Erdogan non aumenterà i tassi di interesse: lira crolla ma economia in crescita

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 10:13 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che non adotterà una politica monetaria che prevede l’aumento dei tassi di interesse, e non permetterà alcun compromesso sulla questione.

Tali affermazioni sono state rilasciate il 29 novembre, nel tentativo, da parte del leader turco, di difendere la propria politica monetaria, che ha portato a un ulteriore crollo della lira turca. In seguito ai commenti di Erdogan, la lira è scesa del 4%, passando da 12,85 a 12,77. Nello specifico, ad avviso del presidente turco, contrariamente alla teoria economica tradizionale, i bassi tassi di interesse freneranno l’inflazione. “Ho sempre sostenuto tassi di interesse bassi e ho ripetutamente affermato che i tassi dovrebbero essere inferiori”, ha riferito Erdogan all’emittente turca NTV, aggiungendo di non aver mai sostenuto e di non voler sostenere in futuro l’aumento dei tassi di interesse.

Con un’inflazione annua al 20% nel mese di ottobre, e prevista al 20,7% nel mese di novembre, secondo un sondaggio di Reuters, le politiche monetarie della Turchia potrebbero portare ulteriori rischi per l’economia, come una maggiore inflazione e una maggiore svalutazione della valuta. Erdogan descrive la volatilità valutaria come una “guerra di liberazione economica” che, alla fine, farà diventare la Turchia più competitiva nel campo delle esportazioni, attirando nuovi investimenti e impianti di produzione attraverso costi del lavoro inferiori. “Risolveremo i problemi causati dagli aumenti dei prezzi attraverso investimenti”, ha spiegato il presidente turco.

Il declino della lira è stato attribuito alla Banca Centrale del paese e ai suoi tre tagli consecutivi dei tassi di interesse apportati negli ultimi mesi. La versione dei fatti riferita da Erdogan, invece, è diversa. Il presidente afferma che, dal momento che la Turchia sta combattendo una “guerra di liberazione economica”, la caduta del valore della valuta del Paese è il risultato di manipolazioni dall’estero. Tuttavia, ha rassicurato il leader turco, c’èun piano per sfruttare la situazione a beneficio del Paese, per renderlo un’economia esportatrice. In altre parole, Erdogan ha esortato ad accogliere con favore il crollo del valore del valore lira per rilanciare esportazioni, gli investimenti ed i posti di lavoro.

Negli ultimi dieci anni, la lira turca ha perso circa il 75% del proprio valore rispetto al dollaro, di cui il 45% nel 2021, mentre il solo 15% il 19 novembre. Tutto ciò ha causato un vertiginoso aumento dei prezzi per molti beni di prima necessità, proprio quando il salario minimo in Turchia, un tempo pari a 556 dollari, è sceso a soli 255 dollari.

Nonostante la pandemia mondiale da Covid 19, l’economia turca è cresciuta dell’1,8% nel 2020. Nel terzo trimestre del 2021, secondo dati ufficiali dell’Istituto statistico turco rilasciati il 30 novembre, l’economia turca è cresciuta del 7,4%, in linea con le aspettative del mercato, grazie alla forza della domanda al dettaglio, della produzione e delle esportazioni. Il PIL del Paese è altresì aumentato del 2,7% rispetto al trimestre precedente. La crescita nel secondo trimestre è stata dovuta alle attività professionali, amministrative e dei servizi di supporto, che sono aumentate del 25,4% all’anno, seguite dall’espansione del settore dell’informazione e della comunicazione del 22,6% e dai servizi del 20,7%. Il settore immobiliare è cresciuto del 4,7% su base annua.

L’Istituto statistico turco dovrebbe pubblicare i dati sull’inflazione di novembre il 3 dicembre. Successivamente, il 16 dicembre, il Comitato per la politica monetaria della banca centrale terrà la sua ultima riunione dell’anno sulla determinazione dei tassi, evento durante il quale, a detta di alcuni responsabili politici, potrebbero essere applicati ulteriori tagli.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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