Siria, Deir Ezzor: l’ISIS colpisce forze di Damasco e un giacimento petrolifero

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 9:12 in Medio Oriente Siria

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Decine di dipendenti del giacimento petrolifero di al-Kharatah, situato nel governatorato di Deir Ezzor, nell’Est della Siria, sono stati uccisi, mentre almeno altri 2 sono rimasti feriti, a seguito dell’esplosione di un ordigno improvvisato posto sul bus sul quale viaggiavano. Un attacco separato, attribuito allo Stato Islamico, ha colpito una postazione delle Forze di Difesa Nazionale (NDF), affiliate all’esercito di Damasco, nella medesima regione.

La notizia è stata riportata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), con riferimento a episodi verificatisi il 2 dicembre. Circa la prima esplosione, non è chiaro di chi sia la responsabilità. Al-Kharatah, precisa il centro di monitoraggio con sede a Londra, è situato nella periferia Sud-occidentale di Deir Ezzor, un’area dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Il giacimento era stato riconquistato dalle forze di Damasco, legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, a settembre 2017, a seguito di violente battaglie contro l’ISIS. Il secondo attacco, invece, ha preso di mira postazioni delle NDF sulla strada in direzione al-Madhoul, nel deserto di al-Masrab, anch’esso situato nella periferia occidentale di Deir Ezzor, nei pressi del suddetto giacimento. A seguito degli episodi del 2 dicembre, secondo quanto riferisce il SOHR, le forze di Damasco, le NDF e i loro affiliati hanno avviate intense campagne volte a setacciare la regione di Deir Ezzor e scovare le cellule terroristiche ancora attive. A tal proposito, fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed che l’esercito siriano ha preso di mira con più di 40 colpi di artiglieria l’area desertica occidentale di Deir Ezzor, circa mezz’ora dopo la prima esplosione.

Parallelamente, il medesimo quotidiano, il 2 dicembre, ha riportato la notizia di un attacco effettuato nei pressi del giacimento di al-Thawra, situato nel governatorato di Raqqa, nel Nord-Est della Siria, controllato da milizie filoiraniane e filorusse. Un altro attentato, attribuito all’ISIS, ha, invece, colpito postazioni appartenenti alle Brigate al-Quds, a Sud-Ovest di Deir Ezzor, provocando feriti. Da parte loro, le forze russe hanno continuato a condurre raid aerei contro presunti nascondigli dello Stato Islamico. A detta di al-Araby al-Jadeed, nella giornata del 2 dicembre ne sono stati monitorati 35. Questi hanno preso di mira circa 14 siti in diverse località siriane, da Palmira a Deir Ezzor al deserto di Rusafa, nel Sud-Ovest di Raqqa. Anche il 14 novembre scorso, lo stesso SOHR aveva documentato l’uccisione di 18 membri delle forze damascene e di milizie ad esse affiliate, in diverse aree del deserto siriano, una regione nota altresì con il nome di Badia. Risale, invece, al 18 settembre, un attacco perpetrato dall’ISIS contro un gasdotto della centrale elettrica di Deir Ali, a Sud-Est di Damasco, che ha causato un blackout nella capitale e nelle zone limitrofe.

Secondo alcuni analisti, l’intensificarsi degli attacchi ad opera dell’ISIS riflette la difficoltà delle forze di Assad e dei suoi alleati di eliminare definitivamente quelle cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia. Anche nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione