I produttori di armi cinesi sono al secondo posto nelle vendite mondiali

Pubblicato il 7 dicembre 2021 alle 13:20 in Asia Cina

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Cinque aziende cinesi hanno realizzato il 13% delle vendite totali dei primi 100 produttori di armi a livello internazionale nel 2020. Secondo una ricerca dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), nonostante la pandemia di coronavirus, nel 2020, le vendite dei 100 maggiori produttori mondiali di armi hanno continuato ad aumentare, con le aziende statunitensi che si sono posizionate al primo posto seguite da quelle cinesi.

In particolare, lo scorso anno, le vendite totali di armi di 41 produttori statunitensi sono state pari a 285 miliardi di dollari, con un aumento dell’1,9% rispetto al 2019 e hanno rappresentato il 54% delle vendite totali delle prime 100 aziende mondiali. Il principale produttore di armi a livello mondiale è stata la società statunitense Lockheed Martin, con 58,2 miliardi di dollari di vendite. Le cinque società cinesi che sono entrate nella top 100 invece hanno venduto armi per 66,8 miliardi di dollari, un aumento dell’1,5% rispetto al 2019, pari al 13% delle vendite totali delle prime 100 società. Al terzo posto si sono posizionate le aziende del Regno Unito.

Secondo il rapporto pubblicato dall’Istituto il 6 dicembre, tutte e cinque le compagnie di armi cinesi si sono classificate tra le prime 20, mentre tre si sono attestate tra le prime 10. Norinco, anche nota come China North Industries Group Corporation, è stata il principale produttore di armi cinese, con vendite stimate di 17,9 miliardi di dollari. Secondo il SIPRI, nel 2020, i cinque maggiori produttori di armi cinesi hanno superato in rapidità la crescita complessiva delle vendite di armi delle 100 maggiori aziende di armi del mondo, con un aumento delle loro vendite combinate dell’1,3% a 531 miliardi di dollari nel 2020 dal 2019.

Il think tank svedese SIPRI ha affermato che il programma di modernizzazione della Cina e la spinta per l’autosufficienza nel campo della difesa hanno spinto i suoi produttori di armi e le società di servizi a diventare più competitivi. Sotto la leadership del presidente cinese Xi Jinping, la Cina ha investito molto nella modernizzazione militare, concentrandosi sullo sviluppo di armi ed equipaggiamenti avanzati. Tra le principali innovazioni ci sono stati la prima portaerei costruita a livello nazionale, la Shandong, inaugurata il 17 dicembre 2019, il cacciatorpediniere lanciamissili Type 055 e il Missile balistico lanciato da sottomarino JL-3. Per il 2021, Pechino ha previsto un aumento del budget della difesa del 6,8%, per un totale di 209 miliardi di dollari, nonostante l’economia del Paese sia cresciuta solo del 2,3 % nel 2020. In tale anno, quella cinese è stata l’unica tra le grandi economie mondiali a mostrare una crescita positiva, nonostante il tasso del 2,3% sia stato il minore mai registrato nel Paese dal 1976, quando, a termine della Rivoluzione culturale, tale dato si attestò all’1,6%.

A luglio, uno studio finanziato dal governo degli Stati Uniti della Rand Corporation, citato da South China Morning Post, ha affermato che le forze armate cinesi hanno superato numerose sfide tecnologiche per intaccare la supremazia degli Stati Uniti negli ultimi anni. Il gruppo di ricerca statunitense ha identificato la Cina come una “minaccia dal ritmo chiaro” per gli Stati Uniti in termini di investimenti in capacità militari, ma ha affermato che molti dei suoi progressi sono stati il risultato di furti di proprietà intellettuale, acquisizioni estere e joint venture.

In generale, il think tank ha affermato che negli ultimi sei anni le vendite globali di armi sono aumentate, con una crescita delle vendite complessive del 17% nel 2020 rispetto al 2015, nonostante il rallentamento economico causato dalla pandemia. Per il SIPRI, diversi fattori avrebbero contribuito a questa crescita, incluso il fatto che il settore degli armamenti ha beneficiato di politiche fiscali espansive nel primo anno della pandemia. Alcune Nazioni hanno poi implementato misure per mitigare gli effetti dei blocchi sui loro produttori di armi, come pagamenti accelerati o programmi di ordini. Infine,  i contratti di approvvigionamento di armi di solito durano diversi anni e molte aziende di armi sono state in grado di ottenere guadagni sugli ordini effettuati prima dello scoppio della pandemia. Tuttavia, il think tank ha osservato anche che l’industria è stata colpita da interruzioni della catena di approvvigionamento durante la pandemia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione