Pechino avrebbe chiesto a Jakarta di interrompere perforazioni per petrolio e gas nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 1 dicembre 2021 alle 13:35 in Cina Indonesia

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La Cina avrebbe chiesto all’Indonesia di interrompere trivellazioni per petrolio e gas naturale nel territorio marittimo che entrambi i Paesi considerano proprio nel Mar Cinese Meridionale all’inizio del 2021, innescando uno stallo durato alcuni mesi, secondo quanto riferito a Reuters da quattro persone vicine ai fatti.

Tale richiesta non avrebbe precedenti e, prima dell’articolo di Reuters del primo dicembre, non era stata resa nota. In particolare, in una lettera scritta da alcuni diplomatici cinesi al Ministero degli Esteri indonesiano, sarebbe stato chiesto a Jakarta di interrompere le attività di perforazione in una piattaforma offshore temporanea perché si stavano svolgendo in territorio cinese.  Tali informazioni sono state riferite a Reuters da un legislatore indonesiano della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento, che è stato informato sulla lettera, Muhammad Farhan. Quest’ultimo, che ha definito la lettera cinese “un po’ minacciosa”, ha anche aggiunto che la risposta indonesiana era stata molto ferma e che Jakarta aveva informato la parte cinese che le trivellazioni non sarebbero state interrotte perché sarebbero state “un nostro diritto sovrano”. Altre tre persone, che si sono dette informate sulla questione, hanno confermato a Reuters l’esistenza della lettera, due di loro hanno affermato che la Cina ha ripetutamente chiesto all’Indonesia di interrompere le trivellazioni.

Pochi giorni dopo l’arrivo della piattaforma semisommergibile Noble Clyde Boudreaux al Tuna Block, nel mare di Natuna, per perforare due pozzi di valutazione il 30 giugno, una nave della Guardia Costiera cinese sarebbe stata sul posto, secondo i dati di movimento della nave. Successivamente, anche una nave della Guardia Costiera indonesiana sarebbe arrivata nell’area. Secondo un’analisi dei dati di identificazione delle navi e delle immagini satellitari dell’Asia Maritime Transparency Initiative (AMTI) nei quattro mesi successivi, navi cinesi e indonesiane si sarebbero accerchiate a vicenda intorno al giacimento di petrolio e gas, arrivando spesso entro un miglio nautico l’una dall’altra.  Dati e immagini esaminati da AMTI e da Indonesia Ocean Justice Initiative (IOJI), un think-tank indipendente con sede a Jakarta, mostrano poi una nave da ricerca cinese, la Haiyang Dizhi 10, arrivare nell’area alla fine di agosto. L’imbarcazione avrebbe passato la maggior parte delle sette settimane successive muovendosi lentamente secondo uno schema a griglia dell’adiacente D-Alpha Block, una riserva di petrolio e gas anche in acque contese, valutata 500 miliardi di dollari da studi del governo indonesiano. Il 25 settembre, poi, la portaerei statunitense USS Ronald Reagan è arrivata a 7 miglia nautiche dall’impianto di perforazione Tuna Block e anche quattro navi da guerra cinesi sarebbero state schierate nell’area, secondo l’IOJI e i pescatori locali.

Oltre alla questione delle trivellazioni, Farhan ha affermato che, in una lettera separata, la Cina avrebbe anche protestato contro le esercitazioni militari Garuda Shield tra Indonesia e USA dal primo al 14 agosto. Le esercitazioni, che coinvolgono 4.500 soldati, sono un evento regolare dal 2009 e, da allora, quella riferita da Farhan sarebbe stata la prima protesta della Cina in merito.

Rispondendo ad una domanda sulle questioni sollevate da Reuters il primo dicembre, un portavoce del Ministero degli Esteri indonesiano ha dichiarato: “Qualsiasi comunicazione diplomatica tra Stati è di natura privata e il suo contenuto non può essere condiviso”. Il ministero degli Esteri cinese, il ministero della Difesa e l’ambasciata di Pechino nella capitale indonesiana Jakarta non hanno ancora risposto alle richieste di commento sulla vicenda.

La questione potrebbe aver provocato tensioni riguardanti le risorse naturali tra Cina e Indonesia in un’area di importanza strategica ed economica globale. Sebbene l’Indonesia non si consideri uno tra i Paesi coinvolti nelle dispute di sovranità sul Mar Cinese Meridionale, la Cina vi rivendica un’area che si sovrappone alla zona economica esclusiva indonesiana intorno alle isole Natuna.   Jakarta rivendica dritti sulle acque ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e ha ribattezzato la parte settentrionale della sua zona economica esclusiva nel Mar Cinese Meridionale come il Mare Natuna settentrionale nel 2017. La Cina si era opposta a tale cambiamento e ha insistito sul fatto che la zona rientra nella sua area territoriale nel Mar Cinese Meridionale.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

Nonostante le tensioni territoriali, negli ultimi dieci anni, la Cina è diventata il primo partner commerciale indonesiano e il volume degli scambi commerciali bilaterali nel 2019 ha raggiunto 79,4 miliardi di dollari, aumentando di dici volte rispetto al 2000. Nel contesto della pandemia di coronavirus, poi, Jakarta ha ricevuto assistenza da Pechino. Infine, la Cina è per l’Indonesia la seconda fonte di investimenti esteri. Secondo quanto affermato da Farhan e altre due fonti, i leader indonesiani avrebbero taciuto sulla questione della lettera per evitare conflitti o discussioni diplomatiche con la Cina.Cina e Indonesia collaborano poi anche a livello militare come dimostrato dalla telefonata del 30 novembre tra i rispettivi ministri della Difesa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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