L’Ucraina accusa Mosca: carrarmati e cecchini russi in prima linea

Pubblicato il 7 dicembre 2021 alle 11:29 in Russia Ucraina

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Martedì 7 dicembre, Kiev ha accusato la Russia di aver schierato carri armati e squadre di cecchini in prima linea in Ucraina orientale, nel tentativo di provocare le forze armate ucraine. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, che cita il Ministero della Difesa ucraino. Tale dichiarazione arriva poche ore prima di una videoconferenza tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il presidente russo, Vladimir Putin, in cui verrà discussa nello specifico la questione dello stanziamento di truppe russe al confine con l’Ucraina. Secondo quanto riportato, la dichiarazione di Kiev afferma che “il nemico ha aumentato il numero di coppie di cecchini pronti a fare vittime tra il personale delle forze armate, distruggere gli strumenti di videosorveglianza e provocare il fuoco di risposta”. 

Intanto, da Washington, i funzionari statunitensi hanno affermato che, durante la chiamata con Putin, Biden avvertirà la Russia che un’invasione dell’Ucraina sarà seguita dalle più dure sanzioni economiche mai imposte. Queste dovrebbero colpire le più grandi banche russe e minare la capacità di convertire i rubli in dollari e in altre valute. Tali misure sono state progettate per dissuadere Mosca dall’utilizzare in un attacco le migliaia di truppe ammassate vicino al confine ucraino. Il Cremlino ha ripetutamente negato di avere tale intenzione e ha affermato che la posizione delle sue truppe è puramente difensiva. A sua volta, ha sollevato preoccupazioni riguardo alla condotta e alle intenzioni di Kiev, accusata di voler utilizzare la forza per cercare di riconquistare il territorio perso contro i separatisti sostenuti dalla Russia.

Intanto, il 6 dicembre, gli Stati Uniti hanno condiviso con gli alleati dell’Unione Europea e della NATO i dati dell’intelligence statunitense secondo i quali la Russia si starebbe preparando ad un’imminente invasione dell’Ucraina. Il fine è quello di convincere gli alleati della necessità di minacciare sanzioni per scoraggiare Mosca. La quantità di materiale e dettagli condivisi è stata descritta da un funzionario dell’Alleanza Atlantica come “estremamente completa”. L’insolito livello di condivisione di intelligence è sorto a seguito della riluttanza iniziale di alcuni alleati europei, tra cui la Germania, a considerare credibili le affermazioni statunitensi sui preparativi russi per un’invasione. La divulgazione di dettagli generalmente segreti sarebbe iniziata, a detta di fonti citate dal Financial Times, all’inizio di novembre, in vista di una riunione dei ministri della NATO in cui il tema dell’Ucraina è stato centrale. 

Alcuni Stati europei e membri della NATO hanno chiesto il dialogo con Mosca piuttosto che il confronto e hanno fatto riferimento alle tensioni tra i due Paesi ad aprile, e al periodo di de-escaletion che è seguito, come prova del fatto che la Russia non sembra intenzionata ad effettuare un’invasione. Tuttavia, l’intelligence statunitense è di tutt’altro avviso e ha cercato di portare dalla sua parte i Paesi alleati. “Gli Stati Uniti e l’UE si stanno facendo portatori dello stesso messaggio coerente finalizzato a mostrare il prezzo che Putin pagherà per qualsiasi azione contro l’Ucraina”, ha riferito un funzionario europeo al Financial Times. “Alcuni Stati dell’UE che non stavano leggendo le mosse di Putin nello stesso modo in cui lo facevano gli Stati Uniti, in termini di intenzioni, ora lo stanno facendo”, ha aggiunto.

La crisi in Ucraina, nella cosiddetta regione del Donbass, è iniziata il 23 febbraio 2014. All’epoca, una serie di proteste nella regione orientale del Paese contestavano la deposizione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale, a seguito di una serie di proteste con risvolti violenti a Kiev contro le politiche anti-europeiste del capo di Stato. Tuttavia, altri manifestanti pro-Mosca, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, sono a loro volta tornati in piazza per chiedere l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk, e tornare sotto l’influenza russa. L’ondata di proteste portò, il 6 aprile 2014, all’occupazione armata dei palazzi dei Consigli regionali dei territori e, il giorno dopo, il 7 aprile, alla proclamazione della nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, un referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti.

L’Ucraina ritiene illegittima la consultazione e accusa Mosca di aver manipolato la popolazione per non perdere la propria influenza in una zona cuscinetto tra la Federazione russa e l’Europa. La Russia, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. Da allora, la tensione tra Kiev e Mosca nella regione di confine del Donbass si è andata alternando tra escalation e nuovi precari equilibri. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione