Repubblica turca di Cipro del Nord e Turchia condannano attacco contro moschea a Cipro

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 10:09 in Cipro Turchia

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Il presidente della Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC), Ersin Tatar, ha condannato il tentativo, avvenuto il 2 dicembre, di incendiare la Gran Moschea di Larnaca, situata nella parte del territorio della Repubblica di Cipro, esortando l’amministrazione greco-cipriota a prevenire attacchi del genere e arrestare al più presto i responsabili.

Poco prima delle dichiarazioni di Tatar, rilasciate il 6 dicembre, la presidenza degli Affari religiosi della TRNC aveva rilasciato un comunicato sull’attacco, riferendo che non c’erano stati alcuni danni e che la polizia aveva arrestato almeno un sospettato. Anche il Ministero degli Esteri turco ha condannato l’accaduto, riferendo che tale atto di islamofobia non è solo un attacco contro i Musulmani, ma minaccia anche i valori comuni dell’umanità, e rivela come certi circoli siano lontani dal comprendere la coesistenza pacifica.

Come riporta il quotidiano turco Daily Sabah, le moschee sull’isola di Cipro sono spesso oggetto di attacchi, tra cui atti vandalici e lancio di molotov. Dagli anni Sessanta, gli attacchi etnici hanno costretto i turco-ciprioti a ritirarsi nelle enclavi per preservare la loro sicurezza.

La Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio dell’isola, mentre la parte restante è sotto il controllo della Repubblica Turca di Cipro del Nord, fondata il 15 novembre 1983, e riconosciuta soltanto dalla Turchia. La Repubblica di Cipro, invece, è riconosciuta a livello internazionale e, dal maggio 2004, fa parte dell’Unione Europea. Mentre la Greca e l’amministrazione della Repubblica di Cipro sono a favore di una soluzione federale, la Turchia e la TRNC insistono su una soluzione a due Stati, che rifletta le due realtà dell’isola del Mediterraneo, esistenti dal 1964.

Le dichiarazioni di solidarietà dell’amministrazione turca-ciporiota e di Ankara arrivano in un momento in cui le tensioni sono particolarmente accese tra le due parti dell’isola, e tra la Turchia e l’amministrazione greco-cipriota. Il primo dicembre, il presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiades, ha riferito di attendere l’annuncio di nuove misure da parte dell’Unione Europea per esercitare pressione sulla Turchia, affinché sospenda le sue azioni illegali a Famagosta, dove, il 6 ottobre scorso, la Turchia ha riaperto la spiaggia abbandonata di Varosha, provocando la condanna da di Nicosia.

Il 2 dicembre, invece, la Turchia ha accusato la Repubblica di Cipro di aver violato la propria piattaforma continentale per aver concesso una licenza di esplorazione nel Mediterraneo al consorzio Exxon Mobil-Qatar Petroleum. Secondo il Ministero degli Esteri di Ankara, si tratta di una mossa volta a creare tensioni nel Mediterraneo orientale. Tale concessione permetterà alle due compagnie di condurre esplorazioni di gas naturale offshore presso la sezione 5 della zona economica esclusiva ci Cipro, a Sud-Ovest dell’isola, con uno share del 60%. Per tutta reazione, il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che Ankara non permetterà a nessuna compagnia straniera di effettuare esplorazioni senza autorizzazione nella sua giurisdizione marittima, e continuerà a difendere i propri diritti e della Repubblica turca di Cipro del Nord.

Le tensioni tra la Turchia e la Grecia e l’amministrazione greco-cipriota in merito alle rivendicazioni territoriali nel Mediterraneo orientale, allo spazio aereo, all’energia, allo status di alcune isole dell’Egeo, vanno avanti da decenni. Ankara e Atene non sono d’accordo sui limiti delle rispettive piattaforme continentali. La Turchia, che ha la costa continentale più lunga del Mediterraneo orientale, ha ripetutamente sottolineato di essere favorevole alla risoluzione delle questioni in sospeso nella regione, comprese le controversie marittime, attraverso il diritto internazionale, le relazioni di buon vicinato, il dialogo e i negoziati, pur difendendo le proprie rivendicazioni.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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