Venezuela: il caso dello Stato di Barinas getta nuova ombra sulle elezioni amministrative

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 14:54 in America Latina Venezuela

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Le ultime elezioni in Venezuela non sono ancora finite. La battaglia per lo Stato di Barinas continua dopo che la Corte Suprema di Giustizia ha ordinato, questo lunedì, 29 novembre, con una decisione controversa, l’annullamento e la conseguente ripetizione del voto per la nomina del governatore locale.

Il tribunale ha riconosciuto che il candidato dell’opposizione, Freddy Superlano, avrebbe ottenuto più voti di Argenis Chávez, governatore di Barinas dal 2017 e fratello del defunto presidente Hugo Chávez, ma ha deciso di ripetere il voto, il 9 gennaio, perché a Superlano sarebbe stata imposta una precedente squalifica dall’Ufficio del Controllore. Tuttavia, la questione è ancora più complessa dal momento che l’aspirante governatore avrebbe ricevuto il via libera alla candidatura come “concessione” per garantire la partecipazione al voto del fronte antigovernativo. Le autorità, pertanto, avrebbero inserito Superlano, prima delle elezioni, nella lista degli oppositori condannati ma graziati dal presidente Nicolás Maduro. Ciononostante, la sentenza del Tribunale supremo di Giustizia ha bloccato lo scrutinio dei voti e disposto la ripetizione delle elezioni nello Stato regionale.

Barinas, patria e bastione elettorale di Chavez, era rimasto l’unico Stato a non aver proclamato il nome del governatore, a causa di un ritardo nello scrutinio di tre sezioni elettorali. Dal trionfo della “rivoluzione bolivariana”, il governo locale della regione è sempre stato nelle mani di un parente diretto di Chavez. 

Superlano ha descritto l’accaduto come un “colpo di stato costituzionale” e ha assicurato che protesterà sia a livello nazionale che internazionale per affermare la sua vittoria. Dopo aver saputo della sentenza della Corte, il direttore del Consiglio elettorale nazionale (CNE), Roberto Picón, nominato su proposta dell’opposizione, ha dichiarato, in un comunicato, che l’ente non era a conoscenza della squalifica che gravava su Superlano e ha assicurato che, con la ripetizione delle elezioni, “non solo viene lesa gravemente l’autorità del Consiglio Elettorale Nazionale, ma anche la volontà del popolo di Barinas”. Dal canto suo, Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale e leader chiave del chavismo, ha affermato che il Venezuela avrebbe tenuto “le elezioni più pulite del mondo”.

Quanto accaduto ha accresciuto i dubbi sulla regolarità delle elezioni locali e regionali del 21 novembre in Venezuela. Caratterizzate da una bassa affluenza (circa il 42% degli aventi diritto ha votato nei sondaggi), le votazioni hanno visto il netto prevalere dei candidati chavisti, che si sono imposti in tutti i governatorati del Paese tranne in quelli di tre Stati (Cojedes, Nueva Esparta e Zulia). L’esito delle urne ha spinto il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, a lanciare un nuovo appello per unirsi e “sconfiggere la dittatura”. Secondo quanto riferito da Guaidò, i politici dovrebbero capire la volontà di cambiamento espressa da chi ha votato per l’opposizione e da chi si è astenuto dal partecipare. “Questo è stato espresso ieri nel silenzio nelle strade, ed è un impegno ancora più grande per unificarci”, ha detto.

Sulla questione di Barinas, in un’intervista con BBC Mundo, Luis Lander, dell’Osservatorio elettorale venezuelano, si è chiesto: “Perché hanno fatto candidare Superlano se era stato squalificato?”. “La candidatura aveva superato tutte le barriere e gli è stato detto della squalifica solo dopo aver vinto le elezioni”, ha osservato Lander, parlando di “chiaro uso arbitrario del meccanismo di interdizione”. Secondo gli ultimi risultati diffusi dal CNE, Superlano aveva riscosso un vantaggio molto stretto su Chávez, avendo guadagnato 103.809 voti contro i 103.693 del rivale. Nessuna risposta è giunta da parte del CNE dopo le richieste di commento di BBC Mundo.

Maduro sperava che le recenti elezioni amministrative, con il ritorno dell’opposizione nel processo elettorale, sarebbero servite a scacciare le denunce di presunte irregolarità che i suoi detrattori hanno presentato per anni contro la sua persona e che lui ha sempre negato. Con la stessa finalità, il presidente aveva altresì accettato l’invio nel Paese di una missione di osservatori elettorali dell’Unione europea. Tuttavia, dopo che la missione dell’UE ha pubblicato il suo rapporto preliminare sulle elezioni, in cui è stato segnalato un miglioramento delle condizioni elettorali ma anche il persistere di “carenze strutturali” nello svolgimento del voto, Maduro ha definito “spie” e “nemici” gli osservatori europei, accusandoli di voler cercare di “offuscare l’impeccabile e democratico processo elettorale in Venezuela”. Gli osservatori hanno evidenziato, tra le criticità che continuano a persistere nel Paese, la “mancanza di indipendenza giudiziaria e il mancato rispetto dello Stato di diritto”.

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Chiara Gentili

di Redazione