I governi dei talebani e dei militari del Myanmar non sono rappresentati all’Onu

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 10:47 in Afghanistan Myanmar

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Una commissione dell’Onu ha deciso di rimandare la decisione sui rappresentanti di Afghanistan e Myanmar facendo così restare in carica gli inviati degli ormai ex governi di entrambi i Paesi ed escludendo i militari birmani e i talebani dall’organizzazione, il primo dicembre. Il giorno dopo, il governo militare del Myanmar ha criticato la decisione delle Nazioni Unite.

La commissione che si occupa dell’approvazione delle nomine degli ambasciatori presso l’organismo, che è composta da 9 membri inclusi Russia Cina e USA, ha rinviato una decisione sulle rivendicazioni di rappresentanza del Myanmar e dell’Afghanistan. Con il rinvio sono restati in carica gli inviati nominati da entrambi i Paesi prima che i rispettivi governi venissero rovesciati, in Myanmar da un colpo di Stato il primo febbraio scorso e dalla conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani, il 15 agosto successivo. Due diplomatici rimasti anonimi hanno riferito ad AFP, citata da The Straits Times, che ci sarebbe stato un “consenso” all’interno della commissione per ritardare la decisione sulle credenziali degli ambasciatori di Afghanistan e Myanmar, specificando che Cina, Russia e Stati Uniti erano d’accordo su tale scelta. La commissione dovrebbe presentare il suo rapporto la prossima settimana all’Assemblea Generale dell’Onu, a cui spetterà la decisione finale sulla questione tramite un’eventuale votazione se i suoi 200 membri non dovessero riuscire a raggiungere un consenso. Il riconoscimento degli inviati dei talebani e dei militari birmani potrebbe segnalare un passo verso la legittimazione internazionale dei rispettivi governi.

Nel caso del Myanmar, l’inviato è restato Kyaw Moe Tun, nel caso dell’Afghanistan Ghulam Isaczai. Tun è un sostenitore del movimento pro-democrazia e ha rifiutato l’ordine di dimettersi dal proprio ruolo dei militari che hanno preso il controllo sulle istituzioni del Myanmar. Il 6 agosto scorso, gli USA avevano arrestato due cittadini del Myanmar per aver pianificato un attacco contro l’uomo. La giunta aveva negato ogni coinvolgimento e aveva scelto come inviato un ex soldato, Aung Thurein. Isaczai, invece, era un membro del governo dell’ex presidente afghano Ashraf Ghani e ha continuato a occupare gli uffici dell’Afghanistan presso la sede delle Nazioni Unite e ha partecipato a una recente riunione del Consiglio di sicurezza in cui ha criticato apertamente i talebani. A settembre questi ultimi avevano chiesto alle Nazioni Unite di accettare il loro ex portavoce a Doha, Suhail Shaheen, come inviato. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che il desiderio dei talebani di riconoscimento internazionale è l’unico strumento che hanno altri Paesi per richiedere un governo inclusivo e il rispetto dei diritti, in particolare per le donne, in Afghanistan.

Il portavoce del governo militare di Naypyidaw, Zaw Min Tun, ha affermato che la decisione dell’Onu non riflette la realtà sul campo e “l’esistenza del nostro Paese”. Il portavoce ha affermato che il governo militare del Myanmar continuerà a presentarsi all’Onu, come di consueto, in base alle procedure diplomatiche e al diritto alla rappresentanza, in conformità con le leggi internazionali e locali.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva finora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio. I legislatori della NDL costituiscono la maggioranza del governo di unità nazionale (GUN), nato il 16 aprile, per anteporsi ai militari.

Il 15 agosto scorso, invece, i talebani si sono insediati nella capitale afghana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, l’allora presidente del governo dell’Afghanistan appoggiato dall’Occidente, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.  Il successivo 31 agosto, poi, le truppe statunitensi hanno concluso il loro ritiro dall’Afghanistan. Il 7 settembre, i talebani hanno quindi annunciato un nuovo governo ad interim per l’Afghanistan, con il mullah Mohammad Hassan Akhund come primo ministro e il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del gruppo, come suo vice.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione