Yemen, Sanaa: colpite postazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 8:11 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, intervenuta nel conflitto civile yemenita a sostegno delle forze filogovernative, ha continuato, nelle ultime 24 ore, a condurre attacchi contro una serie di località poste sotto il controllo dei ribelli sciiti Houthi. Tra queste, la capitale Sanaa, dove sarebbe stato colpito altresì un sito “segreto” appartenente al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) di Teheran.

Tale sito, ha affermato la coalizione stessa, è stato impiegato per immagazzinare missili balistici all’interno della capitale yemenita. Inoltre, sono stati distrutti “laboratori per l’assemblaggio di missili balistici nella base di Al-Daylami, collegata all’aeroporto di Sanaa”. La notizia, diffusa da canali sauditi ufficiali il 29 novembre, si inserisce nel quadro dell’operazione lanciata il 23 novembre scorso, la quale rappresenterebbe una risposta alle continue azioni ostili degli Houthi a Ma’rib, governatorato situato a Est di Sanaa, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen.

Anche il 29 novembre, le forze guidate da Riad hanno ribadito di aver colpito siti “legittimi” all’interno della capitale, dove è stato chiesto alla popolazione civile di non radunarsi o avvicinarsi nei pressi delle località prese di mira. Da parte sua, il gruppo sciita, attraverso la propria emittente principale, al-Masirah, ha fatto sapere che sono stati 3 i raid aerei condotti dalla coalizione a guida saudita contro l’aeroporto di Sanaa, mentre il quarto avrebbe colpito un parco.

Nei giorni precedenti, l’alleanza internazionale guidata da Riad aveva dichiarato che gli Houthi hanno reso l’aeroporto internazionale di Sanaa una base militare, in cui operano altresì esperti iraniani del Corpo dell’IRGC e affiliati del gruppo paramilitare sciita libanese Hezbollah. Inoltre, i ribelli sono stati accusati di utilizzare luoghi protetti da immunità legale per effettuare attacchi transfrontalieri, mettendo in pericolo la vita dei civili. Alla luce di ciò, gli Houthi sono stati descritti come una minaccia per la sicurezza degli aerei delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali non governative attive in Yemen e delle loro squadre di soccorso, considerato che tali soggetti possono raggiungere liberamente l’aeroporto della capitale, al fine di prestare assistenza alla popolazione yemenita.

Nel frattempo, secondo quando specificato dalla coalizione stessa, sono state condotte circa 15 operazioni contro Sana’a, Ma’rib e al-Jawf, tra il 28 e il 29 novembre, che hanno provocato la morte di oltre 85 combattenti Houthi e la distruzione di 12 veicoli militari di loro appartenenza. Nel frattempo, le forze congiunte, formate da membri dell’esercito e dell’alleanza guidata da Riad, hanno continuato a rafforzare la propria presenza a Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen, a seguito di violenti scontri con i ribelli Houthi. Tra i distretti in cui l’esercito yemenita è riuscito ad entrare vi è Maqbna, uno dei maggiori.

Nel frattempo, in un incontro del 29 novembre tra alti funzionari del Ministero della Difesa yemenita, è stato espresso ottimismo circa la vittoria dell’esercito filogovernativo sul gruppo sciita. “Il destino dell’occupazione iraniana sta per finire, e le sue milizie, gli Houthi, andranno incontro a una tragica fine”, ha dichiarato il ministro della Difesa, aggiungendo: “Tutti i territori yemeniti verranno liberati e saranno ripristinate indipendenza e sovranità”.

Ciò accade a circa sette anni di distanza dallo scoppio del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Questo vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. L’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

È dall’ingresso della coalizione nel conflitto yemenita, il 26 marzo 2015, che l’Arabia Saudita è considerata dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire, in risposta al perdurante assedio in Yemen da parte delle forze yemenite filogovernative e dell’alleanza internazionale che le coadiuva. Riad, da parte sua, considera le azioni del gruppo sciita una forma di violazione del diritto umanitario internazionale, oltre che un ostacolo ai tentativi di riportare pace in Yemen, e si è più volta impegnata ad adottare le misure necessarie per preservare oggetti e soggetti civili. 

Nel corso del 2021, l’attenzione è stata particolarmente rivolta verso Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe al gruppo sciita di completare i propri piani espansionistici nello Yemen settentrionale. A tal proposito, le forze guidate da Riad hanno riferito di aver provocato la morte di oltre 27.000 combattenti Houthi durante la recente escalation a Ma’rib. Il gruppo sciita, dal canto suo, ha dichiarato che, dal mese di giugno scorso, 14.700 propri uomini sono stati uccisi nelle battaglie di Ma’rib.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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