che di minacciare la navigazione marittima e il commercio di Teheran, impedendole, al contempo, di garantire i propri bisogni primari. Tali pratiche, è stato aggiunto dalla missione, potrebbero avere gravi ripercussioni.

L’Iran è stato a lungo accusato di alimentare violenza in Medio Oriente attraverso il sostegno finanziario e militare alla rete di “delegati sciiti” nella regione, in particolare in Iraq, Libano, Siria e Yemen. Circa quest’ultimo Paese, sono i ribelli Houthi i principali beneficiari del sostegno di Teheran. Oltre ad essere tra i principali protagonisti di un perdurante conflitto scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014, il gruppo sciita yemenita viene accusato dal governo riconosciuto a livello internazionale e dalla coalizione guidata da Riad che lo coadiuva di condurre attacchi contro il Regno saudita.

A tal proposito, il 7 dicembre, gli USA, attraverso il proprio inviato speciale, Timothy Lenderking, hanno condannato gli attacchi condotti dagli Houthi contro obiettivi civili in Arabia Saudita e la continua escalation militare nella regione yemenita di Ma’rib, affermando che tali azioni “contraddicono gli appelli della comunità internazionale e delle Nazioni Unite alla calma e all’avvio di un processo di pace”. Dichiarazioni simili sono state rilasciate anche dalla missione diplomatica statunitense a Riad, con particolare riferimento alle operazioni degli ultimi giorni.

A seguito dell’insediamento del nuovo presidente USA, Joe Biden, alla Casa Bianca, Washington si è detta determinata a svolgere un ruolo più attivo nel porre fine al conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi, del 21 settembre 2014. Al contempo, però, come affermato da Biden, gli Stati Uniti sono consapevoli delle minacce poste contro l’Arabia Saudita, la quale continua a far fronte ad attacchi missilistici e per mezzo di droni, perpetrati da forze sostenute dall’Iran. Motivo per cui, gli USA si sono impegnati a continuare a sostenere Riad e a fornirle sostegno per far sì che questa possa difendere la propria sovranità e integrità territoriale, oltre che alla sua popolazione. 

Il 16 febbraio, le milizie Houthi sono state rimosse dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Come affermato precedentemente dal segretario di stato USA, Antony Blinken, i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita saranno designati come terroristi individualmente. Era stata la precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ad annunciare la classificazione del gruppo sciita, altresì noto come Ansar Allah, come un’organizzazione terroristica internazionale. La mossa, però, ha sollevato crescenti preoccupazioni a livello internazionale, riguardanti soprattutto un eventuale esacerbarsi della situazione umanitaria in Yemen, il che ha portato Joe Biden a rivedere la decisione del suo predecessore. In tale quadro, già il 25 gennaio, gli Stati Uniti avevano temporaneamente sospeso il divieto di transazioni che coinvolgono gli Houthi, il quale avrebbe implicato congelare i beni del gruppo sciita legati agli Stati Uniti e l’interruzione di transazioni e trasferimenti bancari con banche e istituzioni statunitensi. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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