Siria-Giordania: riaperta la zona franca, era chiusa da sei anni

Pubblicato il 5 dicembre 2021 alle 6:22 in Giordania Siria

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In un quadro caratterizzato da un progressivo riavvicinamento, Siria e Giordania hanno riaperto la zona franca al confine tra i due Paesi, a partire dal primo dicembre. Secondo alcuni, oltre a indicare una maggiore apertura di Amman e del mondo arabo verso Damasco, la mossa mira altresì a sostenere l’economia siriana.

Chiusa dal 2015 a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza derivanti dal conflitto siriano, la zona franca è situata in un’area che si estende su 6.500.000 metri quadrati, tra Giordania e Siria, ed è adiacente al valico di frontiera Jaber-Nasib. Secondo quanto affermato in un comunicato congiunto del Ministero siriano dell’Economia e del Commercio estero e del Ministero dell’Industria della Giordania, l’obiettivo della riapertura è favorire maggiore movimento commerciale, attrarre investimenti e attivare il settore dei servizi, creando, al contempo, opportunità di lavoro e perseguendo gli obiettivi di sviluppo economico e sociale di entrambe le parti. L’istituzione della zona franca, è stato precisato, è in linea con quanto stabilito, nel 1976, con l’accordo di cooperazione economica e regolamentazione degli scambi commerciali tra i due Paesi, il quale, a sua volta, rappresenta un pilastro della “azione araba congiunta”.

L’agenzia di stampa siriana filogovernativa, SANA, ha parlato di un clima “promettente” per gli investimenti, alla luce delle richieste ricevute da nuovi investitori già all’indomani della riapertura della zona franca. Il direttore generale della Zona Franca, Irfan al-Khasawneh, ha dichiarato che gli imprenditori già attivi hanno iniziato a ripristinare le proprie strutture, il che lascia ben sperare per il futuro delle attività economiche siro-giordane. Come riportato dal quotidiano panarabo al-Arab, la zona franca ospita impianti industriali riguardanti settori quali cemento, plastica, marmo, oli minerali, vernici e celle fotovoltaiche. Secondo fonti giordane, sono stati già avviati 590 progetti a livello commerciale, industriale e in materia di servizi, mentre altri 5.000 dunam, corrispondenti all’incirca a 5.000.000 metri quadrati, risultano essere ancora usufruibili.

Il quadro del riavvicinamento di Amman a Damasco comprende, poi, la riapertura del valico di frontiera Nasib-Jaber, ripristinato il 29 settembre, dopo essere stato chiuso come conseguenza delle tensioni nella regione meridionale siriana di Daraa, mentre, dal 3 ottobre, la “Royal Jordanian”, la compagnia di bandiera del Regno hashemita, ha ripreso i collegamenti per Damasco, dopo oltre dieci anni di interruzione dovuta alla guerra in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011. Circa il passaggio transfrontaliero, questo era stato già chiuso dal 2012 al 2018, mentre negli ultimi tre anni era stato oggetto di chiusure a intermittenza. Ad ogni modo, si tratta di uno snodo cruciale per il traffico di merci dal Libano e dalla Siria verso la Giordania e la Penisola araba. Pertanto, si spera che con la riapertura di Nasib-Jaber possano essere rafforzati gli scambi commerciali tra Amman e Damasco, riportandoli al valore di circa un miliardo di dollari, il che andrebbe a beneficio di entrambi i Paesi e popoli. Nel 2020, il volume è stato pari a 108,7 milioni di dollari.

La ripresa del movimento commerciale con Amman potrebbe rappresentare un fattore positivo per l’economia di Damasco, la quale risente delle conseguenze del conflitto e delle sanzioni imposte soprattutto dagli USA. Tuttavia, alcuni esperti hanno sottolineato che la Siria, in realtà, non ha molto da offrire alla controparte giordana, a causa del brusco calo delle attività industriali dal 2011. Ad ogni modo, obiettivo del governo damasceno è trovare vie d’uscita alla paralisi del proprio sistema economico, riallacciando rapporti con i vicini regionali. Al contempo, la riapertura del valico e della zona franca è stata vista da alcuni come un passo del percorso di ripristino dei rapporti con il governo siriano al di là degli aspetti economici, alla luce del rifiuto di Damasco delle iniziative proposte a livello arabo e internazionale per porre fine al perdurante conflitto civile.

A tal proposito, nei mesi scorsi, è stato diffuso un documento “segreto” della Giordania circa un “nuovo approccio” adottato da Amman nel trattare con il governo siriano del presidente Bashar al-Assad. In particolare, il documento parla di una serie di misure volte a ottenere un cambiamento graduale nel comportamento di Damasco, fino a giungere al ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria, seppur riconoscendo i “legittimi interessi” della Russia. Secondo quanto rivelato da un “alto funzionario occidentale”, il contenuto del documento è stato già discusso dal monarca giordano con i leader di altri Paesi arabi, mentre è stato portato all’attenzione dei presidenti di Russia e Stati Uniti, Vladimir Putin e Joe Biden.

A detta delle medesime fonti, la Giordania è stata incoraggiata a impegnarsi con Damasco dopo aver ricevuto il sostegno di Washington al progetto per l’estensione dei gasdotti attraverso la Siria, l’Egitto e i propri territori fino al Libano. Il sovrano hashemita ha inoltre ricevuto la promessa di non subire sanzioni da parte degli USA, in un momento in cui Amman cerca di allentare le sanzioni imposte al governo siriano con il “Caesar Act” dal 17 giugno 2020. Si tratta di una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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