Kenya: strage nella notte, poliziotto uccide 5 persone e si suicida

Pubblicato il 7 dicembre 2021 alle 17:17 in Africa Kenya

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In Kenya, un agente di polizia ha ucciso almeno 5 persone in un impeto di furia avvenuto nella notte di lunedì 6 dicembre nella capitale, Nairobi, prima di suicidarsi. L’uomo, inizialmente, ha assassinato sua moglie, nella loro abitazione, sparandole al collo, poi è uscito di casa alle 3 del mattino con il fucile AK-47 che aveva in dotazione e ha iniziato a “sparare freneticamente contro civili innocenti”. Lo ha riferito, martedì 7 dicembre, la Direzione delle indagini criminali della polizia (DCI).

“Dopo aver ucciso tre giovani, il poliziotto ha puntato il fucile contro due conducenti di boda boda (mototaxi), uno dei quali ha perso la vita mentre era in cura presso l’ospedale nazionale di Kenyatta”, ha specificato la DCI spiegando che altri due feriti erano in condizioni critiche. Francis Wahome, l’ufficiale responsabile dell’area Dagoretti di Nairobi, ha confermato l’incidente e il bilancio delle vittime ma non ha fornito ulteriori dettagli. I residenti della zona, infuriati per gli omicidi, hanno dato fuoco alle auto e bloccato le strade nel mezzo di proteste contro l’insicurezza diffusa nella capitale. In un incidente simile avvenuto nel 2010, un agente di polizia nella città di Siakago, situata 120 km a Nord-Est di Nairobi, ha ucciso 10 persone, inclusi 2 suoi colleghi.

Tra le varie minacce alla sicurezza che il Kenya è costretto ad affrontare quella dell’estremismo islamico è sicuramente tra le più critiche. Il gruppo terroristico di al-Shabaab, che opera principalmente in Somalia, è solito condurre attacchi anche nel vicino Kenya come ritorsione per le operazioni antiterrorismo condotte da Nairobi sul territorio somalo congiuntamente alle truppe statunitensi, alla Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) e all’esercito nazionale di Mogadiscio. Il Kenya possiede soldati in Somalia dal 2011, dopo che alcuni visitatori occidentali erano stati rapiti sul suolo keniota minacciando il turismo del Paese, un pilastro chiave della sua economia.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. Dalla fine del 2006, il gruppo terroristico è responsabile di numerosi bombardamenti e sparatorie in tutta la Somalia e della morte di più di 3.000 civili. Nel 2019, è stato coinvolto in più di 1.000 incidenti violenti in Somalia e nel Kenya orientale e ha continuato a condurre attacchi durante il 2020, in particolare nella Somalia centrale e meridionale e nella capitale, Mogadiscio.

In base al Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo statunitense, l’Africa orientale è definita “un porto sicuro per al-Shabaab”, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e assoggetta i governanti locali. Stando al report, da queste postazioni i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Nel 2019, secondo i dati pubblicati dal rapporto, gli attacchi di al-Shabaab sarebbero aumentati e si sarebbero focalizzati su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

 

di Redazione