Rifugiati palestinesi: crisi di finanziamenti per l’agenzia dell’Onu

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 6:22 in Medio Oriente Palestina

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L’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ha riferito di non essere riuscita a pagare gli stipendi destinati ai suoi 28.000 dipendenti, secondo le scadenze previste, a causa di una grave crisi di finanziamenti. Ciò potrebbe compromettere la fornitura di servizi di base per 5,7 milioni di rifugiati palestinesi.

Le dichiarazioni sono giunte il 30 novembre, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal commissario generale dell’agenzia onusiana, Philippe Lazzarini, il quale ha posto l’accento sulla situazione finanziaria di UNRWA e sulle conseguenze per i rifugiati palestinesi. A detta di Lazzarini, la situazione è pericolosa. Egli è stato costretto a comunicare ai suoi dipendenti che l’agenzia non ha fondi sufficienti per pagare gli stipendi per il mese di novembre. Ciò, è stato specificato, accade in un momento in cui i bisogni umanitari di milioni di rifugiati palestinesi sono in crescente aumento, mentre i finanziamenti dell’Agenzia sono stagnanti dal 2013. Nel corso del 2021, vi è stata la ripresa del sostegno da parte statunitense, a seguito del cambio alla presidenza. Tuttavia, ha dichiarato Lazzarini, altri Paesi donatori hanno sospeso o ridotto il proprio contributo.

Motivo per cui, è stato lanciato un appello ai finanziatori internazionali, affinché questi si impegnino a preservare il ruolo di UNRWA, definito chiave per la regione, e su cui i rifugiati palestinesi fanno affidamento per ricevere servizi di base, assistenza e vivere in condizioni dignitose. Per il commissario, bisognerebbe risanare il divario tra il costo dei servizi forniti e le risorse disponibili, al fine di impedire una nuova catastrofe umanitaria. 

L’UNRWA gestisce scuole, cliniche e programmi di distribuzione di cibo per milioni di rifugiati palestinesi registrati in tutto il Medio Oriente. Si tratta principalmente di discendenti di palestinesi fuggiti o cacciati dagli attuali territori israeliani, a seguito del conflitto del 1948. I 5,7 milioni di rifugiati vivono principalmente in campi che sono stati trasformati in aree residenziali edificate, situate nei territori della Cisgiordania occupati da Israele, a Gerusalemme Est e Gaza, oltre che in Giordania, Siria e Libano. Secondo Lazzarini, la crisi dell’agenzia onusiana potrebbe non solo alimentare rabbia e frustrazione, ma altresì mettere in pericolo i servizi sanitari offerti, mentre la pandemia di Covid-19 non è stata ancora debellata. La distribuzione dei vaccini potrebbe essere sospesa, mentre a mezzo milione di bambini potrebbe essere negato l’accesso all’istruzione.

In concomitanza con il discorso alla stampa, ha poi riferito Lazzarini, è terminato lo sciopero precedentemente indetto dai dipendenti a seguito delle misure di austerity introdotte. Inoltre, il Commissario ha dichiarato che l’agenzia ha raccolto donazioni in una recente conferenza a Bruxelles, abbastanza da coprire fino al 48% del suo budget nel 2022 e nel 2023. Tuttavia, il Commissario ha affermato: “Non sono ancora in grado di dire quando verranno pagati gli stipendi di novembre”.

UNRWA ha fatto fronte a gravi difficoltà finanziarie da quando l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha interrotto del tutto le donazioni, nel 2018. Sebbene alcuni di questi fondi siano stati ripristinati, non si è ancora riusciti a colmare il vuoto di finanziamenti. L’agenzia ha poi attraversato una crisi a livello amministrativo nel 2019, quando il suo precedente capo si è dimesso tra le accuse di cattiva condotta sessuale, nepotismo e altri abusi di autorità all’interno dell’agenzia.

Tra i Paesi che hanno ridotto il proprio contributo nel 2020 vi sono gli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto rivelato da un portavoce dell’UNRWA all’inizio di quest’anno, Sami Mshasha. In particolare, gli UAE avrebbero donato 51,8 milioni di dollari nel 2018 e di nuovo nel 2019, ma nel 2020 hanno fornito all’agenzia solo un milione di dollari. Anche il Regno Unito ha dimezzato il proprio finanziamento, passato da 42,5 milioni di sterline nel 2020 a 20,8 milioni nel 2021, dopo che Londra ha rappresentato il terzo maggiore donatore complessivo nel 2020.

Risale al 7 aprile scorso l’annuncio del Segretario di Stato degli USA, Antony J. Blinken, il quale ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero fornito 150 milioni di dollari in aiuti umanitari attraverso l’UNRWA, mentre altri 75 milioni di dollari sarebbero stati stanziati per i programmi di sviluppo economico in Cisgiordania e Gaza, e 10 milioni  a quelle che sono state definite “operazioni di costruzione della pace”, condotte dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale. Stando a quanto specificato, il pacchetto totale di aiuti ammonta a circa 235 milioni di dollari, volti a sostenere gli sforzi umanitari, economici, di sviluppo e di sicurezza della regione e, più in generale, a ripristinare i legami tra Washington e la popolazione palestinese, interrotti con la precedente amministrazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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