NATO: Blinken in Lettonia per discutere della “minaccia russa”

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 9:28 in NATO Repubbliche Baltiche Russia

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, è giunto in Lettonia, martedì 30 novembre, per colloqui di alto livello con i rappresentanti del Paese Baltico e per partecipare a una riunione ministeriale della NATO. Quest’ultima ha espresso preoccupazione in merito all’accumulo militare della Russia lungo il confine con l’Ucraina.

L’agenda di Blinken, durante la sua permanenza nella capitale lettone, Riga, include un bilaterale con il presidente del Paese, Egils Levits, con il primo ministro, Krisjanis Karins, e con il ministro degli Affari Esteri, Edgars Rinkevics. Prima del multilaterale, inoltre, Blinken incontrerà in separata sede il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. La riunione ministeriale dell’Alleanza è stata indetta per aggiornare il Concetto Strategico del gruppo perché le ultime modifiche erano state apportate anni fa. Stoltenberg ha affermato che è importante rivisitare il documento strategico per via della “natura mutata delle minacce che la NATO deve affrontare”. Tra queste, il segretario generale ha citato le azioni della Russia, gli attacchi hacker sempre più frequenti, la questione della Cina, e, ultimo ma non meno importante, la proliferazione delle armi nucleari.

Levits, dopo i colloqui con Stoltenberg, tenutisi lunedì 29 novembre, ha ribadito che l’accumulo militare della Russia esercita una pressione diretta su Kiev, assicurando che la NATO “intende rimanere solidale con l’Ucraina”. Da parte sua, Stoltenberg ha invitato il Cremlino a ridurre le tensioni nella regione, affermando che il dispiegamento di 92.000 militari è “immotivato”. “Qualsiasi futura aggressione russa contro l’Ucraina avrebbe un prezzo elevato e comporterebbe gravi conseguenze politiche ed economiche”, ha concluso Stoltenberg. I timori di Riga sono anche stati espressi dal ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks, il medesimo lunedì, mentre il comandante del gruppo tattico della NATO in Lettonia, il tenente colonnello canadese John Benson, ha visitato le truppe alleate nel Paese Baltico durante esercitazioni di routine. In vista dell’atteggiamento aggressivo di Mosca, la Lettonia ha bisogno della “presenza militare permanente degli Stati Uniti” nel proprio Paese, ha affermato Pabriks, aggiungendo che Riga intende rafforzare le proprie difese con i missili Patriot di fabbricazione statunitense. “Abbiamo bisogno di ulteriore assistenza internazionale”, ha dichiarato il ministro della Difesa, rivolgendosi principalmente al supporto che gli Stati Uniti possono offrire per rafforzare la difesa marittima e aerea. Di analogo avviso è stato Benson, il quale ha affermato che “la deterrenza è fondamentale”.

Da parte sua, Mosca afferma di non avere intenzione di invadere i Paesi Baltici o la Polonia e accusa la NATO di destabilizzare l’Europa perché continua ad avvicinare le proprie truppe ai confini della Russia. In tale quadro, è importante ricordare che le Repubbliche Baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – sono viste come il fianco più vulnerabile della NATO perché a collegarli con gli altri Paesi dell’Alleanza è solo un corridoio di terra di circa 60 chilometri, a cavallo tra Polonia e Lituania, noto come il divario di Suwalki. Esperti militari avvertono che la Russia, attraverso la Bielorussia, potrebbe prendere il controllo dell’area strategica, guadagnandosi quindi un corridoio verso la sua exclave fortificata di Kaliningrad, posta sul Mar Baltico. Le truppe statunitensi sono di stanza in Germania ma potrebbero non raggiungere i Paesi Baltici abbastanza velocemente in caso di un simile attacco, hanno analizzato esperti militari.

L’enclave di Kaliningrad, che si trova tra la Polonia e la Lituania, con accesso sul Mar Baltico, è geograficamente separata dal resto della Russia. Garantendo accesso al blocco europeo e alle regioni dell’Alleanza Atlantica, l’area è strategicamente importante per la Russia. Per tale ragione, il Cremlino vi ha costruito numerose basi militari dotate di missili di difesa aerea S-300 e S-400, nonché di missili anti-nave Oniks e Iskander. Negli ultimi anni, Mosca ha rafforzato in modo significativo la difesa dell’enclave. Le truppe di terra ivi collocate, nel 2019, hanno ricevuto un’ingente fornitura di missili balistici russi Iskander-M. Il Cremlino ha affermato, il primo gennaio 2019, che, in tal modo, è stato completato il riarmo delle formazioni missilistiche delle truppe terrestri. A Kaliningrad, la Russia ha collocato oltre 50 veicoli, quali lanciatori, veicoli di comando e di manutenzione e altri dispositivi militari. A completare il tutto sono stati i missili balistici Iskander-M, i quali sono stati sviluppati per trasportare sia una testata convenzionale sia una nucleare fino a circa 500 chilometri di distanza.

Oltre a ciò, la Russia ha stanziato ingenti somme di denaro per sviluppare zone Anti-Access e Area Denial, anche note come A2/AD. Queste rappresentano una strategia volta a ridurre al minimo la libertà di movimento dell’avversario nel campo di battaglia. Mosca, con tale obiettivo, ha implementato le zone A2/AD, collocandole presso avamposti che massimizzano in modo esponenziale il loro effetto strategico. Nonostante gli schieramenti Anti-Access  russi si estendano dall’Artico alla Siria, quelle a maggiore concentrazione sono la Crimea e Kaliningrad. In caso di escalation, tali dispiegamenti A2/AD minimizzerebbero la capacità della NATO di accedere ad aree chiave, come i Paesi Baltici o la Polonia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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