UE: entrano in vigore le sanzioni, Minsk promette di rispondere con “dure” contromisure

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 9:13 in Bielorussia Europa USA e Canada

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L’Unione Europea, in coordinamento con il Canada, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ha imposto, giovedì 2 dicembre, un nuovo pacchetto di sanzioni contro la compagnia aerea bielorussa, Belavia, accusandola di favorire il trasporto dei migranti come parte di una tattica per destabilizzare il blocco europeo, e un totale di 28 entità a persone fisiche.

Tali misure, approvate lo scorso 15 novembre, sono entrate in vigore il 2 dicembre, secondo quanto riferito da Reuters. I governi dell’UE hanno inserito nella lista nera 17 persone e 11 entità, prendendo di mira giudici e alti funzionari bielorussi. Le sanzioni includono il congelamento di beni e il divieto di viaggio all’interno del blocco. Inoltre, le nuove misure vietano alle compagnie dell’UE di noleggiare aerei a Belavia, hanno rivelato funzionari europei. Non è chiaro se Belavia, al momento, sia tenuta a restituire i 17 velivoli noleggiati in precedenza tramite compagnie aeree in Irlanda. La decisione porta il numero totale di individui bielorussi soggetti alle sanzioni dell’UE a 183, insieme a 26 entità. Nella Gazzetta ufficiale del blocco, si legge che il presidente di Minsk, Alexander Lukashenko, ha concordato con il suo omologo russo, Vladimir Putin, “di pianificare l’apertura di nuove rotte aeree per Belavia”. Anche il Canada si è accodato alle nuove sanzioni, il medesimo giovedì, per condannare le azioni di Minsk, definite “attacchi contro i diritti umani”. Separatamente, il Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato di aver imposto restrizioni alle nuove emissioni del debito sovrano bielorusso e ha esteso le sanzioni contro 20 persone e 12 entità. L’ultimo round di misure ha lo scopo di incrementare la pressione su Lukashenko, accusato di brogli elettorali nelle elezioni presidenziali dell’agosto 2020, di adottare strategie di dura repressione dell’opposizione e di aver recentemente usato i migranti come arma, favorendo il loro arrivo al confine bielorusso-polacco per destabilizzare il blocco.

La risposta della Bielorussia è giunta il giorno dopo, venerdì 3 dicembre, attraverso le dichiarazioni rilasciate dal Ministero degli Esteri del Paese. Quest’ultimo ha promesso di adottare “dure contromisure, asimmetriche ma adeguate”. Inoltre, Minsk continua a ribadire che sarebbe stata l’UE a “inventare” la crisi migratoria. Il Ministero ha poi affermato che l’Unione, attraverso le “ipocrite” misure sanzionatorie, non fa altro che “mettere in pericolo la stabilità e la sicurezza dell’intera regione”. Incolpando Bruxelles di essere stato l’”iniziatore della crisi”, attraverso le sanzioni del 21 giugno scorso, Minsk ha esortato i funzionari europei ad annullare le nuove misure.

Tali sviluppi sono da collocare nel quadro della recente visita che il leader bielorusso, ha fatto, il 26 novembre, in un campo profughi a Bruzgi, posto sul valico di frontiera al confine con la Polonia. Durante la sua permanenza nella città frontaliera, il leader di Minsk ha tenuto un discorso in cui si è rivolto alle autorità polacche, ribadendo che non intende “politicizzare la questione dei rifugiati”. Inoltre, Lukashenko ha esortato Varsavia a permettere l’ingresso dei rifugiati in Germania poiché, secondo lui, solo in tal modo “la crisi al confine si risolverà”. Lukashenko ha poi affermato che le autorità bielorusse non ostacoleranno la penetrazione dei migranti in Occidente che, al momento, sono circa 3.000 sul territorio bielorusso. Concludendo il suo intervento, il presidente ha sottolineato l’importanza di risolvere ora la crisi, poiché, altrimenti, potrebbe aggravarsi significativamente in primavera.

In tale quadro, è importante ricordare che i Paesi confinanti con la Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crisi migratoria, acuitasi particolarmente nell’ultima settimana. Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia temono che le tensioni “possano degenerare in uno scontro militare”, considerando il numero di Forze Armate che tali Paesi hanno dispiegato lungo il confine che condividono con la Bielorussia. Secondo gli ultimi dati, Varsavia ha collocato alle frontiere un totale di 15.000 soldati. Inoltre, il Ministero degli Interni dell’Ucraina ha annunciato, l’11 novembre, l’intenzione di dispiegare 8.500 militari e agenti di polizia al confine con la Bielorussia, così come 15 elicotteri, con l’obiettivo di prevenire possibili tentativi di ingresso illegale.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione