Mali: 7 peacekeeper morti a seguito di un’esplosione

Pubblicato il 8 dicembre 2021 alle 20:33 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sette operatori delle Nazioni Unite hanno perso la vita a seguito di un’esplosione nel Mali centrale, secondo quanto riferito oggi, mercoledì 8 dicembre, dalla Missione dell’Onu MINUSMA. Altri 3 risultano essere rimasti gravemente feriti.

Stando a quanto riportato dalla Missione sul proprio account Twitter, un convoglio logistico è stato oggetto di un’esplosione, provocata da un ordigno improvvisato, mentre viaggiava sulla strada RN16, nella regione di Bandiagara, nel centro del Mali. Il convoglio, partito da Douentza, si stava dirigendo a Sévaré, lungo un percorso lungo circa 190 chilometri. Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha successivamente affermato che quello registrato l’8 dicembre è uno dei bilanci di vittime più elevati per i peacekeeper attivi nel Paese. Mentre MINUSMA non ha dato informazioni sulla nazionalità delle vittime, il portavoce ha precisato che il veicolo colpito trasportava forze di pace del Togo. Da parte sua, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha esortato le autorità del Mali a impegnarsi per identificare i responsabili, così che possano essere portati davanti alla giustizia. 

Sino ad ora, l’attacco non è stato rivendicato. Ad ogni modo, attentati ad opera di gruppi armati e organizzazioni terroristiche, altresì legate all’ISIS e ad al-Qaeda, sono frequenti in un Paese, il Mali, che, oltre ad essere considerato uno dei più poveri dell’Africa, è teatro da anni di una violenta insurrezione islamista. A tal proposito, anche il 2 ottobre scorso, le Nazioni Unite avevano riferito che un convoglio dell’Onu nella regione Nord-orientale di Kidal era stato oggetto di un’esplosione di un ordigno improvvisato, che aveva provocato la morte di un peacekeeper di provenienza egiziana. Proprio nella città di Bandiagara, poi, un gruppo di sospetti jihadisti ha ucciso 31 civili in un attacco contro un autobus, secondo quanto riferito da funzionari governativi il 5 dicembre.

La missione dell’ONU nel Paese africano, il cui dispiegamento è iniziato nell’aprile 2013, è composta da 15.000 unità, di cui 13.289 soldati e 1.920 agenti di polizia, il cui obiettivo è porre un freno alla spirale di violenza. Tuttavia, sono oltre 230 i membri di MINUSMA che, dal 2013, hanno perso la vita a seguito di attentati terroristici. Si tratta del numero di vittime più elevato di qualsiasi altra missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, il che ha reso quella in Mali l’operazione di peacekeeping “più pericolosa” e più letale tra quelle promosse dall’Onu. La forza, inoltre, ha un costo annuo di circa 1,2 miliardi di dollari ed è stata oggetto di numerose critiche per non essere riuscita a contrastare in modo aggressivo l’insurrezione.

L’origine dell’instabilità viene fatta risalire al 2012, anno in cui il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord, guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, hanno progressivamente preso il controllo delle regioni settentrionali. Poi, nel 2013, la situazione è peggiorata, e l’insurrezione si è espansa verso le regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili.

Dal Mali, poi, le ostilità si sono propagate anche in Burkina Faso e in Niger, dove militanti affiliati allo Stato Islamico o ad al-Qaeda hanno fatto leva sulla povertà delle comunità più emarginate per fomentare tensioni tra diversi gruppi etnici. Proprio le aree in cui convergono i confini tra Niger, Burkina Faso e Mali sono state contrassegnate dai combattimenti più intensi. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sarebbero aumentati di cinque volte tra il 2016 e il 2020, anno in cui sarebbero state uccise circa 4.000 persone nei tre Paesi rispetto alle 770 del 2016. Proprio di fronte a tali ostilità trans-frontaliere, il primo agosto 2014, la Francia ha lanciato l’operazione Barkhane insieme ai Paesi del G5 Sahel, ovvero Burkina Faso, Ciad, Mauritania, Mali e Niger, che conta un totale di 5.100 uomini. Tuttavia, lo scorso 19 febbraio, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel, visto il crescente numero di soldati uccisi nelle operazioni. Ciò ha favorito la formazione di una missione più ampia, che prevede il coinvolgimento di vari alleati europei, la “Task Force Takuba”.

Tra le organizzazioni terroristiche di maggior rilievo che operano nella regione vi è il Gruppo per il Supporto dell’Islam e dei Musulmani (GSIM), una sorta di organizzazione ombrello di gruppi jihadisti che comprende al suo interno quattro formazioni terroristiche minori, ovvero Katiba Macina, al-Murabitoun, Ansar Dine e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Il suo leader, Ag Ghali, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo essersi ritirato per un certo periodo, è tornato pubblicamente alla militanza con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine, proprio nel 2012, anno di inizio dell’insurrezione nel Nord del Mali.

Circa la presenza dell’ISIS nella regione del Sahel, l’organizzazione ha il suo braccio locale nel cosiddetto Stato Islamico nel Grande Sahara, o ISGS. Questo, insieme al GSIM, è considerato il responsabile della maggior parte degli attentati condotti nell’area di confine a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso. Le sue capacità offensive non sembrano essersi ridotte nemmeno dopo che, il 16 settembre di quest’anno, le forze di Parigi hanno “neutralizzato”, con un attacco condotto per mezzo di droni nel Mali settentrionale, il leader del gruppo, Adnan Abou Walid al-Sahrawi. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.