Bielorussia: se la Polonia chiude le frontiere interromperemo le forniture di gas

Pubblicato il 1 dicembre 2021 alle 10:44 in Bielorussia Polonia Repubbliche Baltiche

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dichiarato, mercoledì primo dicembre, che Minsk è pronta ad interrompere i transiti di gas verso la Polonia, qualora quest’ultima decidesse di chiudere le frontiere.

A riportare le parole pronunciate dal leader, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa bielorussa BelTA. Mentre la Polonia, insieme ad altri partner, intraprende sempre più azioni contro la Bielorussia, ha affermato Lukashenko, non si può aspettare che Minsk continui ad attenersi ai contratti energetici. Se Varsavia intende chiudere le frontiere, “che lo facesse”, ha continuato, sottolineando che l’Unione Europea, per la Bielorussia, non rappresenta un’area d’interesse, come invece sono la Russia, la Cina e, in generale, l’Oriente. Il presidente ha poi ricordato che né l’Ucraina né le Repubbliche Baltiche rappresentano opzioni valide per trasferire merci europee verso la Russia, poiché “non vi sono vie di transito”. L’unica è quella che passa attraverso la Bielorussia, ha ribadito Lukashenko, esortando quindi l’Occidente a “riflettere bene” prima di prendere qualsiasi decisione.  

Anche con la Lituania, le tensioni non sembrano normalizzarsi nel quadro della crisi migratoria. Nel dettaglio, il 29 novembre, l’ufficio stampa delle guardie di frontiera lituane ha dichiarato che la Bielorussia starebbe diffondendo informazioni false sulla morte di migranti nel territorio lituano. “Negli ultimi giorni, funzionari bielorussi hanno diffuso informazioni incompatibili con la realtà dei fatti”, si legge nel comunicato, dove si smentisce il trattamento crudele che le guardie di frontiera starebbero riservando ai richiedenti asilo. Il servizio di frontiera di Vilnius nega categoricamente tali affermazioni, definendole “assurde”. “Non è escluso che le autorità bielorusse possano servirsi di altre provocazioni che vadano oltre il buon senso”, ha suggerito il Ministero degli Esteri della Lituania. Stando a quest’ultimo, tale mossa rientrerebbe nella strategia di Lukashenko di addossare la colpa della crisi sull’Unione Europea. In tale quadro, è importante ricordare che, da gennaio 2021, le autorità di Vilnius hanno detenuto al confine con la Bielorussia circa 4.000 migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa. Si tratta di dati 50 volte maggiori rispetto a quelli del 2020.

Tali sviluppi sono da collocare nel quadro della recente visita che il leader bielorusso, ha fatto, il 26 novembre, in un campo profughi a Bruzgi, posto sul valico di frontiera al confine con la Polonia. Durante la sua permanenza nella città frontaliera, il leader di Minsk ha tenuto un discorso in cui si è rivolto alle autorità polacche, ribadendo che non intende “politicizzare la questione dei rifugiati”. Inoltre, Lukashenko ha esortato Varsavia a permettere l’ingresso dei rifugiati in Germania poiché, secondo lui, solo in tal modo “la crisi al confine si risolverà”. Lukashenko ha poi affermato che le autorità bielorusse non ostacoleranno la penetrazione dei migranti in Occidente che, al momento, sono circa 3.000 sul territorio bielorusso. Concludendo il suo intervento, il presidente ha sottolineato l’importanza di risolvere ora la crisi, poiché, altrimenti, potrebbe aggravarsi significativamente in primavera.

In tale quadro, è importante ricordare che i Paesi confinanti con la Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crisi migratoria, acuitasi particolarmente nell’ultima settimana. Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia temono che le tensioni “possano degenerare in uno scontro militare”, considerando il numero di Forze Armate che tali Paesi hanno dispiegato lungo il confine che condividono con la Bielorussia. Secondo gli ultimi dati, Varsavia ha collocato alle frontiere un totale di 15.000 soldati. Inoltre, il Ministero degli Interni dell’Ucraina ha annunciato, l’11 novembre, l’intenzione di dispiegare 8.500 militari e agenti di polizia al confine con la Bielorussia, così come 15 elicotteri, con l’obiettivo di prevenire possibili tentativi di ingresso illegale.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione