Colombia: El Paisa, leader dissidente delle FARC, ucciso in Venezuela

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 15:54 in Colombia Venezuela

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Hernán Darío Velásquez, meglio conosciuto con il soprannome di El Paisa, ex leader dissidente delle FARC colombiane, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in un’imboscata nello stato venezuelano di Apure. Pur non essendo ancora stata confermata, la notizia della sua morte è stata riportata da vari media locali, domenica 5 dicembre. La stampa ipotizza che sia stato un gruppo di mercenari a compiere l’omicidio per ottenere, in cambio, la ricompensa. Sulla testa di El Paisa, il governo di Bogotà aveva posto una taglia di 3.000 milioni di pesos (667.000 euro). Fonti dell’intelligence colombiana hanno indicato al quotidiano El Tiempo che il leader della dissidenza delle FARC sarebbe stato attaccato con armi pesanti ad Apure, dove si rifugiava, e dove si presume svolgesse le sue attività di narcotraffico verso l’America centrale. L’esercito ha negato di essere coinvolto nell’operazione.

Velásquez è stato membro delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), ma, dopo la loro smobilitazione, lui e molti altri guerriglieri si sono riarmati e hanno formato, nel 2019, una fazione dissidente, nota come Segunda Marquetalia. La decisione di costituirsi come nuovo gruppo armato è stata presa a seguito dell’accordo di pace del 2016, firmato dal governo colombiano e dalle FARC che erano state smobilitate. Queste erano un gruppo di ideologia marxista che, per oltre 50 anni, ha condotto un’aspra guerra contro Bogotà, prima della firma del cessate il fuoco. 

El Paisa è stato per 30 anni membro delle FARC come comandante della colonna Teófilo Forero. Negli ultimi anni, aveva ricevuto la responsabilità della riattivazione del ‘Blocco sud’ della guerriglia. È famoso per la gravità degli attacchi realizzati. L’8 febbraio 2003 è stato tra i responsabili di un attentato con autobomba che ha colpito un circolo di Bogotà frequentato da politici e diplomatici, provocando la morte di 36 persone e il ferimento di altre 200. L’autobomba era stata imbottita con circa 200 chilogrammi di esplosivo ed era stata lasciata dagli attentatori in un parcheggio al terzo piano interrato dell’edificio, prima di venire detonata a distanza. Il leader colombiano ha anche svolto un ruolo chiave nell’attacco del 1998 contro una base congiunta di esercito e polizia a Miraflores, in cui sono stati uccisi 16 membri delle forze di sicurezza. Inoltre, più di 100 soldati e agenti di polizia erano stati rapiti come parte dell’attacco. La maggior parte degli ostaggi è stata liberata nel 2001 in cambio del rilascio di alcuni membri delle FARC incarcerati. Due ufficiali, tuttavia, sono stati trattenuti per più di 12 anni dai ribelli.

La reputazione di El Paisa era quella di uno dei comandanti più brutali delle FARC. Per un momento, l’uomo si era unito ai colloqui di pace del 2016, all’Avana, diffondendo la speranza che i guerriglieri volessero veramente impegnarsi a deporre le armi. Tuttavia, nel 2018, ha rotto la tregua ed è riapparso, un anno dopo, insieme agli ex leader ribelli, Iván Márquez e Jesús Santrich, annunciando la formazione di Segunda Marquetalia.

Se la sua morte dovesse essere confermata, sarebbe la seconda perdita subita dal gruppo quest’anno. Il 18 maggio, Jesús Santrich, ex figura chiave del processo di pace, è stato ucciso in una sparatoria in Venezuela nel corso di un’operazione dei militari colombiani, secondo quanto riferito dai dissidenti. Santrich si trovava in viaggio su una strada nello Stato venezuelano occidentale di Zulia quando è stato attaccato con granate e colpi di arma da fuoco dai soldati colombiani.

Circa 13.000 guerriglieri delle FARC hanno deposto le armi a partire dal cessate il fuoco del 2016. Ciononostante, la violenza continua ad agitare alcune regioni della Colombia, dove si stima che almeno 5.000 dissidenti stiano continuando a combattere contro le forze governative. Molti di loro si scontrano poi con le bande criminali locali per ottenere l’accesso all’estrazione illegale e alla produzione di cocaina. Le autorità di Bogotà hanno ripetutamente accusato i leader venezuelani di ospitare i ribelli delle FARC. Il presidente Ivan Duque sostiene che l’omologo venezuelano Nicolas Maduro protegga i dissidenti delle FARC, ma Caracas ha ripetutamente negato le accuse.

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Chiara Gentili

di Redazione

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