Russia-USA: si inaspriscono le tensioni diplomatiche

Pubblicato il 1 dicembre 2021 alle 15:22 in Russia USA e Canada

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Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha annunciato, mercoledì primo dicembre, che il personale dell’Ambasciata statunitense a Mosca, impiegato nella struttura da oltre tre anni, dovrà tornare negli USA entro il 31 dicembre. Si tratta di una mossa ritorsiva per rispondere alla decisione di Washington di ridurre il mandato dei diplomatici russi.

A riportare la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Nel corso di un briefing, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione, Maria Zacharova, ha annunciato che, attraverso la mossa, Mosca intende rispondere in modo analogo alle misure adottate, il 28 novembre, dagli USA. Pertanto, “i dipendenti dell’Ambasciata degli Stati Uniti che sono stati a Mosca da più di tre anni devono lasciare il Paese entro il 31 gennaio”, ha affermato la portavoce. “Prima del primo luglio 2022”, a meno che Washington non rinunci alle misure e decida di scendere a compromessi, “altrettanti lavoratori statunitensi dovranno lasciare la Russia”, ha riferito la portavoce, sottolineando che il numero sarà stabilito in base ai dipendenti attivi nell’Ambasciata russa a Washington. Analogamente, il viceministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, ha affermato che Washington era ancora in tempo e poteva annullare le ultime espulsioni diplomatiche e, di conseguenza, prevenire l’attuazione della misura ritorsiva annunciata il primo dicembre.

Le misure a cui Mosca avrebbe risposto erano state annunciate, il 28 novembre, dagli USA. In tale occasione, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, aveva riferito che altri 27 diplomatici russi e le loro famiglie erano stati espulsi dal Paese, aggiungendo che avrebbero dovuto lasciarlo entro il 30 gennaio 2022. “Stiamo affrontando una grave carenza di personale”, aveva sottolineato Antonov. L’agenzia di stampa Reuters ha riferito che gli Stati Uniti non hanno ancora rilasciato commenti sulla questione. In tale quadro, è importante sottolineare che il calo del personale statunitense metterebbe a dura prova le già precarie relazioni transatlantiche. Inoltre, l’Ambasciata a Mosca è l’ultima struttura degli USA ancora attiva nel Paese, dopo che sono stati chiusi i Consolati di Vladivostok e Ekaterinburg. Mentre, in precedenza, la missione diplomatica a Mosca ospitava circa 1200 dipendenti, negli ultimi tre anni il numero è stato drasticamente ridotto, per via delle frequenti espulsioni diplomatiche. Al momento, sono circa 120 le persone operative nella struttura.  

Tali mosse fanno seguito a quanto avvenuto lo scorso aprile. Nel dettaglio, il 30 del mese, Washington aveva annunciato che il personale diplomatico dell’Ambasciata a Mosca avrebbe subito un taglio del 75%, come conseguenza del decreto ritorsivo emanato dal governo russo, il 23 aprile. Il suddetto documento ha conferito al Cremlino il diritto di imporre contromisure come risposta alle azioni ostili degli Stati stranieri. Oltre a ciò, la Federazione ha redatto una “lista nera” in cui ha inserito una serie di “Paesi ostili” nei confronti della Russia, tra questi potrebbero essere inclusi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Polonia, il Canada e le Repubbliche baltiche. Questi ultimi non potranno assumere cittadini russi per le proprie missioni diplomatiche. Lo stesso 30 aprile, il Dipartimento di Stato USA aveva annunciato che, a partire dal 12 maggio, avrebbe sospeso il rilascio dei visti non migratori. Anche questa è stata una conseguenza delle misure adottate dalla Federazione per limitare il numero di dipendenti delle missioni diplomatiche USA nel Paese.

Infine, è importante ricordare che, il 15 aprile, gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, avevano anche espulso 10 diplomatici russi e avevano imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione