Russia: Lavrov accusa gli USA di aver circondato militarmente il Paese

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 11:13 in Russia USA e Canada

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha dichiarato, martedì 30 novembre, che gli Stati Uniti hanno circondato il territorio russo con le proprie basi militari ma continuano ad accusare Mosca di adottare un atteggiamento aggressivo. Intanto, Mosca e Minsk avviano esercitazioni al confine con l’Ucraina.

A riportare le parole di Lavrov, il medesimo martedì, è stato il quotidiano russo Izvestija. Una delle principali accuse avanzate dal ministro degli Esteri russo riguarda l’ingerenza negli affari interni, in particolare il fatto che gli USA continuano a condannare le esercitazioni militari che la Russia avvia nel proprio “territorio sovrano”. Secondo Mosca, tali accuse sarebbero incoerenti poiché Washington stessa sta incrementando la propria presenza militare dall’altra parte dell’oceano, sul Mar Nero e nei territori confinanti con la Federazione, come l’Ucraina e le Repubbliche Baltiche. Le esercitazioni che la Russia avvia sul proprio territorio sono condannate “da quei Paesi che stanno dislocando truppe ed equipaggiamenti militari ai nostri confini”, ha affermato Lavrov, spiegando che gli Stati Uniti hanno “assediato” la Russia perché hanno posto basi militari da tutti i lati.

Intanto, è in corso nella capitale lettone il vertice ministeriale della NATO per discutere dell’aggressione russa e per rivedere il concetto strategico e aggiornarlo. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha invitato il Cremlino a ridurre le tensioni nella regione, affermando che il dispiegamento di 92.000 militari è “immotivato”. “Qualsiasi futura aggressione russa contro l’Ucraina avrebbe un prezzo elevato e comporterebbe gravi conseguenze politiche ed economiche”, ha concluso Stoltenberg. Allo stesso tempo, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sottolineato che la Federazione Russa non attaccherà l’Ucraina e non sta elaborando piani aggressivi.

Il giorno prima, il 29 novembre, Mosca e Minsk hanno annunciato un’altra sessione di esercitazioni militari congiunte. Questa volta le manovre si svolgeranno lungo il confine Meridionale con l’Ucraina.  Nello specifico, il ministro della Difesa bielorusso, Viktar Khrenin, ha dichiarato che le esercitazioni si terranno al confine con l’Ucraina, non fornendo la data di inizio e di fine delle manovre. Nonostante ciò, il funzionario di Minsk ha suggerito che fossero state avviate in risposta a presunti nuovi schieramenti militari nei Paesi a Ovest e a Sud della Bielorussia. In tale quadro, è importante ricordare che, a partire dal mese di agosto, per via della crisi migratoria lungo il confine bielorusso-polacco, gli Stati Baltici, la Polonia stessa ed altri Paesi Est-Europei hanno collocato lungo il confine migliaia di militari.

Nonostante tali sviluppi, è importante sottolineare che, dal 2017, la NATO ha schierato quattro gruppi tattici internazionali per difendere la Polonia e gli le Repubbliche Baltiche – Lituania, Lettonia ed Estonia. Tale dispiegamento era stato convenuto in risposta all’occupazione russa della penisola di Crimea, avvenuta il 16 marzo 2014, nonché al sostegno che Mosca ha fornito, e continua a fornire, ai separatisti che combattono contro le Forze di Kiev nell’Ucraina Orientale, nel Donbass. 

Quanto all’accumulo militare russo, è importante ricordare quanto reso noto, il 25 novembre, dall’agenzia di stampa statunitense Bloomberg. I preparativi “dell’invasione russa in Ucraina” si sarebbero estesi anche nella regione del Kamchatka, dove sarebbero state distribuite Forze Armate in caso di “guerra globale”. Inoltre, citando analisi di esperti internazionali, la testata statunitense ha spiegato l’improbabilità che un’invasione su larga scala possa verificarsi prima di gennaio a causa del terreno fangoso e della necessità di mobilitare truppe aggiuntive. Nelle ultime due settimane, sono incrementate le dichiarazioni rilasciate da funzionari statunitensi, NATO, europei e ucraini riguardo a “insoliti movimenti di truppe russe in prossimità dell’Ucraina”. Il capo dell’intelligence militare del Paese Est-Europeo, Kyrylo Budanov, ha dichiarato al quotidiano Military Times, citato da Reuters, che la Russia aveva più di 92.000 soldati ammassati attorno ai confini ucraini. Secondo Budanov, Mosca si starebbe preparando a sferrare un attacco contro Kiev entro la fine di gennaio o l’inizio di febbraio. Un attacco di tale portata, ha spiegato il capo dell’intelligence, includerebbe attacchi aerei e attacchi corazzati. Questi sarebbero poi seguiti da assalti aerei a Est, assalti anfibi a Odessa e Mariupol, nonché da un’incursione più ridotta tramite la Bielorussia.

Da parte sua, Mosca ha respinto tali accuse, definendo le dichiarazioni “provocatorie” e ricordando che, invece, sarebbero gli Stati Uniti e la NATO a svolgere attività insolite poiché stanno incrementando la propria presenza militare nella regione. Pertanto, Mosca ha esortato l’Occidente e la NATO ad interrompere le attività militari vicino ai confini della Russia, nonché a smettere di fornire armi di ultima generazione all’Ucraina. Tali sviluppi si collocano nel quadro di quanto la Russia aveva affermato il 27 settembre. In tale occasione, il Cremlino e la Bielorussia avevano sottolineato che, con l’espansione militare in Ucraina, la NATO stava varcando una delle “linee rosse” tratteggiate dal presidente russo, Vladimir Putin. Analogamente, il capo di Stato bielorusso, Alexander Lukashenko, aveva accusato gli Stati Uniti di aver istituito centri di addestramento in Ucraina, i quali, secondo il leader, equivalevano a vere e proprie basi militari. “[Gli USA] stanno dispiegando truppe della NATO in Ucraina. Servendosi del pretesto di avviare nuovi centri di addestramento, gli Stati Uniti, di fatto, stanno creando basi militari in Ucraina”, aveva dichiarato Lukashenko, dopo aver discusso della questione con Putin. Quest’ultimo aveva altresì dichiarato: “Adotteremo misure per rispondere a quanto sta accadendo”, poiché, altrimenti, l’indomani Mosca e Minsk potrebbero trovarsi a dover fronteggiare una “situazione inaccettabile” lungo i loro confini.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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