Libano, crisi con il Golfo: il ministro dell’Informazione si dimette

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 16:22 in Libano Medio Oriente

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Il ministro dell’Informazione libanese, George Kordahi, i cui commenti hanno provocato una crisi diplomatica tra Beirut e altri Paesi del Golfo, si è dimesso. “L’interesse del Libano e dei libanesi prevalgono sugli interessi personali” ha affermato il ministro nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi, venerdì 3 dicembre.

Le dimissioni sono giunte dopo oltre un mese dall’inizio della crisi diplomatica, la cui origine è da far risalire alle dichiarazioni di Kordahi rilasciate nel corso di un’intervista registrata il 5 agosto, quando il ministro non era ancora membro dell’esecutivo, e diffuse dal 26 ottobre su social network legati ad al-Jazeera. In particolare, Kordahi, oltre a ritenere il conflitto in Yemen “assurdo” e futile, ha affermato che i ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto civile in Yemen, agiscono per “autodifesa” e, pertanto, non dovrebbero essere considerati “aggressori”, in quanto questi mirano semplicemente a difendersi da attacchi esterni.

Per Riad, la quale guida una coalizione internazionale a sostegno delle forze yemenite filogovernative, le dichiarazioni del ministro libanese hanno rappresentato “un nuovo episodio di posizioni riprovevoli emesse da funzionari del Libano nei confronti del Regno e delle sue politiche”. Alla luce di ciò, il 29 ottobre, l’Arabia Saudita ha vietato tutte le importazioni dal Libano e ha concesso all’ambasciatore libanese 48 ore per lasciare il Paese del Golfo. Riad ha altresì vietato ai suoi cittadini di recarsi in Libano e ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Beirut. Poco dopo, anche il Bahrein e il Kuwait hanno adottato misure simili, mentre, il 30 ottobre, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno richiamato il proprio ambasciatore e hanno richiesto agli emiratini espatriati in Libano di ritornare in patria.

In tale quadro, il governo libanese ha, sin da subito, preso le distanze dalle affermazioni del ministro, mentre il premier, Najib Mikati, già il 4 novembre scorso, si era detto favorevole alle sue dimissioni, esprimendo la determinazione della propria squadra a risolvere la questione attraverso una precisa tabella di marcia. Kordahi, appoggiato, tra gli altri, dal gruppo sciita Hezbollah, ha inizialmente rifiutato di lasciare il suo incarico al governo. Poi, il 3 dicembre, ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni nel corso di una conferenza stampa, sebbene già nella sera del giorno precedente fossero circolate le prime notizie a riguardo. “C’è un’opportunità che non possiamo perdere” ha dichiarato il ministro, con riferimento all’intenzione di ricucire i rapporti con il Golfo e soprattutto con l’Arabia Saudita. A tal proposito, Kordahi ha sottolineato che non era sua intenzione offendere altri Paesi e che le relazioni saudite-libanesi dovrebbero andare oltre le dichiarazioni di un ministro. Ad ogni modo, si è detto infastidito per le misure di “boicottaggio” adottate e per il “panico” provocato tra i libanesi emigrati nel Golfo. Per il momento, la guida del dicastero dell’Informazione verrà temporaneamente affidata al ministro dell’Istruzione, Abbas al-Halabi, in attesa di un sostituto.

Secondo diverse fonti, Kordahi avrebbe preso una decisione simile dopo essersi consultato con “alleati”, di cui, però, non è stata specificata l’identità. Ad ogni modo, il primo dicembre, Kordahi ha tenuto colloqui con il premier Mikati, mentre sono trapelate informazioni su un possibile incontro anche con il capo di Stato, Michel Aoun. Non da ultimo, alcuni hanno messo in luce come le dimissioni siano giunte in concomitanza con il tour nel Golfo intrapreso, il 3 dicembre, dal presidente francese, Emmanuel Macron, il quale, a detta dello stesso Kordahi, sarebbe stato favorevole all’allontanamento del ministro dalla squadra governativa di Beirut, così da poter persuadere Riad ad aprire canali di dialogo con le parti libanesi.

Come riportato dal quotidiano libanese L’Orient le Jour, nel corso delle ultime settimane, il capo della diplomazia saudita, in realtà, ha più volte sottolineato che la crisi diplomatica non è stata causata solo dalle parole di Kordahi, ma deriva altresì dalla crescente influenza di Hezbollah nella politica libanese. Ad ogni modo, non è la prima volta che Beirut si trova ad affrontare situazioni simili. In particolare, a maggio scorso, diversi Stati hanno mostrato opposizione alle dichiarazioni del ministro degli Esteri dell’allora governo custode del Libano, Charbel Wehbe, il quale aveva accusato i Paesi del Golfo di essere responsabili dell’ascesa dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. L’Arabia Saudita, da parte sua, ha convocato l’ambasciatore libanese a Riad, mentre, il 19 maggio, il ministro Wehbe ha chiesto di essere esonerato dal suo incarico. Secondo alcuni, dichiarazioni simili avrebbero rappresentato una risposta alle affermazioni di un ospite saudita della trasmissione in cui Wehbe aveva parlato, che aveva accusato Michel Aoun di aver ceduto il proprio Paese al movimento sciita Hezbollah. Altri, invece, hanno evidenziato come le accuse di Wehbe contro i vicini del Golfo potessero essere conseguenza del loro mancato aiuto al Libano, un Paese caratterizzato da una crescente e perdurante crisi economica e finanziaria.

I rapporti tra Beirut e Riad sono tesi da diversi anni, soprattutto a causa della crescente influenza di Hezbollah, alleato dell’Iran, nella scena politica libanese. In tale quadro si colloca altresì la mossa del Regno del Golfo del 25 aprile scorso, data in cui l’Arabia Saudita ha deciso di vietare l’import di frutta e verdura dopo aver sventato un tentato contrabbando di 5,3 milioni di pillole Captagon presso il porto di Gedda, dove le sostanze stupefacenti erano state poste in casse che avrebbero dovuto contenere melograni. 

  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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