Tunisia: il presidente cambia la data in cui si festeggia la Rivoluzione

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 15:46 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha deciso, giovedì 2 dicembre, di spostare la data per le celebrazioni dell’anniversario della Rivoluzione dei Gelsomini dal 14 gennaio del 2011 al 17 dicembre del 2010, giorno in cui le proteste sono iniziate.

“Il 17 dicembre è il giorno della celebrazione della rivoluzione, non più il 14 gennaio, come annunciato nel 2011”, ha detto Saied durante l’apertura di un consiglio ministeriale presso il palazzo presidenziale di Cartagine. Il 14 gennaio corrisponde al giorno in cui si considera conclusa la rivoluzione. Secondo Saied, “l’esplosione rivoluzionaria è iniziata a Sidi Bouzid”, nella regione centro-occidentale del Paese, quando, il 17 dicembre 2010, il venditore ambulante Mohamed Bouazizi si è dato fuoco davanti alla sede del governatorato per protestare contro il sequestro della propria merce da parte delle autorità. Questo atto ha causato una rivolta popolare che ha posto fine al governo del presidente Zine el-Abidine Ben Ali, dopo circa 23 anni al potere.

Saied ha affermato di ritenere che il 14 gennaio 2011, giorno della caduta di Ben Ali, non dovrebbe essere celebrato come anniversario della prima rivolta della Primavera araba. Per il presidente tunisino, sarebbe più opportuno fissare tale data al 17 dicembre 2010, dal momento che, a detta di Saied, la rivoluzione non si è conclusa ma è ancora in corso. “Purtroppo, il 14 gennaio, la rivoluzione è stata dirottata per escludere il popolo e impedirgli di esprimere la propria volontà e gli slogan che aveva brandito”, ha dichiarato il capo di Stato. Dal 2011, questo giorno era considerato di festa in tutta la Tunisia tranne che a Sidi Bouzid, dove la rivoluzione veniva già celebrata ogni anno, da un decennio a questa parte, il 17 dicembre, in omaggio al gesto di Bouazizi.

Saied ha già apportato una serie di modifiche interne al sistema tunisino. Con una mossa effettuata il 25 luglio scorso, il presidente ha assunto su di sè l’autorità esecutiva, introducendo “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di incertezza politica. In particolare, ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e sospeso le attività del Parlamento. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si trattava di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. 

Alle misure straordinarie del 25 luglio ha fatto seguito il decreto presidenziale del 22 settembre, con il quale il presidente ha annunciato la proroga del congelamento dei poteri del Parlamento. Con il decreto presidenziale, inoltre, il ruolo del governo è stato ridimensionato. Stando a quanto stabilito, il capo di Stato esercita il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri” ed è lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Le misure annunciate Saied fanno pendere la bilancia del potere esecutivo dal lato della presidenza. L’11 ottobre, il capo di Stato ha approvato la formazione di un nuovo governo. La squadra è presieduta da Najla Bouden, primo premier donna del Paese.

Inizialmente, le mosse di Saied hanno ricevuto un certo sostegno da parte della popolazione e varie manifestazioni, cui hanno partecipato migliaia di persone, sono state organizzate per supportare la sua presa politica. Tuttavia, dopo che diversi esponenti di spicco sono stati arrestati e in centinaia sono stati sottoposti a divieti di viaggio, la popolarità del capo di Stato è iniziata a calare. Tra gli esempi, vi è il caso di Moncef Marzouki, un ex presidente tunisino, che attualmente vive fuori dal Paese, il quale ha ricevuto un mandato di arresto internazionale per gli attacchi verbali rivolti contro Saied.

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Chiara Gentili

di Redazione