Argentina: ex presidente Mauricio Macri accusato di spionaggio

Pubblicato il 3 dicembre 2021 alle 13:08 in America Latina Argentina

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L’ex presidente argentino, Mauricio Macri, è stato accusato di spionaggio illegale ai danni delle famiglie di 44 marinai morti nell’affondamento del sottomarino San Juan, scomparso il 15 novembre del 2017. Il reato imputato all’ex capo di Stato comporta una condanna da 3 a 10 anni di carcere e arriva dopo che Macri è stato citato in giudizio e ha testimoniato, davanti ad un tribunale federale, nel mese di ottobre. 

L’accusa, emessa mercoledì primo dicembre dal giudice Martin Bava, è quella di aver compiuto “azioni di intelligence vietate” e di aver creato “le condizioni affinché dati personali fossero raccolti, archiviati e utilizzati”. La sentenza è stata riassunta in un fascicolo di 174 pagine. Nello specifico, Macri avrebbe richiesto un dossier sui parenti delle persone dell’equipaggio del sottomarino, vietando le leggi che regolano i servizi di intelligence nel Paese. Le famiglie delle vittime avrebbero riferito di essere state seguite, intercettate e filmate e di aver subito intimidazioni dopo aver accusato la Marina argentina di responsabilità nell’incidente, citando, tra le motivazioni, la negligenza nella manutenzione e nella gestione del mezzo. A detta dei familiari, le autorità avrebbero cercato, tramite attività di spionaggio, di scoraggiare qualsiasi pretesa legale degli interessati in relazione all’affondamento del sottomarino.

San Juan è sprofondato nell’Oceano Atlantico, a circa 430 chilometri dalle coste del Paese. Scomparso a novembre 2017, è stato ritrovato poco più di un anno dopo, a una profondità di oltre 900 metri, ma le autorità hanno deciso di non provare a riportarlo a galla. La nave sarebbe stata schiacciata da un’implosione apparentemente causata da un guasto tecnico.

Macri, in passato, aveva presentato alla Corte una dichiarazione scritta, affermando: “Non ho spiato nessuno, non ho mai ordinato a nessuno nel mio governo di spiare nessuno”. Il leader della destra argentina aveva altresì tentato di chiedere l’archiviazione del caso, adducendo, tra le motivazioni a sostegno della sua tesi, quella secondo cui la Corte non disporrebbe dell’autorità di revocare all’intelligence statale le disposizioni sulla segretezza. Tale richiesta è stata però respinta. Nella giornata di mercoledì, l’ex presidente è tornato a negare tutte le accuse sul suo conto, definendole parte di una strategia di “persecuzione politica”. Macri ritiene che il processo sia finalizzato a gettare ombra sulla sua coalizione, “Juntos por el Cambio” (Jxc), in un momento in cui quest’ultima sembra attirare grandi consensi. Le elezioni legislative del 14 novembre hanno infatti visto la coalizione di governo, Frente de Todos, del presidente Alberto Fernández, perdere la maggioranza al Senato e soccombere alla Camera dei Deputati, riducendo al minimo il vantaggio rispetto all’opposizione. A seguito di questo verdetto, per la prima volta dal ritorno della democrazia, nel 1983, la sinistra del peronismo non controlla più la Camera alta.

Nel caso giudiziario che ha coinvolto la figura di Macri, altre 12 persone sono state incriminate. Nell’atto di accusa presentato nei confronti dell’ex presidente, il giudice Bava ha scritto: “Il significato delle informazioni raccolte, l’intenzione alla base e la sistematicità dei documenti analizzati in questo caso ci consentono di affermare che questa intelligence illegale è stata messa insieme per una persona: Mauricio Macri”. Il giudice ha concesso all’ex capo di Stato la possibilità di pagare una cauzione di 100 milioni di pesos (990.000 dollari). Gli è proibito lasciare il Paese. Macri è rimasto in carica dal 2015 al 2019, quando è stato sconfitto da Fernandez, candidato dell’opposizione di centrosinistra.

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Chiara Gentili

 

di Redazione