Libia: tra interrogativi e preoccupazioni

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 10:13 in Africa Libia

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A seguito delle recenti tensioni legate alle candidature alle elezioni presidenziali in Libia, l’esercito si è detto disposto a garantire sicurezza, nelle aree poste sotto il proprio controllo, per assicurare la corretta prosecuzione del processo elettorale. Nel frattempo, all’interno delle Nazioni Unite è stata messa in dubbio la fattibilità delle elezioni di dicembre.

A circa venti giorni dalle elezioni presidenziali libiche, diversi media hanno posto l’accento sulle tensioni e preoccupazioni che caratterizzano il Paese Nord-africano, il quale desidera portare avanti il processo di transizione democratica intrapreso a seguito del cessate il fuoco, annunciato il 23 ottobre 2020. Sul fronte della sicurezza interna, sono gli episodi di Sebha del 29 novembre ad aver destato particolare preoccupazione. In tale data, uomini armati, affiliati al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, hanno circondato il tribunale nella città libica meridionale, impedendo ad avvocati e impiegati di lavorare al ricorso presentato dal figlio dell’ex leader libico Gheddafi, Saif al-Islam, la cui candidatura alle elezioni presidenziali è stata respinta dall’Alta Commissione elettorale.

Di fronte a tale scenario, l’Esercito nazionale ha riferito che garantirà l’organizzazione delle elezioni nelle aree poste sotto il proprio controllo, mentre la missione dell’Unione Europea in Libia, secondo quanto riportato da fonti libiche il primo dicembre, ha accettato di inviare una propria missione di esperti prima delle elezioni, al fine di raccogliere e analizzare informazioni volte a valutare il processo elettorale e gli eventuali progressi. A tal proposito, l’ambasciatore dell’Unione Europea in Libia, Jose Sabadell, ha affermato che l’UE continua a sostenere il Programma di sviluppo delle Nazioni Unitee gli altri partner attivi in tal senso, con l’obiettivo di garantire elezioni libere, eque, inclusive e credibili.

Anche all’interno delle Nazioni Unite, stando a quanto riporta al-Jazeera, sono sorti interrogativi sulla fattibilità delle elezioni presidenziali libiche, al momento calendarizzate per il 24 dicembre prossimo. Da un lato, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che le elezioni dovrebbero essere “parte della soluzione” della crisi libica, e non “parte del problema”. Motivo per cui, l’organizzazione internazionale si è detta disposta a facilitare l’apertura di canali di dialogo, al fine di risolvere le questioni in sospeso e garantire il processo elettorale. Tuttavia, Guterres ha riferito che non “sa cosa accadrà” nelle prossime elezioni, ma ha messo in luce la presenza di una legge elettorale, che regolamenterà le elezioni presidenziali e legislative, e di una Commissione elettorale, che ha già provveduto ad accogliere o meno la candidatura di aspiranti presidenti, in base alle norme vigenti.

Dall’altro lato, l’ambasciatore del Niger presso le Nazioni Unite, Abdou Abarry, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza, ha affermato, il primo dicembre, che le condizioni necessarie a garantire elezioni eque, democratiche e consensuali in Libia, oltre che a riportare pace e stabilità a lungo termine, non sono state ancora raggiunte. Inoltre, combattenti stranieri sono ancora stanziati nel Paese Nord-africano, vi è ancora la presenza di “linee di contatto”, seppur “congelate”, e non vi è ancora stata ancora una vera e propria riunificazione delle forze militari. A tal proposito, è stato sottolineato che, su oltre 20.000 combattenti stranieri, mercenari e soldati, tra 11.000 e 12.000 sono sudanesi, mentre altre migliaia provengono da Paesi del Sahel. “Come Paese vicino, vogliamo che il processo di smobilitazione avvenga in pieno coordinamento con i Paesi vicini” è stato aggiunto. Abarry ha poi sottolineato che non bisognerebbe andare alle urne a tutti i costi, “a prescindere dalla qualità”. “Il Niger e i Paesi vicini hanno sofferto molto per la distruzione di questo Paese (la Libia), soprattutto dopo che l’arsenale militare libico è caduto nelle mani di bande”, ha affermato l’ambasciatore, secondo cui le elezioni “potrebbero esacerbare la situazione piuttosto che risolverla”, in un momento in cui la situazione non può ancora dirsi “matura”.

Oltre al futuro capo di Stato, la popolazione libica attende di recarsi alle urne per poter esprimere la propria preferenza anche sui membri del Parlamento. Secondo quanto riferito dal capo della Commissione elettorale, Imad al-Sayeh, le elezioni legislative si terranno dopo 52 giorni dal primo turno delle presidenziali, presumibilmente il 14 febbraio 2022. Entrambe le elezioni rappresentano un momento significativo per l’elettorato libico, che si troverà a scegliere democraticamente le proprie autorità, dopo essere stato testimone, dal 15 febbraio 2011, di crisi e guerra civile.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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