Stati Uniti: nessun panico per la variante Omicron

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 19:35 in Sudafrica USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato che la nuova variante del coronavirus, nota come “Omicron”, può preoccupare ma non deve essere motivo di panico.

Il 29 novembre, Biden ha tenuto un discorso alla Casa Bianca, sottolineando che i massimi funzionari sanitari degli Stati Uniti si stanno consultando con i principali produttori di vaccini e stanno preparando possibili aggiornamenti per tenere conto delle mutazioni della variante Omicron. Secondo il presidente, gli USA sono in una buona posizione per poter controllare la potenziale diffusione del virus, senza dover ricorrere a ulteriori chiusure o divieti di viaggio, per il momento, oltre alle restrizioni già imposte nei confronti di 8 Paesi dell’Africa meridionale.

“Questa variante è motivo di preoccupazione, non di panico”, ha affermato Biden. “Se sei vaccinato, ma sei ancora preoccupato, fai il richiamo. Se non sei vaccinato, fatti l’iniezione”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti, all’inizio del mese di novembre, hanno esteso le raccomandazioni per i richiami a tutti gli adulti, ma si stima che un totale di 47 milioni di cittadini statunitensi in questa fascia di età non abbia ancora ricevuto la prima dose, secondo i dati dei centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

Finora non sono stati segnalati casi della variante Omicron negli Stati Uniti, ma le autorità sanitarie hanno avvertito che questa è probabilmente già presente nel Paese. Come riportato dal New York Times, che cita il direttore del Krisp, un centro di ricerca sudafricano che si occupa di sequenziamento dei virus, la nuova variante (inizialmente nota come B.1.1.529) presenta una “costellazione di mutazioni molto insolita” sulla proteina che facilita l’ingresso del coronavirus nelle cellule. Il rischio è che sia molto più contagiosa della variante Delta, in un momento in cui numerosi Paesi stanno registrando casi in crescita. Tuttavia, i dati al riguardo sono ancora scarsi e le ricerche rimangono in corso. 

A tale proposito,  l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato cautela nell’imporre nuove restrizioni ai viaggi, che devono essere basate su un’analisi del rischio supportata da prove scientifiche. L’agenzia sanitaria ha sottolineato che ci vorranno alcune settimane per determinare esattamente quanto sia trasmissibile la nuova variante. Al 26 novembre, un totale di circa 50 casi confermati erano stati identificati in Sud Africa, Hong Kong e Botswana. Le infezioni in Botswana e Hong Kong sono state rilevate tra viaggiatori provenienti dal Sud Africa. In un effetto domino, numerosi Paesi hanno imposto restrizioni ai viaggi dall’Africa meridionale, a partire dal 26 novembre, mettendo in correlazione la variante con quella regione del continente.

La situazione è particolarmente preoccupante per gli Stati africani colpiti, che dipendono dal turismo e dal commercio, e sono stati duramente messi alla prova durante le precedenti ondate. Il 29 novembre, il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, si è detto “profondamente deluso” dalle restrizione imposte dagli altri Paesi, che ha definito ingiustificate, chiedendo che vengano revocate con urgenza. “L’unica conseguenza dei divieti di viaggiare sarà quella di danneggiare ulteriormente le economie dei Paesi colpiti e minare la loro capacità di rispondere e riprendersi dalla pandemia”, ha affermato. Ramaphosa ha quindi aggiunto che il Sudafrica non imporrà nuove restrizioni, ma “intraprenderà ampie consultazioni per rendere obbligatoria la vaccinazione per attività e luoghi specifici”.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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