Iraq: attentato dell’ISIS nel Kurdistan, vittime anche civili

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 10:01 in Iraq Medio Oriente

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Due villaggi nella regione settentrionale del Kurdistan iracheno sono stati presi di mira, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre, da cellule dello Stato Islamico. Il bilancio delle vittime, al momento pari a 12 morti, include sia membri delle forze armate locali, Peshmerga, sia civili.

Secondo quanto riportato dal gruppo mediatico Rudaw, ad essere colpita è stata la città di Makhmour e, nello specifico, i villaggi di Liheban e Khidirjija, nell’area di Qarachogh, a sua volta situata nella provincia di Erbil. Un cittadino locale, in condizioni di anonimato, ha riferito che l’ISIS ha colpito un’abitazione con lanciatori RPG, provocando morti e feriti. Parallelamente, Sirwan Barzani, comandante Peshmerga a Makhmour, ha dichiarato che le proprie forze hanno subito un attacco dello Stato Islamico, a cui hanno risposto. Sebbene in un primo momento fosse stata già riportata l’uccisione di 3 civili, membri di una stessa famiglia, il 3 dicembre le forze curde hanno riferito che il bilancio delle vittime è salito a quota 12. Stando a quanto specificato, membri Peshmerga sono stati uccisi a seguito dell’esplosione di un ordigno piantato da militanti jihadisti, mentre le forze locali si stavano dirigendo verso uno dei luoghi colpiti.

Quanto accaduto tra il 2 e il 3 dicembre fa seguito all’attentato del 29 novembre, data in cui militanti dell’ISIS hanno attaccato le forze peshmerga all’interno dei confini della città di Kifri, nel Nord-Est dell’Iraq, amministrativamente inclusa nel governatorato di Diyala. I Peshmerga hanno riferito di aver respinto l’attacco, ma un proprio membro è rimasto ucciso, mentre altri 3 sono rimasti feriti. Precedentemente, il 27 novembre, altri 6 membri delle forze curde sono stati uccisi, mentre altri 4 sono rimasti feriti, a seguito di un attacco, anch’esso rivendicato dallo Stato Islamico, contro le postazioni Peshmerga situate nel distretto di Kifri.

A seguito di tale attentato, il secondo presidente della regione del Kurdistan, Nechirvan Barzani, il 28 novembre, ha dichiarato che l’intensificarsi degli attentati nella regione rappresenta una minaccia che richiede una maggiore cooperazione tra le forze Peshmerga e le forze di sicurezza irachene, oltre al sostegno della coalizione internazionale anti-ISIS. “Abbiamo messo in guardia più volte delle minacce dei terroristi dell’ISIS e del loro riavvicinamento”, ha, invece, affermato il primo ministro della regione del Kurdistan, Masrour Barzani, sul proprio account Twitter.

Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare il Paese probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive.

Si tratta di aree contese tra i governi di Erbil e Baghdad, le cui dispute territoriali hanno indebolito l’apparato di sicurezza. Leader e politici curdi hanno richiesto più volte la partecipazione delle forze peshmerga nell’apparato di sicurezza centrale, da cui le forze curde sono state espulse nel 2017, a seguito del referendum sulla secessione della regione del Kurdistan in Iraq. Ciò ha provocato continue controversie, mentre non è stato mai del tutto chiaro chi dovesse occuparsi della sicurezza della regione, consentendo all’ISIS di far leva sulla precaria stabilità per condurre le proprie operazioni. Anche a Diyala la mancanza di una “leadership unificata” rende l’intera regione sempre più instabile. A tal proposito, alcuni hanno evidenziato che le Forze di Mobilitazione Popolare sembrano agire su propria iniziativa, senza seguire le indicazioni delle forze di sicurezza irachene, alimentando ulteriormente una situazione di caos. 

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Parallelamente, come segnalato dai “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. A detta del medesimo report, la campagna condotta dall’ISIS mira a ristabilire il cosiddetto califfato, un obiettivo che viene perseguito facendo leva sul sostegno delle popolazioni di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione