Facebook: il KGB bielorusso dietro account falsi di disinformazione contro la Polonia

Pubblicato il 4 dicembre 2021 alle 6:58 in Bielorussia Polonia USA e Canada

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Meta, la società legata a Facebook, ha annunciato che i servizi di sicurezza bielorussi, il KGB, sono dietro a numerosi account falsi che, nell’ultimo periodo, hanno criticato le autorità polacche in merito alla crisi migratoria che si sta consumando lungo il confine bielorusso-polacco.

A riportare l’indagine condotta da Meta è stata la testata statunitense The Washington Post. In un annuncio, mercoledì primo dicembre, il social ha dichiarato che oltre 40 account e 5 gruppi Facebook, ma anche 4 account Instagram e due eventi sono stati ricollegati ai servizi segreti bielorussi. Questi ultimi, fingendosi giornalisti e attivisti dell’UE, in particolare di Polonia e Lituania, si servivano dei profili per una campagna di disinformazione in cui accusavano le autorità di Varsavia di perpetrare violazioni e crimini nel respingere i migranti.

La strategia utilizzata da tali account includeva la stesura di post in inglese, in polacco e in curdo, con annesse immagini e video, in cui si affermava le che guardie di frontiera polacche stavano commettendo crimini contro i diritti umani. Secondo quanto riportato da Meta, il bacino di utenza degli account falsi era piuttosto ridotto: i gruppi erano formati da circa 1.400 persone, mentre gli account Instagram erano seguiti da meno di 200 persone. La società ha poi riferito di aver rimosso tutti i contenuti e gli account fake collegati al KGB. “Sebbene le persone [agli account] hanno tentato di nascondere la loro identità e il loro coordinamento, le indagini che abbiamo condotto hanno portato proprio al KGB bielorusso”, ha continuato Meta.

Inoltre, per rendere i profili più convincenti, gli account erano anche dotati di una foto del profilo, probabilmente generate utilizzando tecniche di intelligenza artificiale, ha affermato Meta. Analoghe rivelazioni erano state rilasciate, il 16 novembre, dai ricercatori della società di sicurezza informatica Mandiant. Le indagini avevano permesso agli esperti di collegare “con estrema certezza” il governo bielorusso alle attività del gruppo di hacker Ghostwriter. Quest’ultimo è noto per aver preso di mira “un’ampia varietà di entità governative e del settore privato, con un focus in Ucraina, Lituania, Lettonia, Polonia e Germania”, ha ricordato l’azienda statunitense.

Durante la crisi migratoria, iniziata lo scorso agosto e ancora in corso, media statali bielorussi più volte descritto come “violento” il trattamento che le guardie di frontiera polacche riservavano ai migranti. Lo schema che accomunava gli account falsi legati al KGB era il seguente, ha spiegato Meta, fornendo come esempio un account. Nel post, scritto in polacco, si leggeva: “la Polonia distorce sempre di più gli eventi al confine, accusando ingiustificatamente la parte bielorussa, cercando così di distogliere l’attenzione dalle attività illegali delle forze di sicurezza polacche in relazione ai rifugiati”. Tale punto di vista risulta essere incongruente con le dichiarazioni rilasciate dai migranti, citate da The Washington Post, secondo cui le forze bielorusse avrebbero usato la forza, per mezzo di percosse, contro di loro se questi non riuscivano ad attraversare il confine. Anche le guardie di frontiera polacche non sono esenti da critiche, poiché numerosi richiedenti asilo hanno affermato che anche Varsavia si serviva di mezzi e di un trattamento duro nella repressione.

Infine, è importante ricordare che, da quando le agenzie di intelligence Occidentali hanno accusato gli hacker russi di utilizzare falsi account per diffondere propaganda disinformativa durante le elezioni statunitensi del 2016, campagne di influenza simili sono diventate uno strumento comune per altri governi della regione. Inoltre, le agenzie di sicurezza della Bielorussia e della Russia sono strettamente collegate e spesso cooperano. Ad esempio, la nomenclatura del KGB rappresenta un retaggio dell’Unione Sovietica, quando gli organi di intelligence dei Paesi erano sotto lo stesso ombrello. 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione