Diga africana: quali conseguenze per l’Egitto senza un accordo sulla GERD

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 14:37 in Egitto Etiopia Sudan

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Il ministro egiziano dell’Irrigazione, Mohamed Abdel Aty, ha avvertito delle conseguenze di un mancato accordo sul funzionamento della grande diga africana, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), che l’Etiopia sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro, spiegando che la carenza d’acqua colpirà i lavoratori del settore agricolo, causerà insicurezza e instabilità sociale nella regione e aumenterà l’immigrazione.

Le osservazioni di Aty sono arrivate dopo un incontro con i funzionari statunitensi al Cairo, il 20 novembre. In tale occasione, il ministro aveva sottolineato la grande flessibilità del suo Paese durante le varie fasi negoziali e il suo interesse a raggiungere un accordo equo e vincolante sul completamento e sul funzionamento della GERD, tenendo conto di procedure specifiche per far fronte a eventuali casi di siccità. L’Egitto è così preoccupato dalla questione perché il suo approvvigionamento idrico dipende quasi totalmente dalle acque del fiume Nilo.

Aty aveva ricevuto nella capitale egiziana Matthew Parks, un esperto idrico del governo degli Stati Uniti, Nicole Champagne, vice ambasciatore degli Stati Uniti al Cairo, e una serie di rappresentanti dell’Ambasciata statunitense in Egitto. Durante l’incontro, il ministro aveva dichiarato: “Il governo egiziano ha cercato molte volte di creare fiducia durante le fasi dei negoziati, ma questo atteggiamento non è stato accolto con buona volontà da parte dell’Etiopia”. Aty aveva poi accusato Addis Abeba di aver deliberatamente rilasciato false dichiarazioni sulla GERD e di volerla gestire individualmente, senza coinvolgere i Paesi a valle e rischiando di causare miliardi di dollari di danni materiali. Il ministro aveva altresì sottolineato i danni inflitti al Sudan a seguito del primo riempimento unilaterale del serbatoio della diga da parte dell’Etiopia, nell’estate del 2020, una decisione che aveva portato Khartoum a soffrire, prima, di una grave siccità e, poi, a dover subire massicce inondazioni.

Nel mezzo di questo caos diplomatico, Kifle Horo, il project manager della GERD, ha annunciato che l’83% dei lavori di costruzione della diga sono stati completati. Il 20 novembre, in un’intervista con il quotidiano Al-Jazeera, Horo ha dichiarato che il suo Paese è riuscito a completare il primo e il secondo riempimento della diga, con un totale di 18,5 miliardi di metri cubi d’acqua, grazie alla quantità di pioggia scesa, superiore alle aspettative. L’Etiopia sostiene di aver completato con successo e in linea con le sue previsioni il secondo riempimento, iniziato quest’estate, con una capacità di 13,5 miliardi di metri cubi d’acqua. Tuttavia, esperti idrici egiziani e sudanesi hanno evidenziato che in realtà le capacità della diga di immagazzinare acqua sarebbero inferiori, equivalenti a non più di 3 miliardi di metri cubi oltre ai 4,9 miliardi già raccolti durante il primo riempimento.

Horo ha aggiunto che il suo Paese inizierà a produrre 700 megawatt di energia elettrica, grazie alla GERD, a partire dal prossimo anno. Questa informazione è stata confermata anche dal ministro etiope per le comunicazioni, Houria Ali Mahdi, alla conferenza online dell’Africa Tech Festival, tenutasi a metà novembre, quando ha affermato che questo passo aumenterà la capacità di generazione di elettricità dell’Etiopia del 14%. La capacità di produzione di energia elettrica dell’Etiopia è attualmente di 4.967 megawatt. Addis Abeba sostiene che la diga, dal valore di 5 miliardi di dollari, renderà la nazione un punto di riferimento per la produzione di energia in Africa, favorendo lo sviluppo economico del Paese e di tutta la regione. Egitto e Sudan, d’altro canto, temono che la GERD possa limitare il proprio rifornimento idrico dalle acque del fiume Nilo, da cui dipende gran parte del loro fabbisogno.

I continui tentativi di mediazione dell’Unione africana (UA), iniziati nel giugno 2020, non sono riusciti a portare alla firma di un accordo che ponga fine allo stallo nei negoziati. L’ultimo round di colloqui si è svolto a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, ad aprile, ma si è concluso con un nulla di fatto. Le parti si accusano a vicenda di aver intralciato i negoziati. Il 19 luglio di quest’anno, l’Etiopia ha annunciato di aver completato il secondo riempimento del bacino idroelettrico della diga, nonostante l’opposizione di Egitto e Sudan. La mossa è arrivata dopo mesi di escalation diplomatica culminata in ripetute minacce egiziane. A metà settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rilasciato una dichiarazione in cui ha invitato i tre Paesi a riprendere i negoziati in modo costruttivo e collaborativo sotto l’egida dell’UA “per finalizzare urgentemente il testo di un accordo vincolante e reciprocamente accettabile sul completamento e il funzionamento della GERD”. La Repubblica Democratica del Congo, attuale presidente dell’Unione Africana, sta cercando da allora di sollecitare i tre Paesi al dialogo, ma nessun progresso è stato finora realizzato. La possibilità di riprendere i negoziati è stata ulteriormente complicata dalle turbolenze in Sudan, dove il generale sudanese Abdel Fattah al-Burhan ha condotto un colpo di stato militare, il 25 ottobre, e dal conflitto civile in Etiopia, dove il governo di Addis Abeba si sta scontrando, da novembre 2020, con le forze ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF). 

Paul Sullivan, membro senior del Global Energy Center del Consiglio Atlantico, ha dichiarato ad Al-Monitor che senza un accordo a lungo termine, con una flessibilità integrata, per prendere in considerazione gli effetti di eventuali anni di piogge scarse, la sicurezza idrica dell’Egitto rimarrà a rischio. Sullivan ha dichiarato: “Avere una fonte incerta a causa della diga etiope, significa che l’Egitto dovrà compensare le possibili perdite attraverso la gestione della domanda, il riutilizzo dell’acqua e la desalinizzazione. Tuttavia, gli impianti di desalinizzazione comportano un proprio rischio, soprattutto se l’Egitto farà molto affidamento su di loro, come fa l’Arabia Saudita, in futuro”. Il Cairo ha stanziato 50 miliardi di dollari per sopperire a eventuali carenze idriche a seguito della costruzione della GERD attraverso una strategia di gestione delle risorse idriche fino al 2037. Questo piano dipende dalla realizzazione di impianti di trattamento delle acque secondarie e terziarie, oltre che dalla localizzazione della tecnologia di desalinizzazione dell’acqua di mare, dalla razionalizzazione dell’uso delle risorse idriche disponibili e dall’aumento di efficienza del sistema di irrigazione.

L’Egitto sta spingendo per includere i conflitti idrici transfrontalieri nei colloqui internazionali sul clima dal momento che il Cairo ospiterà il vertice della COP27 previsto per novembre 2022. “I risultati del cambiamento climatico per i Paesi a valle del Nilo saranno come saranno. Tuttavia, con un Paese che potrebbe amplificare questi cambiamenti trattenendo l’acqua per il proprio popolo, Egitto e Sudan potrebbero avere un futuro idrico molto più difficile di quanto pianificato in precedenza”, ha affermato Sullivan. “Se i cambiamenti climatici porteranno ancora meno pioggia, le tensioni che si stanno costruendo tra Etiopia, Egitto e Sudan peggioreranno”, ha aggiunto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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