Arabia Saudita: iniziati i lavori nel maggiore giacimento di gas di scisto

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 12:14 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La compagnia petrolifera statale saudita, Saudi Aramco, ha dato il via alla prima fase delle operazioni presso il giacimento di gas di scisto di Jafurah, il più grande della regione mediorientale. Ciò potrebbe consentire a Riad di inserirsi tra i maggior competitor nel settore del gas non convenzionale a livello internazionale e a Saudi Aramco di divenire il terzo produttore di gas al mondo entro la fine del decennio in corso.

A dare l’annuncio è stata la compagnia stessa, il 29 novembre, la quale ha aggiunto di aver concesso 16 contratti di approvvigionamento, ingegneria e costruzione da un valore pari a circa 10 miliardi di dollari, relativi altresì a strutture e impianti in superficie. Jafurah, situato verso la costa che si affaccia sul Golfo persico, ha una capacità di produzione pari a quasi 200 trilioni di metri cubi di gas, e si estende su una superficie di 170 chilometri per 100 chilometri, il che lo rende il maggiore bacino in Medio Oriente. Secondo quanto affermato dall’amministratore delegato della compagnia saudita, Amin Nasser, una volta completato il progetto, il giacimento potrebbe fornire, entro il 2036, circa 2 miliardi di piedi cubi di gas di scisto al giorno, da destinarsi alla vendita, e, una volta raggiunto “il suo apice”, potrebbe sostituire 500.000 barili di petrolio quotidianamente.

“Siamo riusciti a ridurre il costo di perforazione del 70% rispetto ai costi di riferimento del 2014, aumentando di sei volte la produttività del pozzo rispetto all’inizio del programma”, ha spiegato Nasser, il quale ha sottolineato che il progetto è in linea con gli obiettivi del Regno saudita in materia di transizione energetica, primo fra tutti il raggiungimento di emissioni nette di carbonio pari a zero entro il 2060. “Questa svolta nel gas non convenzionale non poteva arrivare in un momento migliore per la transizione energetica”, ha affermato Nasser, secondo cui il gas è una “fonte di energia comprovata, affidabile e conveniente”, ed “emette circa la metà delle emissioni di carbonio nella produzione di energia”. Inoltre, il gas contribuirà a ridurre significativamente le emissioni di carbonio nel settore energetico domestico, “fornendo al contempo una materia prima per idrogeno e ammoniaca a basse emissioni”. “È una svolta che pochi al di fuori del Regno pensavano fosse possibile e che ha implicazioni positive per la sicurezza energetica, lo sviluppo economico e la salvaguardia del clima”, ha aggiunto il presidente di Aramco.

Come ricordato dall’amministratore delegato stesso, l’Arabia Saudita mira a generare elettricità al 50% da fonti rinnovabili e al 50% da gas. Jafurah, dal canto suo, produrrà anche circa 418 milioni di piedi cubi di etano al giorno e circa 630mila barili al giorno di gas liquidi e condensati, entro il 2030. Ciò significa che il giacimento non solo aiuterà il Regno a raggiungere le proprie ambizioni in materia ambientale, ma sosterrà anche l’industria petrolchimica, in quanto, secondo Nasser, etano e gas liquido sono materie prime di grande valore per l’industria petrolchimica saudita. Aramco ha poi affermato che la spesa in conto capitale a Jafurah dovrebbe raggiungere i 68 miliardi di dollari nei primi dieci anni di sviluppo. Tuttavia, l’azienda prevede un investimento complessivo, durante l’intero ciclo di vita, di oltre 100 miliardi di dollari.

In precedenza, anche il ministro dell’Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, aveva affermato che il giacimento di gas di Jafurah avrebbe collocato il Paese del Golfo al terzo posto tra i maggiori produttori di gas naturale a livello internazionale, entro il 2030. Parallelamente, il principe ereditario, Mohammad bin Salman, già nel 2020 aveva dichiarato: “Lo sviluppo del giacimento farebbe guadagnare al governo, entro 22 anni dall’inizio del suo sviluppo, un reddito netto pari a circa 8,6 miliardi di dollari e fornirebbe un prodotto interno lordo stimato a quasi 20 miliardi l’anno”.

L’annuncio del 29 novembre giunge dopo che, il 23 ottobre, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, all’apertura del Saudi Green Initiative Forum, svoltasi a pochi giorni dall’avvio dei lavori della COP26, ha affermato che Riad, oltre a raggiungere l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2060, si impegnerà a raddoppiare i tagli alle emissioni di carbonio già previsti per il 2030, le quali potrebbero essere ridotte di 278 milioni di tonnellate all’anno, invece delle 130 pianificate.

Al contempo, il principe ha promesso che verranno piantati 450 milioni di alberi e verranno create enormi aree di terra entro il 2030, oltre a ripristinare 8 milioni di ettari di terreni degradati e designare nuovi terreni come aree protette, fino a raggiungere il 20% dei territori totali. A tal proposito, è stato riferito che la prima fase del piano di rimboschimento è stata già avviata. Riad verrà trasformata in una capitale più sostenibile, con almeno il 30% di auto elettriche entro il 2030, ha aggiunto bin Salman, il quale ha sottolineato che il proprio Paese continuerà comunque a svolgere un ruolo guida nel rafforzare la sicurezza e la stabilità dei mercati petroliferi internazionali. Il Regno, che dispone di circa il 17% delle riserve di petrolio conosciute, rifornisce il 10% della domanda mondiale di petrolio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione