Crisi migratoria: gli ultimi sviluppi al confine bielorusso-polacco

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 10:23 in Bielorussia Immigrazione Polonia

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L’ufficio stampa delle guardie di frontiera polacche hanno annunciato, martedì 30 novembre, di continuare a respingere tentativi di attraversamento illegale di migranti dalla Bielorussia. La notizia è stata riportata, il medesimo martedì, dall’agenzia di stampa russa TASS. “Intorno alle 02:30, un gruppo di migranti aggressivi ha tentato di attraversare con forza il confine dalla Bielorussia alla Polonia, nell’area sorvegliata dall’unità di guardia di frontiera a Shudzyalov”, si legge nel comunicato. “Pietre, tubi metallici e petardi sono stati lanciati contro gli ufficiali frontalieri e i soldati dell’Esercito polacco. Il tentativo di attraversamento è stato impedito”, hanno concluso le autorità di Varsavia. Nonostante i profusi sforzi diplomatici, nelle ultime 24 ore sono stati repressi 134 tentativi di attraversamento, culminati con l’arresto di due cittadini ucraini con l’accusa di alimentare il traffico illegale di migranti. Tra il 29 e il 30 novembre, inoltre, sono stati registrati due tentativi di violare il confine con la forza, nella suddetta Shudzyalov e a Melnik. Intanto, il medesimo martedì, la compagnia aerea Iraqi Airways ha cancellato il volo di rimpatrio, previsto per il 30 novembre, che avrebbe dovuto riportare nel Paese Medio Orientale i propri cittadini in Bielorussia.

I primi segni di normalizzazione sono giunti il 18 novembre, quando un totale di 430 migranti, che erano accampati al confine tra Bielorussia e Polonia, sono stati rimpatriati con voli di ritorno per l’Iraq. I curdi iracheni costituiscono un numero significativo delle circa 4.000 persone che si sono accampate al confine tra la Bielorussia e l’Unione Europea e che hanno cercato di attraversare il confine verso la Lituania, la Lettonia e la Polonia, respinti dagli agenti dei Paesi situati alla frontiera. Il bilancio delle vittime, secondo i gruppi supporto umanitario, sarebbe di almeno undici decessi, da quanto, lo scorso agosto, è iniziata la crisi. Tuttavia, è difficile fornire dati precisi al riguardo, poiché l’accesso all’area è limitato e le informazioni sono discontinue e difficili da verificare. Pertanto, il bilancio effettivo potrebbe essere significativamente al di sopra di tale cifra.  

Tali sviluppi sono da collocare nel quadro della recente visita che il leader bielorusso, Alexander Lukashenko, ha fatto, il 26 novembre, in un campo profughi a Bruzgi, posto sul valico di frontiera al confine con la Polonia. Durante la sua permanenza nella città frontaliera, il leader di Minsk ha tenuto un discorso in cui si è rivolto alle autorità polacche, ribadendo che non intende “politicizzare la questione dei rifugiati”. Inoltre, Lukashenko ha esortato Varsavia a permettere l’ingresso dei rifugiati in Germania poiché, secondo lui, solo in tal modo “la crisi al confine si risolverà”. Lukashenko ha poi affermato che le autorità bielorusse non ostacoleranno la penetrazione dei migranti in Occidente che, al momento, sono circa 3.000 sul territorio bielorusso. Concludendo il suo intervento, il presidente ha sottolineato l’importanza di risolvere ora la crisi, poiché, altrimenti, potrebbe aggravarsi significativamente in primavera.

In tale quadro, è importante ricordare che i Paesi confinanti con la Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crisi migratoria, acuitasi particolarmente nell’ultima settimana. Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia temono che le tensioni “possano degenerare in uno scontro militare”, considerando il numero di Forze Armate che tali Paesi hanno dispiegato lungo il confine che condividono con la Bielorussia. Secondo gli ultimi dati, Varsavia ha collocato alle frontiere un totale di 15.000 soldati. Inoltre, il Ministero degli Interni dell’Ucraina ha annunciato, l’11 novembre, l’intenzione di dispiegare 8.500 militari e agenti di polizia al confine con la Bielorussia, così come 15 elicotteri, con l’obiettivo di prevenire possibili tentativi di ingresso illegale.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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