Iraq: primi passi verso un governo di “maggioranza nazionale”

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 16:27 in Iraq Medio Oriente

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Il clerico sciita, Muqtada al-Sadr, risultato il vincitore delle elezioni legislative del 10 ottobre, ha tenuto un incontro con i partiti sciiti riuniti nel “Quadro di coordinamento”, oggi, giovedì 2 dicembre. Al termine dei colloqui, Sadr ha affermato che il prossimo governo iracheno sarà un “governo di maggioranza nazionale”, “né occidentale né orientale”.

L’incontro di oggi si è svolto presso l’ufficio del leader dell’alleanza Fatah, Hadi al-Amiri, alla presenza degli esponenti delle altre forze membri del suddetto Quadro, tra cui anche il segretario generale del gruppo affiliato a Teheran “Asa’ib Ahl al-Haq”, Sheikh Qais Khazali. Proprio la coalizione guidata da al-Amiri, capo dell’organizzazione Badr, affiliata alle Forze di Mobilitazione Popolare, è tra i partiti iracheni che hanno subito un duro colpo alle legislative di ottobre. Fatah, in particolare, ha ottenuto 17 seggi, il che ha rappresentato un forte calo rispetto alle elezioni del 12 maggio 2018, quando ottenne 48 seggi, costituendo il secondo maggiore blocco in Parlamento. Una sconfitta simile ha spinto Fatah e altri gruppi filoiraniani a intraprendere un movimento di protesta a seguito dell’annuncio dei risultati preliminari, per denunciare quella che è stata definita una “manomissione (dei voti) da parte di mani straniere”.

In tale quadro, sono stati oltre 1.400 i ricorsi presentati all’Alta commissione elettorale indipendente, la quale, nelle ultime settimane, ha effettuato operazioni di riconteggio dei voti. Tuttavia, il 30 novembre, questa ha riferito che la differenza tra i risultati preliminari e quelli definitivi è stata di soli cinque seggi per alcuni partiti nei governatorati di Baghdad, Erbil, Mosul, Bassora e Kirkuk. Parallelamente, il clerico al-Sadr è stato confermato il vincitore, con 73 seggi su un totale di 329. Di conseguenza, Sadr ha iniziato a pensare al prossimo esecutivo di Baghdad, alla cui guida si presume vi sarà un esponente del proprio movimento.

A margine dell’incontro del 2 dicembre, il Quadro di coordinamento sciita ha riferito di aver discusso dei recenti sviluppi e delle questioni lasciate in sospeso, con l’obiettivo di rafforzare i “legami di unità e fratellanza” nell’interesse del popolo iracheno. Nello specifico, sono state prese in esame le misure da adottare per contrastare il fenomeno della corruzione, portare i responsabili in tribunale e porre fine allo spreco di denaro pubblico. Parallelamente, si è parlato dell’uscita delle forze straniere dall’Iraq e dello sviluppo di meccanismi volti a confinare le armi nelle sole mani dello Stato. Altro punto ha riguardato le Forze di Mobilitazione Popolare, il suo sostegno e la sua organizzazione, in modo da rafforzare il suo ruolo nel mantenimento della sicurezza irachena. Il Movimento sadrista e gli interlocutori sciiti hanno poi concordato di continuare a discutere e dialogare, in modo da presentare soluzioni politiche realistiche, mentre le forze del Quadro hanno affermato che continueranno le azioni legali e pubbliche relative ai risultati elettorali.

In tale quadro, alcuni esponenti politici sunniti hanno accolto con favore l’incontro del 2 dicembre, ritenendolo un primo passo importante per scongiurare un’eventuale escalation e accelerare la formazione di un governo. “L’accordo tra il blocco sadrista e il quadro di coordinamento per formare un governo forte, e il coordinamento con altre forze politiche per scegliere nuove presidenze, è l’inizio del vero cambiamento richiesto dal popolo iracheno”, sono state le parole del deputato Ahmed al-Jubouri. 

Tuttavia, non è stato fatto alcun riferimento alla nomina del premier, in un momento in cui si è ancora in attesa dell’approvazione dei risultati elettorali da parte della Corte suprema federale. Successivamente, il presidente della Repubblica ancora in carica, Barham Salih, convocherà il nuovo Parlamento, il quale sarà chiamato a eleggere un proprio presidente e i suoi due vice. Seguirà, poi, la nomina del capo di Stato, il quale, a sua volta, chiederà al blocco parlamentare più numeroso di eleggere un premier, entro il termine massimo di un mese.

A tal proposito, nella medesima giornata del 2 dicembre, Salih ha tenuto incontri con una delegazione di deputati indipendenti, per discutere della situazione in Iraq e delle aspettative del popolo iracheno. Stabilità e sicurezza, è stato evidenziato nel corso dei colloqui, rappresentano una priorità assoluta, parallelamente a un processo di riforme che migliori le condizioni di vita dei cittadini. Alla luce di ciò, per Salih, la Camera dei Rappresentanti svolgerà un ruolo significativo, in quanto verrà formata a seguito di elezioni anticipate, una delle richieste principali dei movimenti di protesta scoppiati il primo ottobre 2019, e dovrà rispondere alle aspettative della popolazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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