Libia: gli ultimi aggiornamenti, dalle elezioni al dossier sui mercenari stranieri

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 11:22 in Africa Libia

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La Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk ha chiesto per oggi, lunedì 6 dicembre, una sessione volta a esaminare l’operato dell’Alta commissione nazionale elettorale (HNEC), a seguito degli “sviluppi negativi” riguardanti le elezioni. Nel frattempo, il meeting del Comitato militare congiunto 5+5, svoltosi in Turchia, relativo alla questione dei mercenari stranieri in Libia, è stato definito “positivo” e “incoraggiante”.

In particolare, circa 70 membri dell’organo legislativo, il 5 dicembre, hanno rilasciato un comunicato in cui hanno espresso preoccupazione per i recenti sviluppi del processo elettorale. A detta dei deputati di Tobruk, l’Alta commissione, i funzionari della magistratura e i supervisori coinvolti nelle operazioni avrebbero violato alcune norme e procedure, mentre avrebbero chiuso un occhio su episodi di frode e compravendita di voti, oltre che sulle intimidazioni rivolte verso avvocati e candidati. A fronte di ciò, è stata convocata una sessione per il 6 dicembre, in cui sono stati invitati funzionari giudiziari e il capo della HNEC, Imad al-Sayeh. Inoltre, l’Alta Commissione è stata esortata a non pubblicare l’elenco definitivo dei candidati alle presidenziali fino alla conclusione della seduta, così che la Camera possa valutare la situazione e mettere in atto le misure idonee a salvare il processo elettorale.

Diverse fonti hanno messo in luce come la maggior parte dei deputati di Tobruk siano sostenitori del comandante a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e che la dichiarazione sia giunta dopo che il premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, e il secondogenito dell’ex leader libico, Saif al-Islam Gheddafi, sono stati riammessi alla corsa alle presidenziali. La mossa della Camera dei Rappresentanti, pertanto, oltre a far temere un possibile ritardo delle elezioni, potrebbe essere volta a favorire Haftar, il quale, al momento, risulta essere ancora escluso dalle elezioni programmate per il 24 dicembre prossimo. Ad ogni modo, la lista dei candidati ufficiali deve essere ancora annunciata. In tale quadro, il vicepremier del governo di unità nazionale, Ramadan Abu Janah, ha iniziato a sostituire il primo ministro, Abdulhamid Dabaiba, in alcune attività governative, dopo che anche la candidatura del capo dell’esecutivo ad interim è stata accettata. 

Nel frattempo, sono 3.967 i candidati registratisi alle elezioni legislative fino al 5 dicembre. Queste, secondo quanto riferito in precedenza da Imad al-Sayeh, si terranno dopo 52 giorni dal primo turno delle presidenziali, presumibilmente il 14 febbraio 2022. Entrambe le elezioni rappresentano un momento significativo per l’elettorato libico, che si troverà a scegliere democraticamente le proprie autorità, dopo essere stato testimone, dal 15 febbraio 2011, di crisi e guerra civile. Un altro dossier, tuttora irrisolto, ritenuto essenziale per garantire il cammino di transizione democratica della Libia,  riguarda l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese. Si tratta di un principio stabilito con l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, in base al quale i combattenti inviati da parti terze avrebbero dovuto lasciare i territori libici entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. La scadenza, tuttavia, non è stata mai rispettata. A tal proposito, l’ambasciatore del Niger presso le Nazioni Unite, Abdou Abarry, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza, ha affermato, il primo dicembre, che, su oltre 20.000 combattenti stranieri, mercenari e soldati, tra 11.000 e 12.000 sono sudanesi, mentre altre migliaia provengono da Paesi del Sahel.

La questione è oggetto di discussione all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, l’organo promotore dell’intesa del 23 ottobre 2020, istituito all’indomani della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, formato da membri legati all’LNA e all’esercito del precedente governo Tripolino. Tra gli sviluppi più recenti, il Comitato si è impegnato a organizzare incontri in Turchia e Russia, due dei principali Paesi che hanno inviato truppe e combattenti nel corso del conflitto libico. A tal proposito, il 3 dicembre, membri del Comitato e delegati della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) si sono recati ad Ankara, dove hanno tenuto colloqui con funzionari del Ministero della Difesa turco.  

In tale occasione, la Turchia è stata esortata a ritirare i propri combattenti dal Paese Nord-africano, nel rispetto di quanto stabilito alla Conferenza di Berlino e nell’accordo di cessate il fuoco. Ankara, a detta di un membro del Comitato, si sarebbe detta disposta ad accogliere la richiesta, a condizione che anche gli altri attori esterni facciano lo stesso. Ciò è stato confermato, il 5 dicembre, dal direttore del Dipartimento di orientamento morale del Comando generale dell’LNA, Khaled al-Mahjoub, il quale ha riferito che il meeting di Ankara ha portato a risultati positivi e che la parte turca si è detta disposta a porre fine alla propria presenza militare in Libia, purché ciò avvenga in modo inclusivo e secondo precise scadenze temporali. Non da ultimo, ha riportato al-Mahjoub, la Turchia ha confermato il proprio interesse a favorire la stabilità della Libia e ha riferito che accetterà l’esito delle presidenziali del 24 dicembre e collaborerà per sviluppare relazioni con il Paese nel rispetto della sovranità, indipendenza e unità libica. Non da ultimo, Ankara si è detta desiderosa di lanciare voli diretti tra la Turchia e Bengasi e di cooperare a livello commerciale ed economico anche con l’Est libico. In precedenza, la Turchia aveva più volte definito legittima la propria presenza nel Paese Nord-africano, in quanto giustificata da accordi siglati con il suo alleato dentro e fuori i fronti di combattimento, l’ex governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione