Libano: il presidente in Qatar per provare a risolvere le crisi interne ed esterne

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 6:32 in Libano Qatar

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, si è recato in Qatar, il 29 novembre, dove è stato accolto dall’emiro Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani. Nel corso dei colloqui, è stata rivolta attenzione anche alla crisi diplomatica tra Beirut e diversi Paesi del Golfo.

La visita del 29 novembre è giunta dopo che, già il primo novembre, a margine della COP26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, l’emiro al-Thani aveva riferito al premier libanese, Najib Mikati, che il Qatar si sarebbe impegnato per disinnescare la crisi e che il ministro degli Esteri qatariota, Sheikh Mohammed bin Abdul Rahman al-Thani, si sarebbe recato in Libano, in una data non ancora definita, per discutere delle modalità per sostenere Beirut. Tale promessa è stata rinnovata anche il 29 novembre. “Il Qatar è a fianco del Libano ed è pronto ad assisterlo in tutti gli ambiti necessari per far fronte alle condizioni difficili che sta vivendo” sono state le parole dell’emiro, il quale ha evidenziato come tali condizioni, derivanti dalla grave crisi economica e finanziaria che continua a caratterizzare il Paese, si ripercuotano negativamente sulla vita quotidiana della popolazione libanese. Il Libano, è stato specificato, “fa difficoltà a rialzarsi”, ma da parte qatariota è stata mostrata disponibilità a stanziare gli opportuni investimenti, non appena vi saranno condizioni legislative adeguate.  

Aoun, da parte sua, ha ringraziato il Qatar per il sostegno da sempre offerto, anche all’esercito e all’apparato di sicurezza libanese, e si è detto a favore di qualsiasi investimento del Paese del Golfo per la realizzazione di progetti di sviluppo in settori quali energia, elettricità, banche o altri. Per il capo di Stato libanese, la crisi del suo Paese deriva da anni di politiche e scelte sbagliate, oltre che dal conflitto in Siria, ma, al momento, si stanno profondendo sforzi per delineare un programma da presentare al Fondo Monetario Internazionale, volto a risanare le problematiche accumulate e favorire la crescita del Libano. I colloqui tra Aoun e l’emiro al-Thani hanno riguardato altresì i lavori di ricostruzione del porto di Beirut e la cooperazione nel settore di petrolio e gas, con riferimento alle attività di esplorazione nella zona economica esclusiva a partire da gennaio 2022.

Per l’emiro qatariota, Beirut e Doha sono legate da relazioni storiche e la visita del presidente del 29 novembre ha rivestito un ruolo significativo. A tal proposito, Aoun è stato invitato a partecipare alla cerimonia della FIFA Arab Cup 2021, la competizione calcistica a livello arabo ospitata dal Paese del Golfo a partire dal 30 novembre. È stato lo stesso Sheikh al-Thani ad affermare, poi, che in Qatar risiedono, attualmente, circa 55.000 libanesi, i quali offrono il proprio contributo in una serie di settori dell’economia qatariota. L’emiro, infine, si è detto speranzoso circa la risoluzione della crisi tra il Libano e alcuni vicini del Golfo e, a tal proposito, ha ribadito che il ministro degli Esteri qatariota si recherà a Beirut per seguire gli sviluppi della questione e fornire l’assistenza necessaria.

Il riferimento va alla crisi scoppiata a seguito dei commenti rilasciati dal ministro dell’Informazione libanese, George Kordahi, ritenuti “offensivi” dall’Arabia Saudita. Nel corso di un’intervista televisiva registrata il 5 agosto, quando Kordahi non era ancora membro dell’esecutivo, e trasmessa il 26 ottobre su social network legati ad al-Jazeera, al ministro libanese è stato chiesto quale fosse la differenza tra i ribelli in Yemen e il gruppo paramilitare sciita Hezbollah, attivo in Libano, entrambi sostenuti dall’Iran. Nella sua risposta, Kordahi, oltre a ritenere il conflitto in Yemen “assurdo” e futile, ha affermato che gli Houthi agiscono per “autodifesa” e che non dovrebbero essere considerati “aggressori”, in quanto questi mirano semplicemente a difendersi da attacchi esterni.

Per Riad, la quale guida una coalizione internazionale a sostegno delle forze yemenite filogovernative, le dichiarazioni del ministro libanese hanno rappresentato “un nuovo episodio di posizioni riprovevoli emesse da funzionari del Libano nei confronti del Regno e delle sue politiche”. Alla luce di ciò, il 29 ottobre, l’Arabia Saudita ha vietato tutte le importazioni dal Libano e ha concesso all’ambasciatore libanese 48 ore per lasciare il Paese del Golfo. Riad ha altresì vietato ai suoi cittadini di recarsi in Libano e ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Beirut. Poco dopo, anche il Bahrein e il Kuwait hanno adottato misure simili, mentre, il 30 ottobre, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno richiamato il proprio ambasciatore e hanno richiesto agli emiratini espatriati in Libano di ritornare in patria.

Di fronte a tale scenario, alcuni circoli politici libanesi ritengono che Doha possa rappresentare un mediatore con cui Riad potrebbe dialogare per preservare il proprio prestigio e scongiurare una completa interruzione dell’influenza saudita in Libano, di fronte al crescente ruolo dell’Iran. Tuttavia, come specificano le medesime fonti, il Qatar dovrà dare prova di essere un mediatore neutrale, senza tendere verso Hezbollah, e dovrà dimostrare al Regno saudita di essere cambiato rispetto al passato, a seguito della riconciliazione siglata ad al-Ula il 5 gennaio 2021.

A tal proposito, il Qatar stesso è stato il protagonista della cosiddetta “crisi del Golfo” scoppiata il 5 giugno 2017. In tale data, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain hanno imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, a seguito delle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Poi, il 5 gennaio scorso, nella città saudita di al-Ula, sono stati mossi i primi passi verso un disgelo delle tensioni e i Paesi del cosiddetto quartetto hanno deciso di porre ufficialmente fine alla crisi.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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