Libia: la compagnia Shell pronta a ritornare

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 6:17 in Africa Libia

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La società multinazionale anglo-olandese Shell sta valutando l’ipotesi di ritornare in Libia e di portare avanti un piano volto allo sviluppo di nuovi giacimenti e infrastrutture petrolifere e del gas. L’attenzione verrà altresì puntata all’energia solare.

La notizia è stata dapprima riportata, il 30 novembre, da diversi media libici, tra cui il canale satellitare 218tv, sulla base delle rivelazioni di fonti interne alla compagnia stessa. Poi, il primo dicembre, il ministro del Petrolio e del Gas del governo di unità nazionale, Mohamed Aoun, ha riferito di aver discusso con delegati di Shell delle aree in cui poter cooperare per sviluppare il settore energetico libico e favorire il ritorno della compagnia nel Paese Nord-africano. Stando a quanto specificato, le discussioni hanno riguardato le attività di esplorazione di petrolio e gas nei bacini onshore di Sirte e Ghadames e nel bacino offshore della Cirenaica, lo sviluppo di giacimenti petroliferi esistenti, la realizzazione di una nuova infrastruttura petrolifera e del gas, la realizzazione di un progetto di energia solare a Sud del bacino di Sirte, la riqualificazione di giacimenti esistenti, come il blocco NC-174 nel bacino di Murzuq, e lo sviluppo di nuovi, incluso l’impianto di Ain Al-Jerbi.

La multinazionale anglo-olandese, in generale, starebbe provando a diminuire gli investimenti nei combustibili fossili e a ridurre le emissioni di gas serra. Lo stesso progetto di energia solare a Sud di Sirte fa parte della strategia di Shell volta a ridurre la produzione di petrolio fino al 2% all’anno entro il 2030 e ad aumentare gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni di carbonio, fino a raggiungere il 25% del proprio budget entro il 2025 .

Da parte sua, il ministro libico Aoun ha fornito rassicurazioni, mettendo in luce la stabilità che al momento caratterizza la Libia, il che consentirebbe a Shell di ritornare nel Paese dopo che, già in passato, la società ha svolto un ruolo significativo. Shell è considerata una delle compagnie più rilevanti per il settore petrolifero libico, a cui è legata, dal 1966, attraverso una serie di concessioni. Risale al 2012 l’interruzione delle proprie attività, con relativo abbandono dei pozzi petroliferi, soprattutto a causa della precaria sicurezza provocata dalla crisi e dalla guerra civile.

In realtà, già il 2 agosto scorso, delegati di Shell avevano incontrato il capo della compagnia petrolifera statale libica National Oil Corporation, Mustafa Sanalla, il quale aveva anch’egli sottolineato che la situazione in Libia è migliorata, grazie alla presenza di un governo di unità nazionale provvisorio, e le condizioni sono favorevoli alla ripresa delle attività di Shell, il cui ritorno è di grande importanza, vista l’esperienza della compagnia nel Paese Nord-africano e il legame che la unisce a NOC.

L’economia libica, ancora non diversificata, si basa sulle attività legate a petrolio e gas per oltre il 60% della produzione economica aggregata e per oltre il 90% sia delle entrate fiscali sia delle esportazioni. Prima del 2013, i ricavi petroliferi oscillavano tra 40 e 45 miliardi di dollari. Secondo la Banca Centrale libica a Tripoli, le entrate “perse” dal blocco derivante dal conflitto sono ammontate a circa 11 miliardi di dollari l’anno, mentre la NOC ha riferito di aver subito perdite pari a circa 231 miliardi in nove anni. La produzione di petrolio era diminuita già nel 2013, a 933.000 barili al giorno, e ha continuato a vacillare, a causa del conflitto, fino a raggiungere un milione di barili al giorno nel 2019 e una media di 322.000 barili al giorno a fine 2020.

A peggiorare la già fragile situazione economica e sociale vi è stata la pandemia di Covid-19, la quale ha colpito un Paese con infrastrutture e servizi sanitari limitati. Ora, nel bilancio 2021, il governo ha calcolato il prezzo di un barile di petrolio a 45 dollari, a un tasso di esportazione di 1.250 milioni di barili al giorno. Tuttavia, nel mercato internazionale, il prezzo di un barile ha superato i 74 dollari. Secondo il governatore della Banca centrale della Libia, Siddiq al-Kabir, la Libia necessita di produrre 1,7 milioni di barili al giorno per raggiungere la sostenibilità finanziaria. In base alle stime del Fondo Monetario Internazionale, il prezzo di un barile di petrolio dovrebbe raggiungere 57 dollari per raggiungere l’equilibrio fiscale, nel 2021, e 70,3 dollari, il prossimo anno.

Tuttavia, già nel mese di settembre scorso, sono stati registrati segnali di ripresa. Nello specifico, la National Oil Corporation ha riferito che i ricavi netti dalle vendite di petrolio greggio, gas, condensati, prodotti petroliferi e petrolchimici hanno raggiunto livelli record, pari all’incirca a 1,8 miliardi di dollari. In particolare, la cifra raggiunta è stata pari a 1.667.406.112 dollari per il petrolio greggio e 92.042.490 dollari per gas e condensati. Al contempo, i ricavi netti dei prodotti petroliferi sono stati pari a 33.717.871 dollari, mentre i ricavi petrolchimici hanno raggiunto quota 3.057.265 dollari, a cui vanno aggiunti 5.277.821 euro. Come specificato dalla compagnia stessa, si tratta di una conseguenza dell’aumento dei prezzi a livello internazionale, oltre che dell’incremento della produzione petrolifera del Paese Nord-africano stesso.  

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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