Allarme narco-traffico e sicurezza in Afghanistan

Pubblicato il 6 dicembre 2021 alle 18:35 in Afghanistan Asia

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Secondo le Nazioni Unite, la produzione di oppio in Afghanistan ha superato le 6.000 tonnellate per il quinto anno consecutivo e i sequestri di metanfetamine nella regione suggeriscono una svolta verso il nuovo mercato. 

Secondo un rapporto pubblicato a novembre dall’Ufficio delle Nazioni Unite su Droga e Criminalità (UNODC), il raccolto di oppio annuale in Afghanistan, che si è concluso a luglio del 2021, ha segnato il quinto anno consecutivo di produzione ai massimi storici. Le oltre 6.000 tonnellate di oppio ammontano a circa 320 tonnellate di eroina pura diretta verso tutto il mondo. L’Afghanistan ha coperto circa l’85% della produzione mondiale di oppio nel 2020, fornendo l’80% di tutti i consumatori di oppiacei nel mondo. La continua incertezza, con le offensive dei talebani in aumento da aprile del 2021, la presa di Kabul ad agosto e il ritiro delle truppe straniere dal Paese, ha causato un aumento del prezzo dell’oppio che ha reso la produzione sempre più conveniente, nonostante un mercato relativamente saturo. Nel 2021, i proventi degli oppiacei in Afghanistan sono stati stimati per un valore che oscilla tra 1.8 e 2.7 miliardi di dollari.

Inoltre, rapporto dell’ONU sottolinea anche l’allarme relativo alle metanfetamine, legato ad un taglio dei costi di produzione in Afghanistan, grazie alla disponibilità in loco di una pianta che nasce spontaneamente, l’efedra. A tale proposito, l’Ufficio delle Nazioni Unite ha sottolineato le difficoltà di questo tipo di coltivazione, che necessità di molto spazio e potrebbe risultare insostenibile per una produzione su larga scala. Al contrario, l’Europa appare allarmata al riguardo, considerata la facilità con cui l’efedrina può essere estratta dalla pianta. La conseguente produzione di metanfetamine dall’efedrina rimane complessa, ma i rischi sono comunque consistenti per il mercato globale. Sempre a novembre, l’Osservatorio Europeo delle droghe e delle Tossicodipendenze (EMCDDA) ha pubblicato un report riguardo alle metanfetamine provenienti dall’Afghanistan, sottolineando che questo potrebbe beneficiare delle rotte consolidate per il traffico dell’eroina e degli oppiacei che collegano il Sud-Ovest dell’Asia all’Europa. 

Nel 2019, i dati suggerivano che la disponibilità complessiva di metanfetamine e il loro utilizzo in Europa rimanevano “relativamente bassi”. Tuttavia, già allora, la minaccia appariva in crescita “ad un punto in cui era impossibile da ignorare”. Tra i Paesi extra-UE, l’Afghanistan veniva indicato come luogo chiave per uno “sviluppo potenzialmente importante” nel prossimo futuro, considerata la produzione in aumento causata anche dal trasferimento di alcuni produttori iraniani in territorio afghano e da una riduzione dei costi pari a circa il 50% tramite l’utilizzo dell’efedra al posto dei medicinali che contengono il principio sintetico. Secondo quanto sottolineato dall’EMCDDA nel 2019, la produzione di metanfetamine in UE rimaneva limitata a tre aree precise: Repubblica Ceca e zone limitrofe, Stati Baltici (in particolare Lituania) e Paesi Bassi. 

Considerata la situazione interna in Afghanistan, con i talebani che hanno preso il potere con la forza il 15 agosto e sono a corto di liquidità a causa del congelamento dei vitali finanziamenti internazionali, i traffici illeciti sono una fonte di reddito vitale. Secondo un rapporto del team di monitoraggio del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, pubblicato a giugno del 2021 e relativo al periodo maggio 2020-aprile 2021, la produzione e il traffico di droghe – con riferimento sia agli oppiacei sia alle metanfetamine – rimaneva “la più importante fonte di reddito dei talebani”. 

Paesi come l’India parlano di narco-terrorismo afghano. Il primo dicembre, la stampa indiana ha citato un ufficiale antidroga afghano, che ha prospettato “una catastrofe imminente per il mondo” a tale proposito. I funzionari del settore, in Afghanistan e all’estero, descrivendo i talebani come “il più grande cartello della droga al mondo”, avrebbero evidenziato il fatto che il gruppo avrebbe finanziato l’insurrezione contro il precedente governo afghano, sostenuto dagli Stati Uniti, grazie anche ai nuovi proventi derivati dall’utilizzo delle rotte dell’eroina per trasportare la metanfetamina in nuovi mercati in Australia, Asia, Nord America, Europa e Africa. 

Il rapporto tra la coltivazione dell’oppio e l’insurrezione talebana è ben noto. Tali produzioni sono aumentate sostanzialmente durante il primo governo dei talebani, passando da circa 41.000 ettari nel 1998 a oltre 64.000 nel 2000, secondo i dati dell’epoca resi noti dal Dipartimento di Stato degli USA. Questo fenomeno ha interessato e continua ad interessare in modo particolare luoghi chiave per i talebani, come la provincia meridionale di Helmand. Per citare un esempio più recente della rilevanza di tale traffico, il 19 novembre del 2017, gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi aerei contro depositi di droga talebani, ritenuti una fonte di entrate pari a 200 milioni l’anno per il gruppo. All’epoca si riteneva ci fossero tra i 400 e i 500 laboratori per la produzione di eroina dall’oppio in tutto l’Afghanistan. 

Più recentemente, il 6 ottobre del 2019, il New York Times ha riferito la notizia della liberazione di 11 comandanti talebani da una prigione di massima sicurezza in Afghanistan, in un presunto scambio con degli ostaggi indiani. Tra gli individui liberati figurava anche un leader regionale del gruppo, Abdul Rashid Baluch, responsabile delle operazioni militari e politiche nella provincia sudoccidentale di Nimroz, arrestato mentre scortava un carico di oppio da quasi una tonnellata. Il quotidiano statunitense sottolineava che, nel 2015, Abdul Rashid Baluch era stato aggiunto alla lista dei cosiddetti Specially Designated Global Terrorists (SDGT) dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, specificando che l’uomo era implicato in un attacco che aveva causato la morte di un soldato statunitese nella provincia di Nimruz, nel 2013. Nello stesso periodo, Rashid era servito anche come “ufficiale di collegamento talebano con al-Qaeda (AQ)” ed era responsabile della pianificazione di incontri tra dirigenti talebani e membri di AQ a Karachi, in Pakistan. Il governo degli Stati Uniti aveva sottolineato il ruolo dell’uomo nel collegamento tra i talebani e l’organizzazione terroristica fondata da Bin Laden. Oggi, il tema del rapporto tra il nuovo esecutivo e al-Qaeda rimane di particolare interesse e continua a suscitare allarme. 

Sebbene i profitti derivanti dai traffici illegali di stupefacenti rappresentino una risorsa per l’Afghanistan, i talebani hanno preso una posizione pubblica netta al riguardo, appena saluti al potere. Nella sua prima conferenza stampa dalla presa di Kabul, il 17 agosto, il portavoce del gruppo, Zabihullah Mujahid, aveva annunciato che la produzione di droga si sarebbe fermata. Il principale effetto di questo annuncio è stato un raddoppiamento dei prezzi dell’oppio, secondo quanto riferito da un commerciante locale, intervistato dal The Guardian in un articolo pubblicato l’11 novembre. Come riportato dal quotidiano britannico, con l’economia al collasso e la siccità che sta spingendo milioni di afghani alla fame, i funzionari talebani nel Sud hanno avvertito che non ci sono alternative praticabili per gli agricoltori. “Gli agricoltori devono affrontare un’incombente minaccia di siccità. I terreni e i frutteti sono stati gravemente colpiti e questo costringerà molti a coltivare il papavero perché rimane l’unica ancora di salvezza”, ha dichiarato Abdul Ahad, governatore della provincia di Helmand. “Se la comunità internazionale non accetta le nostre richieste e le richieste della popolazione, degli agricoltori e del governo, non abbiamo altra scelta che la coltivazione del papavero”, ha aggiunto.

A tale proposito, in un articolo datato 21 novembre, il New York Times ha citato un’intervista del 16 novembre con il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, durante la quale il funzionario ha specificato che non vi era alcun piano per fermare o sradicare la coltivazione del papavero. “La nostra gente sta attraversando una crisi economica e privare le persone della loro unica fonte di reddito non è una buona idea”, ha dichiarato Mujahid, aggiungendo che i talebani stanno comunque incoraggiando gli agricoltori a “trovare alternative”. Come noto, l’oppio ha bisogno di meno irrigazione rispetto agli alberi da frutto. E la vendita e la distribuzione della sostanza illecita spesso si basa su una rete illegale, che garantisce una domanda del prodotto nonostante la chiusura delle frontiere o altri tipi di problemi che affliggono il commercio legale. Infine, è possibile ricordare che anche nel 2000, l’allora leader dei talebani, il mullah Omar, aveva ufficialmente vietato la coltivazione e il traffico di oppio. Questo però era finito per diventare una fonte vitale di entrate per i militanti talebani deposti nel 2001 con l’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dei partner internazionali. 

Come in passato, il traffico di droga in Afghanistan continua ad avere ripercussioni ed effetti destabilizzanti sulla sicurezza, soprattutto regionale. Le transazioni si muovono lungo reti illecite che finanziano organizzazioni criminali di vario genere. L’India si trova tra i due principali centri mondiali di produzione di oppio, la “Mezzaluna d’oro” Pakistan-Afghanistan-Iran e il “Triangolo d’oro” Myanmar-Thailandia-Laos. Le autorità di Nuova Delhi mettono in dubbio le rassicurazioni dei talebani sulla questione, considerati i recenti sequestri di eroina afghana in India

In Asia centrale, la maggior parte del traffico di stupefacenti diretta in Russia ed Europa è passata dal confine tra Afghanistan e Tagikistan. Nel Paese, i talebani hanno a lungo contato sull’appoggio di trafficanti, ma anche di militanti affini. Un particolare allarme si è riproposto, a luglio del 2021, quando sono circolate nuove notizie riguardo alle collaborazioni con Jamaat Ansarullah, un’organizzazione islamista nota anche come “i talebani tagiki”. Il confine tra i due Paesi, da quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul, rappresenta una preoccupazione costante per l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare tramite la quale la Russia si coordina con Tagikistan, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan.

Anche la Cina ha annunciato il finanziamento di una base militare lungo il confine afghano-tagiko. La notizia, che risale al 28 ottobre, si inserisce in un quadro di sempre maggiore allineamento di Pechino e Mosca sulla crisi in Afghanistan. In un contesto estremamente complesso, gli equilibri e gli sviluppi futuri rimangono tutti da determinare, ma è indubbio il ruolo estremamente rilevante che i traffici illeciti hanno avuto ed avranno in questa regione del mondo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione