Armenia-Azerbaigian-Russia: progressi dopo il trilaterale tra vicepremier

Pubblicato il 2 dicembre 2021 alle 10:07 in Armenia Azerbaigian Russia

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Nella giornata di mercoledì primo dicembre, sono continuate le consultazioni di alto livello tra Armenia, Azerbaigian e Russia per discutere dei prossimi passi da intraprendere nel processo di normalizzazione dell’area del Nagorno-Karabakh, la quale è stata teatro di un conflitto tra Baku e Erevan nel settembre 2020. Ad incontrarsi nella capitale russa sono stati i vice primi ministri dei tre Paesi, rispettivamente Mher Grigoryan, Shahin Mustafayev e Alexey Overchuk.

A riportare del trilaterale, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Più tardi, il 2 dicembre, l’ufficio stampa del vicepremier armeno ha riferito che il gruppo di lavoro trilaterale, durante il vertice, ha concordato che, nei prossimi giorni, continuerà ad incontrarsi nel medesimo formato al fine di discutere del ripristino e della riapertura dei collegamenti regionali. I primi segnali concreti di cooperazione tra Armenia e Azerbaigian sono arrivati con il vertice trilaterale del 26 novembre, tenutosi a Sochi, tra il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan. Tali “rari colloqui”, come anche quelli del 9 novembre 2020 che avevano portato alla firma dl trattato di pace dopo il conflitto di 44 giorni, sono stati mediati dal presidente russo, Vladimir Putin.

Il multilaterale del 26 novembre ha offerto ai leader di Armenia e Azerbaigian l’occasione di concordare sul da farsi per normalizzare la decennale disputa territoriale. In tale occasione, le parti hanno affermato di essere pronte per proseguire nei lavori di demarcazione territoriale, nonché avviare le operazioni per ripristinare le vie di comunicazione. Durante l’incontro, durato circa tre ore, Putin ha affermato che, nell’ultimo anno, sono stati fatti molti progressi, sebbene vi siano ancora alcune questioni irrisolte sulle quali è necessario focalizzare l’attenzione. In una dichiarazione dopo i colloqui, i tre rappresentanti si sono impegnati “ad adottare misure per aumentare il livello di stabilità e sicurezza al confine armeno-azero e ad adoperarsi per la creazione di una commissione bilaterale sulla delimitazione del confine di stato tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia, con la sua successiva demarcazione frontaliera con l’assistenza consultiva della Federazione Russa, su richiesta delle parti”. I leader hanno anche promesso di “intensificare gli sforzi congiunti volti all’adempimento” degli impegni sulla ripresa dei collegamenti economici e di trasporto nella regione del Caucaso. Mosca ha affermato che fornirà “tutta l’assistenza necessaria” per “normalizzare le relazioni” tra i nemici di lunga data e per “creare un’atmosfera di fiducia” tra i loro popoli, nonché “costruire relazioni di buon vicinato nella regione”.

L’incontro del 26 novembre rappresenta un evento significativo per la stabilità regionale, poiché è la prima occasione in cui i leader di Azerbaigian e Armenia si sono incontrati personalmente. L’ultimo vertice trilaterale si era tenuto l’11 gennaio scorso, due mesi dopo la firma del trattato di pace. Tali negoziati erano stati definiti “fruttosi” dai rappresentanti dei tre Paesi, poiché, in tale occasione, le parti avevano concordato di creare un gruppo di lavoro a livello di vice primi ministri di Azerbaigian, Russia e Armenia per discutere delle questioni rimaste in sospeso tra le parti.  I colloqui tra Armenia e Azerbaigian si sono intensificati dopo che, il 14 novembre, da una disputa era scaturita una violenta escalation nell’area. Gli scontri, conclusisi il 16 novembre, dopo aver raggiunto il culmine, avevano provocato perdite da ambo i lati. Da una parte, Erevan ha annunciato che 32 militari erano stati fatti prigionieri dalle Forze Azere, sei dei quali sarebbero morti. Dall’altra parte, l’Azerbaigian ha reso noto che sette militari erano stati uccisi e almeno 10 erano rimasti feriti durante gli scontri del giorno prima.

È importante ricordare che gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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