Libia: ancora tensioni a Sebha, “la battaglia dei ricorsi” continua

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 9:32 in Africa Libia

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Per la seconda volta consecutiva, uomini armati, affiliati al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, hanno circondato il tribunale nella città libica meridionale di Sebha, impedendo ad avvocati e impiegati di lavorare al ricorso presentato dal figlio dell’ex leader libico Gheddafi, Saif al-Islam, la cui candidatura alle elezioni presidenziali è stata respinta dall’Alta Commissione elettorale. Le Nazioni Unite hanno condannato quanto accaduto, oltre ad esprimere preoccupazione.

L’episodio ha avuto luogo il 29 novembre, a meno di un mese dalle elezioni presidenziali libiche, al momento calendarizzate per il 24 dicembre prossimo. In particolare, uomini armati giunti a bordo di veicoli militari, con il logo del battaglione 115 della brigata Tariq bin Ziyad, posta sotto il comando di Khalifa Haftar, hanno circondato il tribunale di Sebha, impedendo a giudici e dipendenti di entrarvi. La notizia è stata confermata anche dal direttore dei servizi di sicurezza locali, Muhammad Bishr, il quale ha parlato di un “assedio” da parte della suddetta brigata. Come specificato dal direttore stesso, si tratta del secondo episodio simile. Il primo ha avuto luogo il 25 novembre, quando uomini armati hanno condotto un blitz nel tribunale di Sebha, nel momento in cui l’avvocato di Saif al-Islam, Khaled al-Zaidi, si era recato sul luogo per presentare ricorso.

Nella giornata del 29 novembre, poi, gruppi di manifestanti hanno organizzato sit-in nei pressi della sede del tribunale di Sebha, per esprimere il proprio sostegno al figlio dell’ex dittatore libico. Ciò è giunto dopo che il giorno precedente, il 28 novembre, è stata annullata l’udienza sul ricorso di Gheddafi, presumibilmente a causa dell’assenza di alcuni membri del collegio, complessivamente composto da tre giudici. I partecipanti al sit-in hanno poi invitato la comunità internazionale e le Nazioni Unite a garantire le elezioni in Libia, osservando che la Corte è stata chiusa a giudici e funzionari “al fine di manomettere e interrompere il processo elettorale”.

Di fronte alle ripetute tensioni di Sebha e alle minacce contro giudici e membri della Magistratura libica, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) ha espresso preoccupazione e ha condannato con fermezza tutte le azioni che ostacolano il processo elettorale e che impediscono alla popolazione di esercitare i propri diritti in sicurezza. La Missione ha poi ricordato che chi ostacola il sistema giudiziario può essere soggetto a sanzioni, in linea con quanto sancito dalla legge libica e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Da parte sua, UNSMIL ha ribadito il proprio impegno a garantire l’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative in Libia, così come stabilito nella road map del Forum di Dialogo politico, approvata a Tunisi a novembre 2020, e nella risoluzione 2570 del 2021 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Infine, le autorità ed istituzioni libiche sono state invitate ad adottare le misure necessarie a garantire un processo elettorale libero, equo, inclusivo e credibile, senza intimidazioni o minacce alla sicurezza.

Dichiarazioni simili sono giunte dal governo libico ad interim, il quale ha affermato che sta seguendo “con grande preoccupazione” le vicende di Sebha, le quali ostacolano “la legittimità dell’istituzione giudiziaria”. L’esecutivo ha poi sottolineato che “minacciare la vita dei giudici o cercare di influenzare il loro lavoro” rischia di riportare la guerra civile nella città. Dal canto suo, secondo quanto riporta al-Arabiya, saif al-Islam, il 30 novembre, sul proprio account Twitter, si è detto determinato a gareggiare e a sconfiggere i suoi avversari.

Le elezioni presidenziali e legislative sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Dopo che 98 individui hanno presentato la documentazione richiesta per concorrere alle presidenziali, il 24 novembre, l’Alta Commissione elettorale libica (HNEC) ha escluso 25 candidati alla presidenza, compreso Saif Al-Islam Gheddafi. La candidatura di quest’ultimo, in particolare, è stata respinta sulla base dell’articolo 10 della legge elettorale presidenziale, secondo cui i candidati “non dovrebbero essere condannati con sentenza definitiva per un crimine o un reato contro l’onore o la fiducia”. Alla luce di ciò, Gheddafi non sarebbe idoneo alla carica perché era stato condannato a morte in contumacia, nel 2015, dal tribunale di Tripoli, a causa di crimini di guerra commessi durante la rivolta libica del 2011.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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