Il mito del declino della Russia come grande potenza

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 6:56 in Russia USA e Canada

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Un’analisi geopolitica, pubblicata fa Foreign Affairs, venerdì 3 dicembre, ha fornito un quadro dettagliato sulla Russia, basato su dati legati alla popolazione, all’economia e alla crescita militare, in cui si spiega perché gli Stati Uniti dovrebbero prestare attenzione anche alle capacità nel lungo termine di Mosca e non focalizzare i propri piani solo su Pechino.

L’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, è entrata in carica con un chiaro obiettivo di politica estera: contrastare l’ascesa della Cina, come hanno anche dimostrato i documenti sulla sicurezza nazionale degli USA. Dall’altra parte, la Russia è stata posta in secondo piano, tornando sotto i riflettori solo nei momenti in cui il rischio di invasione ucraina è tornato alto, come l’aprile e il novembre 2021. Tuttavia, già nel mese di luglio, il presidente USA aveva ripreso a definire la Russia come uno Stato “che sedeva su un’economia fatta di armi nucleari e pozzi petroliferi. Nulla di più”. Biden non è stato il primo leader statunitense ad esprimersi in tal modo. Dalla fine della Guerra Fredda, i funzionari degli USA hanno periodicamente suggerito che i giorni della Russia come vera potenza globale fossero contati. Ad esempio, nel 2014, un senatore repubblicano dell’Arizona, John McCain, aveva definito la Russia una “stazione di servizio mascherata da Paese”. Nello stesso anno, l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva ridotto la Russia ad una semplice “potenza regionale”.

L’idea che la Russia sia una grande potenza in declino è basata su fattori che, effettivamente, suggerirebbero tale trend. Questi sono di tipo economico, demografico e sociopolitico. Ad esempio, L’economia del Paese è stagnante e basata principalmente sull’estrazione e sull’esportazione di risorse naturali. L’intero sistema politico, oltre che essere corroso dalla corruzione, è dominato da imprese statali “inefficienti”. Inoltre, le sanzioni internazionali limitano l’accesso al capitale e alla tecnologia. La Russia lotta per formare e far rimanere nel Paese le grandi menti ma, dall’altra parte, è lo Stato stesso a sottofinanziare la ricerca scientifica, aspetto da legare al fatto che la mala gestione burocratica rappresenta il maggiore ostacolo per l’innovazione tecnologica. Di conseguenza, la Russia si trova indietro, rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, nella maggior parte dei parametri di sviluppo scientifico e tecnologico. Ad aggravare la cornice è la stabilizzazione della spesa militare, rimasta analoga negli ultimi 4 anni, e il progressivo declino della popolazione. A tale proposito, si prevede che, entro il 2050, diminuirà di 10 milioni di persone. Con una cornice così davanti, è naturale considerare la Federazione Russa una potenza in declino, hanno spiegato gli analisti di Foreign Affairs. Tuttavia, tali fattori non sono sufficienti per fornire il quadro completo: da una parte, mettono in risalto i punti deboli del Cremlino, dall’altra, però, sottovalutano i punti di forza.

Per quanto riguarda la questione de “l’economia stagnante”, nonostante possa esserlo, è comunque importante sottolineare che è ben più “resiliente” di ciò che sembra. Analisti a supporto del declino della Federazione spesso ribadiscono che il PIL della Russia, di 1,5 trilioni di dollari, possa essere paragonabile a quello dell’Italia o del Texas. Dall’altra parte, i sostenitori della persistente potenza russa ricordano che il valore di 1,5 trilioni di dollari è calcolato sulla base dei tassi di cambio di mercato. Pertanto, affermano che il discorso cambierebbe se, come punto di riferimento si prendesse la parità di potere d’acquisto. In questo caso, il valore del PIL russo salirebbe a 4,1 trilioni di dollari, dato che renderebbe la Russia la seconda economia più grande in Europa e la sesta al mondo. In tale quadro, è necessario specificare che nessuno dei due valori può essere definito accurato e affidabile: il primo offre una stima inferiore, il secondo una stima eccessiva. Nonostante ciò, il confronto mostra che l’economia russa non è affatto ridotta come si sostiene. Altrettanto importante è ricordare che servirsi del “il PIL grezzo” per calcolare il peso geopolitico di un Paese produrrebbe un’analisi poco accurata e fallace.

Nell’analisi si afferma che gli indicatori macroeconomici sono tanto stabili da consentire a Mosca di proiettare il proprio potere e sfera di influenza verso il futuro. Ad esempio, le stime pubblicate, nell’agosto 2021, hanno rivelato che il valore del National Wealth Fund russo si attesta intorno a 185 miliardi di dollari, mentre le riserve in valuta estera a 615 miliardi di dollari. Tale quadro prospetta tutt’altro che declino. Inoltre, le numerose sanzioni occidentali hanno obbligato il Cremlino ad adottare una nuova politica di sostituzione delle importazioni. Tale strategia ha segnato l’ascesa del settore agricolo, i cui export si attestano a oltre 30 miliardi di dollari l’anno. Mentre prima, i principali partner commerciali erano i Paesi europei, la Russia ha anche volto lo sguardo verso Oriente, in particolare verso la Cina. Ad oggi, rappresenta il primo partner commerciale di Mosca. Si prevede che il commercio con la Cina supererà i 200 miliardi di dollari entro il 2024, il doppio di quello del 2013. La critica legata al fatto che l’economia russa sia strettamente dipendente dalle risorse naturali (gas, petrolio, GNL), rimane incontestabile. Analisti hanno spiegato che le vendite di risorse naturali rappresentano circa il 30 e il 40% del bilancio del Paese, il che implica che un allontanamento dai combustibili fossili rappresenterà un duro colpo per la Federazione. Inoltre, la Russia è il principale fornitore di energia dell’Unione Europea, la cui dipendenza è cresciuta solo nell’ultimo decennio: l’UE ottiene il 41% di gas naturale, il 27% di petrolio e il 47 % di combustibili fossili solidi dalla Russia. Sebbene non sia chiaro quando Mosca inizierà ad avvicinarsi alla transizione green, è importante che sia consapevole del fatto che tali risorse non sono infinite. Il problema che Mosca deve affrontare è che le sue risorse non sono infinite. In Russia, la produzione di petrolio raggiungerà il picco nel prossimo decennio – alcuni pensano che potrebbe averlo già raggiunto – il che significa che la capacità del Paese di esportare petrolio facilmente estraibile (e quindi a buon mercato e con i prezzi competitivi di oggi) raggiungerà il limite.

Un altro aspetto chiave che contribuisce ad alimentare l’idea di declino è legato a come il drastico calo demografico possa limitare significativamente le capacità future della Russia. Analisti della testata Foreign Office, però, sostengono che tale determinismo demografico, a livello storico, non ha mai prodotto previsioni verosimili per la Federazione. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, la popolazione russa si ridurrà di circa il 7% entro il 2050. Tuttavia, rimarrebbe il Paese più popoloso in Europa. Può rimanere indietro rispetto ai Paesi occidentali altamente sviluppati nell’aspettativa di vita e nei tassi di mortalità, sebbene, negli anni ’90, tale divario è stato in parte colmato. “Il Paese non è certo sull’orlo del collasso demografico”, ha scritto la testata. L’aspetto chiave, però, è che, se in passato, il fattore demografico era basilare per determinare il potere di uno Stato, oggi tale visione deve essere ripensata in chiave attuale, ha spiegato Foreign Affairs. Le grandi potenze moderne non sono definite in base alla densità della popolazione, ma a seconda della qualità di vita delle persone: salute, livelli di istruzione e produttività del lavoro, ricchezza e benessere. Questi alcuni degli indicatori citati. Se così non fosse, ha spiegato Foreign Affairs, “Paesi come il Bangladesh, l’Indonesia e la Nigeria sarebbero tra gli Stati più potenti del mondo”.

Quanto alla Difesa, esperti ritengono che la Russia rimarrà sempre una grande potenza militare da non sottovalutare. Storicamente, il potere militare è stato un suo significativo punto di forza, il quale arrivava anche a compensare per l’economia non diversificata, per l’arretratezza tecnologica e per la mancanza di dinamismo politico. Mosca rimane anche il principale pari degli Stati Uniti nella tecnologia delle armi nucleari. Oltre alla NATO, l’Esercito convenzionale di cui dispone la Russia è il più forte d’Europa, grazie anche al “massimo livello di prontezza, mobilità e capacità” che hanno raggiunto le Forze Amate russe nell’ultimo decennio. Sebbene, sulla carta, l’Esercito della NATO rimane superiore, analisti internazionali sottolineano che “tale apparente superiorità non garantisce la vittoria contro la Russia”. Infine, stime citate da Foreign Affairs hanno rivelato che la Russia spende tra 150 e 180 miliardi di dollari all’anno per la difesa, molto più di quanto suggerisca la cifra del tasso di cambio di mercato di 58 miliardi di dollari. Rispetto alla Cina, la Russia rappresenta un pericolo più significativo per USA, hanno spiegato gli analisti. In primo luogo, per le sue capacità nucleari strategiche. In secondo luogo, per via dei missili convenzionali a lungo raggion concepiti per colpire territori oltreoceano, come gli Stati Uniti. La Russia ha anche più truppe di stanza all’estero rispetto alla Cina. Dispone di basi nel Caucaso, in Asia centrale, in Europa e in Medio Oriente. Da un punto di vista di guerra indiretta, Mosca ha più volte dimostrato di essere disposta e in grado di servirsi di tecniche di interferenze elettorali e di hacking per raggiungere i propri fini.

Gli Stati Uniti dovrebbero pensare alla Russia non come una potenza in declino, ma come una potenza persistente, disposta e capace di minacciarne gli interessi di sicurezza nazionale, almeno nei prossimi 10-20 anni. Anche se la Cina si dimostrerà la minaccia più significativa a lungo termine, anche la Russia potrebbe guadagnarsi tale titolo nel medio-lungo periodo. L’ex spazio sovietico rimane una polveriera, che fa ancora i conti con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che dovrebbe essere pensata non come un evento ma come un processo, ha affermato lo storico Serhii Plokhy. Non importa se Washington voglia concentrare le proprie energie nell’area dell’Indo-Pacifico, poiché dovrà sempre considerare la possibilità che si ripetano tali eventi: un’altra guerra russo-ucraina, un conflitto militare derivante da disordini politici in Bielorussia, una guerra nel Nagorno-Karabakh.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione