Libia: la missione dell’Onu ricerca un nuovo inviato

Pubblicato il 4 dicembre 2021 alle 7:16 in Africa Libia

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Mentre l’attenzione continua a essere rivolta soprattutto alle elezioni presidenziali, vi è un’altra questione da risolvere relativa alla Libia, la nomina di un nuovo inviato della Missione di sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL). Tra i principali ostacoli sembra esservi la Russia.

Come riferito dal quotidiano libico al-Wasat, il mandato di Jan Kubis, attuale capo della Missione, terminerà il 10 dicembre prossimo. L’inviato onusiano, il 23 novembre scorso, ha presentato le sue dimissioni, senza fornire particolari motivazioni. L’Onu, dal canto suo, ha riferito che la mossa non è stata del tutto inaspettata. Tuttavia, questa è giunta in un momento particolare per la Libia, la quale sta provando a porre fine alla crisi scoppiata nel 2011. A seguito del cessate il fuoco, annunciato il 23 ottobre 2020, il Paese Nord-africano ha intrapreso un percorso di transizione democratica, che si prevede culminerà con le elezioni presidenziali e legislative, al momento calendarizzate a partire dal 24 dicembre prossimo. In tale percorso, le Nazioni Unite hanno svolto un ruolo significativo nel promuovere e incoraggiare la tregua sul campo e le iniziative politiche e diplomatiche che si sono susseguite. Motivo per cui, le dimissioni di Kubis non sono state prive di preoccupazioni.

L’inviato uscente, nel suo briefing finale del 24 novembre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si era offerto di rimanere in carica durante le elezioni libiche, al fine di assicurare una transizione lineare. Il capo delle Nazioni Unite, invece, ha deciso di porre fine al suo mandato il 10 dicembre. Nel frattempo, sono state avviate le discussioni volte alla designazione di un nuovo inviato. Stando a quanto riportato da al-Wasat, sulla base di un articolo della rivista statunitense Foreign Policy, la Russia si è opposta alla nomina di Nicholas Kay, un diplomatico britannico, ex rappresentante speciale in Somalia, il che avrebbe spinto il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a proporre Stephanie Williams, già inviata ad interim nel 2020, come capo provvisorio della Missione in Libia.

Anche in tal caso, però, si pensa che la Russia possa avere riserve. A tal proposito, riporta Foreign Policy, Mosca ha precedentemente bloccato sia il piano di Guterres di nominare Williams come rappresentante speciale ufficiale sia il piano di emergenza che avrebbe esteso il mandato della diplomatica statunitense in maniera provvisoria. Inoltre, spiega la rivista, non è la prima volta che Mosca si oppone a quella che considera una “proliferazione di cittadini britannici” in posizioni di rilievo negli organismi delle Nazioni Unite, come mostrato dal rifiuto di rinnovare il mandato per alcuni esperti di sanzioni, provenienti dal Regno Unito. Nel 2017, invece, la Russia ha impedito la nomina di un cittadino tedesco-americano, Richard Wilcox, un alto funzionario del Programma alimentare mondiale, che un tempo faceva parte del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca.

Un tale atteggiamento, però, contraddice l’intento di Guterres, il quale desidererebbe nominare un nuovo inviato in Libia quanto prima, consapevole della peculiarità del momento. Visti anche i precedenti all’interno della medesima missione, il timore è che l’Onu venga visto come un organismo non in grado di svolgere un ruolo efficace nel percorso di transizione libica.

La missione di Kubis aveva avuto inizio l’8 febbraio 2021, a pochi mesi di distanza dall’accordo di cessate il fuoco che ha posto apparentemente fine agli scontri sul campo tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e le forze legate al precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Prima di essere scelto come capo della Missione UNSMIL, Kubis ha rivestito il ruolo di ex-ministro degli Affari Esteri della Repubblica Slovacca, e, successivamente, di coordinatore speciale dell’Onu per il Libano, dal 2019. Inoltre, in passato, è stato anche inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan e l’Iraq. Secondo quanto rivelato dalle fonti diplomatiche, durante il voto per la sua nomina del 15 gennaio, non vi sono state opposizioni alla figura di Kubis per ricoprire il ruolo in questione ed è stato lo stesso Segretario generale dell’Onu, Guterres, a proporlo per sostituire Ghassan Salamé, l’ex-inviato delle Nazioni Unite in Libia.

Salamé, a sua volta, aveva abbandonato l’incarico il 2 marzo 2020, dopo circa tre anni, citando come motivazione le proprie condizioni di salute che non gli consentivano più di continuare a sostenere il carico di stress derivante dalla missione stessa, alla luce delle difficoltà riscontrate nel raggiungere la pace e la stabilità in Libia e nel dialogare con i diversi attori in conflitto. Da allora, Salamé era stato sostituito dalla sua vice, Stephanie Williams, che ha svolto il ruolo di inviata ad interim proprio in concomitanza con la fine dei combattimenti e l’avvio del percorso politico libico.

Kubis, sin dall’inizio del suo mandato, aveva ribadito il suo impegno a creare una Libia stabile, prospera e unita, sulla base dei risultati positivi raggiunti fino al 5 febbraio a Ginevra, giorno in cui i 75 membri del Forum di dialogo politico hanno eletto Mohammad Younes Menfi, un diplomatico libico della regione orientale, come presidente del Consiglio presidenziale e Abdulhamid Dabaiba nuovo primo ministro ad interim. Ad oggi, dopo un conflitto decennale, l’Onu e diverse potenze occidentali, Stati Uniti inclusi, hanno riposto grandi speranze nelle elezioni. Tuttavia, alcuni esperti dubitano che queste possano cambiare una “faziosità politica radicata” nel Paese Nord-africano. Il timore è che la competizione tra potenze rivali possa innescare nuove violenze, e gli episodi verificatisi nei giorni scorsi, minacce e violenze incluse, rappresenterebbero un primo campanello d’allarme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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