Yemen: attacchi di precisione contro Sanaa, l’esercito avanza a Ma’rib

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 9:18 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita ha riferito, nelle prime ore di oggi, giovedì 2 dicembre, di aver condotto ulteriori raid “di precisione” contro la capitale yemenita, Sanaa, e Saada, nel Nord-Ovest dello Yemen. Nel frattempo, la regione di Ma’rib, situata a Est di Sanaa, continua a essere teatro di tensioni.

Secondo quanto precisato dalle forze guidate da Riad, gli ultimi bombardamenti hanno preso di mira “obiettivi militari legittimi”, tra cui magazzini di armi e di rifornimenti militari. Non da ultimo, due depositi militari situati nell’Est di Sanaa, in fase di costruzione, sono stati distrutti, oltre a luoghi adibiti all’assemblaggio di missili balistici e droni a Saada. Come nelle operazioni precedenti, l’alleanza internazionale ha affermato di aver adottato le misure preventive necessarie a salvaguardare la vita dei civili e ad evitare danni collaterali, agendo nel rispetto delle norme del Diritto umanitario internazionale.

Le ultime dichiarazioni sono giunte dopo che, il primo dicembre, la coalizione aveva riferito di aver intercettato e distrutto un drone nello spazio aereo del governatorato yemenita centro-occidentale di Amran. In tal caso, si pensa che questo sia stato lanciato dall’aeroporto internazionale di Sanaa, dove era stato precedentemente assemblato e depositato. Stando a quanto specificato dall’alleanza internazionale, è stato un intero contingente ad essere stato colpito all’interno dell’aeroporto, al fine di “neutralizzare” la minaccia posta da droni e missili.

Si tratta di azioni inserite nel quadro di un’operazione lanciata, il 23 novembre scorso, in risposta alle continue azioni “ostili” degli Houthi a Ma’rib. Tale governatorato, il cui capoluogo omonimo dista circa 120 chilometri dall’Est di Sanaa, rappresenta l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. Dal mese di febbraio scorso, il gruppo sciita sta portando avanti un’offensiva volta ad espugnare una regione ricca di risorse petrolifere, che gli consentirebbe di completare i propri piani espansionistici nel Nord del Paese. Tuttavia, i ribelli devono far fronte alla forte resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato sia dalla coalizione internazionale a guida saudita sia da tribù e gruppi di resistenza locali.

A tal proposito, la coalizione ha riferito, il primo dicembre, di aver effettuato ulteriori 23 operazioni contro Ma’rib nell’arco delle 24 ore precedenti, provocando ingenti perdite in termini materiali e di vite umane per i ribelli. Nello specifico, sono stati circa 120 i combattenti rimasti uccisi, mentre 23 veicoli militari risultano essere stati distrutti. Come precisato dal portavoce delle forze armate yemenite, Abdo Majali, l’esercito filogovernativo ha registrato progressi sui fronti di Dhanna e al-Amoud, presso al-Juba, e in alcune aree di Harib. Inoltre, è stato ripristinato il controllo su alcuni siti definiti “strategici”, in contemporanea ai contrattacchi sui fronti occidentali di Ma’rib, dove sono state inflitte “ingenti perdite” agli Houthi. Secondo fonti locali, circa 783 combattenti ribelli sono stati seppelliti nel mese di novembre scorso, tra cui 20 generali di brigata, 43 colonnelli e 58 tenenti. In tale quadro, il ministro della Difesa yemenita, Mohammed Ali Al-Maqdashinel corso di un’intervista rilasciata all’emittente al-Arabiya, ha affermato che nei prossimi giorni potrebbero esservi cambiamenti significativi, a favore dell’esercito, su più fronti yemeniti. Ad ogni modo, le forze filogovernative non si arrenderanno fino a quando non riusciranno ad entrare a Sanaa e Saada, ha precisato al-Maqdashi. 

Ciò che continua a destare preoccupazione a livello internazionale è la situazione umanitaria a Ma’rib. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni aveva precedentemente riferito che 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021 nel solo governatorato. Poi, il primo dicembre, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) in Yemen ha sottolineato che la situazione umanitaria è peggiorata e che più di 45.000 persone sono state sfollate da Marib da settembre scorso. Da parte loro, le organizzazioni umanitarie continuano a fornire supporto, “nonostante le difficoltà legate all’accesso e alla mancanza di fondi”. Secondo quanto riferito da UNICEF il 19 ottobre, quattro bambini su 5, pari a 11 milioni, hanno bisogno di assistenza umanitaria.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro conflitto civile, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione