India: ultimi sviluppi sulle leggi agricole, continuano le proteste

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 9:43 in Asia India

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Il governo del primo ministro indiano Narendra Modi ha formalmente avviato la procedura per abrogare tre leggi sull’agricoltura, adottate il 27 settembre 2020, in occasione di una seduta parlamentare del 29 novembre. Intanto, gli agricoltori hanno annunciato che continueranno a protestare per spingere il governo a soddisfare  anche altre loro richieste, quali i prezzi garantiti per il raccolto.

La camera bassa del Parlamento, la Lok Sabha, ha approvato il ritiro della legislazione con un voto a voce che è stato descritto come “affrettato” nonostante i partiti di opposizione avessero chiesto un dibattito. La camera alta del Parlamento, la Rajya Sabha, dovrà fare altrettanto per completare la cancellazione. Un economista di Capital Economics, Shilan Shah, riferendosi al partito di governo Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi, ha affermato che ha “perso la voglia di attuare misure che potrebbero incontrare una dura opposizione popolare”, aggiungendo che eventuali progressi saranno realizzati nell’attuazione di riforme meno controverse.

Modi aveva dichiarato che l’India avrebbe revocato le tre leggi sull’agricoltura il 19 novembre scorso, annunciando quella che South China Morning Post ha definito la sua “più grande inversione di di marcia su una politica” da quando ha assunto l’incarico di premier nel 2014. Da allora, Modi non si è più espresso in pubblico sull’argomento. Il 29 novembre, parlando ai giornalisti fuori dal Parlamento, Modi ha affermato che il governo è disposto a discutere “tutte le questioni”. Oltre alle leggi sull’agricoltura, il Parlamento indiano sta discutendo altri 26 disegni di legge, quali quello relativo al divieto di criptovalute private e quello per aiutare la Banca centrale a creare una valuta digitale ufficiale. Un panel parlamentare emetterà anche le sue raccomandazioni per trattare piattaforme di social media come Twitter e Facebook come editori e istituire un organismo di regolamentazione per controllarle.

Le tre leggi del 27 settembre 2020 avrebbero allentato le regole sulle vendite, i prezzi e la conservazione dei raccolti agricolo degli agricoltori, consentendo loro di vendere i propri prodotti privatamente e quindi direttamente ovunque e a chiunque, non limitando i propri affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre leggi sull’agricoltura avrebbero consentito alle grandi aziende private di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli, in quanto molti agricoltori hanno piccole proprietà e avrebbero avuto difficoltà a negoziare prezzi equi con grandi aziende alimentari e supermercati. Oltre a questo, tali misure avrebbero potuto provocare un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando, così, perdite ai coltivatori. Per l’esecutivo di Modi, invece, le nuove leggi sarebbero state necessarie per riformare il settore agricolo indiano, ormai antiquato, e avrebbero potuto consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

In risposta alle leggi, era nato un movimento di protesta, tutt’ora attivo, da parte degli agricoltori a partire dal 27 novembre 2020. Le proteste hanno interessato varie zone dell’India, come Punjab, Haryana, Uttar Pradesh e la capitale Nuova Delhi e non si sono mai interrotte. I numerosi round di negoziati tra governo e rappresentanti degli agricoltori organizzati da allora non sono mai riusciti a risolvere lo stallo tra le parti, in quanto entrambe sono sempre rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori chiedevano la revoca totale delle tre leggi, mentre il governo voleva proseguire con la loro attuazione senza voler cedere e con l’intento di aspettare che il movimento di protesta si indebolisse per poi esaurirsi. L’esecutivo aveva proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che avevano, però, respinto tale proposta, insieme alla mediazione da parte della Corte suprema.

Prima del 19 novembre, Modi aveva affermato di voler procedere con l’attuazione delle leggi  tuttavia, in vista delle elezioni legislative per le assemblee in Punjab e nello Uttar Pradesh, previste per il 2022, ha cambiato posizione. Ciò nonostante, gli agricoltori stanno portando avanti le proteste continuando ad avanzare il resto delle loro richieste e, in particolare, vogliono che il governo adotti una legge per la garanzia del prezzo minimo di sostegno. Oltre a questo, gli agricoltori chiedono il risarcimento alle famiglie dei contadini morti durante le proteste. Il governo aveva già affermato in precedenza che sarebbe stato difficile adottare un prezzo minimo di sostegno poiché comporterebbe enormi spese di bilancio. AI momento, il governo ha fissato tariffe minime per circa venti generi di raccolti e acquista principalmente riso e grano, a prezzi predeterminati, per i suoi programmi di welfare.

 In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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