Etiopia: l’esercito riconquista anche Dessie e Kombolcha

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 20:42 in Africa Etiopia

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I soldati dell’esercito federale etiope hanno riconquistato anche le città strategiche di Dessie e Kombolcha, entrambe cadute poco più di un mese fa nelle mani dei ribelli del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). “La storica città di Dessie e la città di Kombolcha, un corridoio commerciale e industriale chiave, sono state liberate dalle valorose forze di sicurezza congiunte”, ha dichiarato, su Twitter, il servizio di comunicazione del governo. Il portavoce del TPLF, Getachew Reda, non ha ancora risposto alle richieste di commento.

Pochi giorni fa, il primo dicembre, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva annunciato che le forze governative avevano ripreso il controllo della città di Lalibela, patrimonio mondiale dell’UNESCO, e di Chifra, nella regione di Afar. Secondo Martin Plaut, ricercatore senior presso l’Università di Londra, la riconquista di Dessie e Konbolcha rappresenta un traguardo “molto significativo”. “I Tigrini sono stati respinti indietro, attraverso città e villaggi che avevano combattuto duramente per conquistare. Dovevano anche aver perso molte vite per catturarli”, ha osservato. Anche William Davison, analista senior ed esperto di Etiopia presso l’International Crisis Group, ha confermato l’importanza dei successi governativi sottolineando che l’intensificata campagna di droni e la mobilitazione di nuove reclute per l’esercito nazionale hanno “davvero messo sotto pressione” le forze del Tigray nelle città ora riconquistate.

Tuttavia, in una dichiarazione rilasciata domenica 5 dicembre, il leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, ha negato che il governo stesse ottenendo grandi vittorie. Gebremichael ha specificato che i ribelli stavano effettuando aggiustamenti territoriali strategici e che, finora, sono rimasti imbattuti.

Nel frattempo, lunedì 6 dicembre, sei Paesi, inclusi gli Stati Uniti, hanno espresso preoccupazione per le segnalazioni di arresti, motivati da ragioni etniche, eseguiti da parte dell’Etiopia nei confronti di cittadini del Tigray. Gli Stati hanno invitato il governo di Addis Abeba a “cessare” immediatamente tali atti. Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Danimarca e Paesi Bassi hanno fatto riferimento, nella loro condanna, ai rapporti presentati dalla Commissione etiope per i diritti umani e dalla ONG Amnesty International, che hanno documentato le detenzioni di vari membri di etnia tigrina, inclusi sacerdoti ortodossi, anziani e madri con bambini. I sei Paesi hanno dichiarato, in una nota congiunta, di essere “profondamente preoccupati” per gli arresti arbitrari, aggiungendo che l’annuncio dello stato di emergenza da parte del governo, fatto il mese scorso, non offre “nessuna giustificazione” per le detenzioni di massa. “Gli individui vengono arrestati e detenuti senza accuse o senza un udienza in tribunale e, secondo quanto riferito, sono tenuti in condizioni disumane. Molti di questi atti costituiscono probabilmente violazioni del diritto internazionale e devono cessare immediatamente”, hanno affermato nella nota gli Stati, esortando altresì il governo etiope a consentire l’accesso senza ostacoli nella nazione agli osservatori internazionali. “E’ chiaro che non esiste una soluzione militare a questo conflitto e denunciamo ogni tipo di violenza contro i civili, passata, presente e futura”, si legge ancora nella nota.

Le conquiste militari dell’esercito nelle regioni di Afar e Amhara rappresentano un duro colpo per le forze tigrine che, poche settimane fa, avevano minacciato di marciare verso la capitale e più ad Est, per prendere il controllo di una strada che collega l’Etiopia al porto di Gibuti. Il conflitto civile, nel Paese del Corno d’Africa, va avanti da novembre 2020 e, finora, ha provocato migliaia di vittime, costretto milioni di persone a fuggire dalle proprie case e reso più di 9 milioni di abitanti dipendenti dagli aiuti alimentari.

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Chiara Gentili

di Redazione

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