Colloqui sul nucleare iraniano: Teheran ferma sulle sue posizioni

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 14:14 in Europa Iran USA e Canada

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Giunta al secondo giorno delle trattative volte a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, Teheran ha ribadito la sua priorità al tavolo dei negoziati, ovvero la revoca delle sanzioni da parte statunitense.

L’emittente al-Arabiya ha definito “duro” il tono assunto dall’Iran e, in particolare, dal portavoce del Ministero degli Esteri, Saeed Khatibzadeh, il quale ha affermato che la squadra negoziale iraniana si è recata a Vienna, con determinazione, per assicurarsi che le sanzioni vengano revocate. I colloqui di Vienna, è stato specificato, mirano proprio a questo, e Teheran non è disposta ad assumersi ulteriori impegni al di fuori di quelli già inclusi nell’intesa siglata nel 2015. “Se le altre parti hanno preso parte ai negoziati con buona volontà, anziché perdere tempo, allora i colloqui continueranno sulla buona strada”, ha dichiarato Khatibzadeh, dopo che, nelle ultime settimane, l’Iran ha chiarito più volte di voler recarsi a Vienna con “serietà”.

Le parole del portavoce sono giunte oggi, martedì 30 novembre, il giorno successivo alla ripresa del settimo round di colloqui, ospitati dalla capitale austriaca, il cui obiettivo è rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive plan of Action (JCPOA) e incoraggiare il ritorno degli USA nell’intesa. Gli ultimi negoziati avevano avuto inizio il 6 aprile e, nonostante l’ottimismo espresso da più parti nel corso dei sei round, non hanno portato ad alcun risvolto significativo. Poi, il 17 luglio, erano stati sospesi, alla luce del “periodo di transizione” vissuto da Teheran con l’elezione di un nuovo presidente, Ebrahim Raisi.

I partecipanti ai colloqui sono delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Gli Stati Uniti sono rappresentati dal proprio inviato speciale, Rob Malley, il quale, però, prende parte ai negoziati in modo indiretto, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare direttamente con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Per l’Iran, invece, è presente il viceministro degli Esteri e “capo negoziatore”, Ali Bagheri Kani, un diplomatico definito “ultraconservatore”, il quale, il 14 settembre scorso, ha preso il posto di Abbas Araghchi, colui che aveva guidato i negoziati che hanno portato alla firma dell’accordo del 2015.

Al termine della prima giornata di colloqui, Ali Bagheri ha espresso ottimismo, ma ha ribadito che rilanciare l’accordo sarà difficile se continuerà “la politica di massima pressione statunitense”. “Abbiamo dimostrato rispetto verso i nostri impegni e ribadiamo la nostra determinazione a raggiungere un accordo giusto che garantisca i nostri interessi”, ha aggiunto il capo negoziatore di Teheran.

Washington, da parte sua, ha ribadito che l’obiettivo dei colloqui in corso è il rispetto da parte iraniana dei termini del JCPOA. Tale principio è stato ribadito, nella sera del 29 novembre, dalla portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, la quale, nel suo briefing con la stampa, ha riferito che l’approccio adottato dagli USA continuerà ad essere basato sulla diplomazia, ma che l’obiettivo non è cambiato, ovvero un “ritorno reciproco al pieno rispetto del JCPOA”. “Questa è la migliore opzione disponibile per limitare il programma nucleare iraniano e fornire una piattaforma per affrontare la condotta destabilizzante dell’Iran” ha dichiarato Psaky, la quale ha riferito che il proprio Paese sta collaborando con i partner europei.

In tale quadro, il delegato russo a Vienna, Mikhail Ulyanov, ha affermato che i partecipanti ai negoziati hanno deciso di continuare i colloqui suddividendosi in due gruppi di lavoro, uno riguardante la revoca delle sanzioni e l’altro le questioni nucleari. Sinora, ha riferito Ulyanov sul proprio account Twitter, le trattative sono state “ampiamente di successo”, sebbene lo stesso delegato abbia precedentemente sottolineato che il processo negoziale “non sarà facile”. “Le divergenze, specialmente tra l’Iran e le parti occidentali, sono ancora ampie su molti punti, ma le discussioni che hanno avuto luogo lunedì e i nostri colloqui separati con l’inviato speciale degli Stati Uniti hanno mostrato che tutti, senza eccezioni, sono determinati a ottenere un risultato positivo”, ha affermato il delegato russo, il quale ha riferito che l’elenco delle sanzioni che verranno revocate è oggetto di trattative.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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