Italia-Libia: l’ipotesi di un posticipo delle elezioni

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 13:47 in Italia Libia

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La ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, ha dichiarato che tenere le elezioni in Libia il 24 dicembre, come programmato, sembra un compito difficile da portare a termine e ha suggerito di posticiparle a gennaio. 

La notizia è stata riportata dal The Lybia Observer, il 29 novembre, citando le dichiarazioni della ministra durante un ricevimento organizzato da un quotidiano italiano. Come sottolineato dalla stampa libica, le osservazioni della Lamorgese arrivano circa due giorni dopo che il ministro degli Esteri di Roma, Luigi Di Maio, aveva sottolineato l’importanza di garantire elezioni presidenziali e parlamentari libere e inclusive in Libia, il 24 dicembre. 

Sul fronte opposto, anche la Russia, il 24 novembre, ha suggerito la necessità di rinviare le elezioni libiche. In tale data, l’ambasciatore di Mosca alle Nazioni Unite, Gennady Kuzmin, ha chiesto di posticipare le elezioni in Libia e ha sottolineato che coloro che supportano questa possibilità hanno il diritto di essere ascoltati. Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Kuzmin ha anche affermato che la partecipazione dei rappresentanti dell’ex regime alle elezioni dovrebbe migliorare le prospettive di successo del processo elettorale. 

Il discorso del delegato russo è arrivato dopo l’esclusione di Saif al-Islam Gheddafi dalla corsa presidenziale, il 24 novembre. Il figlio del leader dell’ex regime libico, deposto e ucciso nel 2011, non potrà candidarsi a causa di una condanna a morte emessa contro di lui dalla magistratura per crimini di guerra. Già da agosto, Bloomberg citava fonti russe secondo le quali Mosca avrebbe lanciato una sfida agli Stati Uniti e all’Europa, ma anche alla Turchia, supportando un ritorno al potere di Gheddafi, sostenendo la candidatura del figlio dell’ex dittatore libico. A tale fine, la Russia avrebbe fatto pressioni sul generale Khalifa Haftar per spingerlo a sostenere il suo vecchio rivale, Saif al-Islam, in quella che sarebbe stata “una combinazione elettorale imbattibile”, secondo le fonti citate da Bloomberg.

Tuttavia, il presunto piano russo sembrerebbe non funzionare, considerato che, il 29 novembre, per la seconda volta consecutiva, un gruppo di uomini armati affiliato ad Haftar hanno circondato il tribunale nella città libica meridionale di Sebha, impedendo ai legali di Gheddafi di lavorare al ricorso contro la decisione di escludere l’uomo dalle elezioni. Il giorno precedente, il 28 novembre, era stata annullata l’udienza sul ricorso, presumibilmente a causa dell’assenza di alcuni membri del collegio competente, composto da tre giudici. 

Le elezioni presidenziali e legislative libiche rappresentano la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Dopo che 98 persone hanno presentato la documentazione richiesta per concorrere alle presidenziali, il 24 novembre, l’Alta Commissione elettorale libica (HNEC) ha escluso 25 aspiranti candidati alla presidenza, compreso Saif Al-Islam Gheddafi.

La candidatura di quest’ultimo, in particolare, è stata respinta sulla base dell’articolo 10 della legge elettorale presidenziale, secondo cui gli aspiranti leader libici “non dovrebbero essere condannati con sentenza definitiva per un crimine o un reato contro l’onore o la fiducia”. Alla luce di ciò, Gheddafi non sarebbe idoneo alla carica poiché a suo carico risulta una condanna a morte in contumacia, che risale al 2015, emessa dal tribunale di Tripoli per crimini di guerra commessi durante la rivolta libica del 2011.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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