Libia: Haftar escluso dalle presidenziali, elezioni sempre più in bilico

Pubblicato il 1 dicembre 2021 alle 9:35 in Africa Libia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, al momento, è stato escluso dalla corsa alle presidenziali di dicembre, dopo che un tribunale della città occidentale di Zawiya ha accolto un ricorso presentato contro la sua candidatura. Nel frattempo, diversi attori continuano a mettere in dubbio la prosecuzione del processo elettorale.

In particolare, nella sera del 30 novembre, i giudici di un tribunale di primo grado di Zawiya hanno annunciato di aver accolto la richiesta di escludere Haftar dalla lista dei candidati alle elezioni presidenziali, tuttora calendarizzate per il 24 dicembre prossimo, annullando la decisione della Commissione elettorale n. 80 del 2021. Secondo i giudici di Zawiya, quanto emanato sinora in materia di candidatura alle elezioni è da considerarsi una decisione e non una legge. Motivo per cui, è possibile presentare ricorsi e formulare ulteriori decisioni. La notizia del 30 novembre è giunta dopo che, il 28 novembre, la Corte d’appello di Bengasi aveva respinto il ricorso presentato da un candidato alle presidenziali, Abdel Majid Saif al-Nasr, contro la candidatura di Khalifa Haftar.

Risale, invece, al 16 novembre, l’annuncio con cui l’uomo forte di Tobruk aveva riferito di concorrere alle presidenziali. In tale occasione, nel corso di un discorso televisivo, il generale ha affermato che candidarsi non significa voler chiedere potere, bensì voler guidare il Paese in una fase cruciale. Il capo dell’LNA ha poi sottolineato che le elezioni rappresentano l’unica strada da poter intraprendere per risolvere la “grave crisi” in cui la Libia è “sprofondata”. Alla luce di ciò, Haftar ha promesso che, in caso di vittoria, si alleerà con i libici stessi, così da rispondere alle loro richieste, indipendenza e sovranità in primis. “Se assumeremo la presidenza, le nostre menti sono piene di idee inesauribili per rispondere ai sogni dei libici”, ha affermato l’uomo forte di Tobruk, impegnandosi altresì ad avviare un percorso di riconciliazione e ricostruzione e cambiare il futuro del Paese.

Parallelamente, nella medesima giornata del 30 novembre, fonti mediatiche libiche hanno riferito che la Corte d’appello di Tripoli ha accolto la richiesta del premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, e annullato il primo ricorso presentato contro la sua candidatura. Tuttavia, per oggi, mercoledì primo dicembre, è atteso il responso sugli altri ricorsi presentati da esponenti politici libici.

Nel frattempo, gli episodi verificatisi a Sebha negli ultimi giorni hanno destato preoccupazione a livello nazionale e internazionale. A tal proposito, il ministro dell’Interno del governo provvisorio, Khaled Mazen, e la ministra della Giustizia, Halima Abdul Rahman, hanno affermato, in una dichiarazione congiunta rilasciata il 30 novembre, che la situazione non è più accettabile e che le denunce ricevute, così come gli episodi di caos e violenza, rischiano di ostacolare la corretta prosecuzione del processo elettorale, pregiudicandone altresì la sicurezza.

A detta dei due membri della squadra governativa, quanto accaduto il 29 novembre a Sebha non rappresenta un caso isolato. Al contrario, anche in passato sono stati registrati “attriti e pressioni” sulle istituzioni libiche, a cui il governo ha risposto con moderazione per favorire la calma e garantire il successo del processo elettorale. Il ministro dell’Interno ha fatto riferimento anche al sequestro di attrezzature tecniche, destinate alle operazioni elettorali, nella città di Ajdabiya, mentre queste erano in viaggio verso i centri elettorali, e alle minacce dirette ricevute da alcuni agenti della sicurezza, dopo aver frequentato un corso di formazione per le elezioni nella città di Tripoli. Ciò, a detta dei ministri, minaccia la sicurezza e l’integrità delle elezioni e rischia di ritardare l’intero processo.

Tale situazione è stata esaminata anche nel corso di un incontro tra il ministro Mazen e l’inviato speciale dell’Onu, Jan Kubis, altresì capo della Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL). Nel corso dei colloqui, il ministro ha mostrato un piano “strategico” all’inviato onusiano in materia di elezioni, ed ha esaminato il lavoro delle sotto-aule dei seggi elettorali e il processo di collegamento con la camera principale. Inoltre, è stato fatto riferimento alle sfide che potrebbero minacciare il corretto svolgimento del processo elettorale, specificando che “è responsabilità del popolo libico portare a buon fine le elezioni, così da contribuire alla stabilità politica e alla riconciliazione sociale”. Le Nazioni Unite, da parte loro, si sono dette impegnate a fornire l’assistenza necessaria e garantire elezioni eque.

Le elezioni presidenziali e legislative sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Il processo di transizione democratica in Libia ha ricevuto particolare slancio a seguito del cessate il fuoco, siglato a Ginevra, il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il precedente governo di Tripoli. Successivamente, il 5 febbraio 2021, sono state nominate nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre il 10 marzo è stata conferita fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. Compito dei due organismi è guidare il Paese Nord-africano verso le elezioni, momento in cui la popolazione libica potrà eleggere democraticamente nuove autorità.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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